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Di Francesco e i suoi fratelli: Walter e Maurizio raccontano il piccolo Eusebio: “Ha iniziato da ciclista e ci piacerebbe se allenasse Federico”

Il gioco di prestigio riuscito quando andò a dichiarare all’anagrafe il nome del suo terzo figlio, al signor Arnaldo Di Francesco risultò addirittura facile. Il neonato doveva chiamarsi Luca, come aveva concordato con la moglie, ma siccome il suo idolo del momento era il calciatore Eusebio, invertì i nomi facendo finire Luca solo dopo la virgola. Ma, come detto, l’operazione gli sembrò una banalità dal momento che appena 3 anni prima aveva già fatto le prove generali. Quella volta c’era da dichiarare il nome del primogenito e il signor Arnaldo, grande appassionato di ciclismo, era deciso a chiamarlo Fausto, in onore di Fausto Coppi. Alla fine però riuscì a resistere per non far dispiacere la moglie e decise per Maurizio, Fausto. Tre anni dopo la tentazione fu troppo forte ed Eusebio prese il posto di Luca.

“Che poi io in bicicletta ci andavo per davvero – racconta Maurizio Di Francesco a gianlucadimarzio.comed Eusebio mi veniva sempre dietro perché da buon fratello minore mi imitava in tutto”. Quindi c’è tanto merito di Maurizio nella futura carriera di calciatore e allenatore di Eusebio Di Francesco. “Quando iniziai a giocare a calcetto lui cambiò subito sport per giocare con me”. A pochi passi da casa, a Sambuceto in provincia di Chieti. “Si giocava in mezzo ai campi di terreno partite che duravano 4 ore a tempo. Fino a quando non i nostri genitori non ci venivano a chiamare e quasi ci riportavano a casa per le orecchie”.

Maurizio non nega che fin da piccolissimo Eusebio era di un’altra categoria. “Ed infatti non ci stupimmo più di tanto quando a 15 anni fu chiamato per andare nelle giovanili dell’Empoli. Ad accompagnarlo la prima volta ci andò proprio lui, il fratello maggiore insieme al papà. “Quando scoprimmo che avrebbe condiviso la stanza con un altro ragazzino ci tranquillizzammo molto perché sapevamo che non avrebbe sofferto troppo la solitudine”. Quel ragazzino, poi, sarebbe diventato il suo amico più caro, seppure a volte rivale in campo e in panchina: Nicola Caccia.

Tra Maurizio ed Eusebio da bambini c’era il classico rapporto tra fratelli, “odi et amo”. “Litigavamo spesso perché entrambi abbiamo caratteri forti. E forse è anche per questo che non mi ha mai dedicato un gol”, aggiunge Maurizio con un sorriso pieno di affetto. “Non solo a calcio era più bravo di me: a scuola ci andava malvolentieri ma portava a casa ottimi risultati, e soprattutto con le ragazze andava molto meglio di me”.

Quando parla del fratello minore Maurizio scherza spesso e volentieri. “Ah se non mi fossi fatto male al ginocchio a 16 anni…chissà se non avessi potuto fare la sua stessa carriera. Io giocavo un po’ più esterno di lui, e diciamo che adesso mi rivedo molto in mio nipote Federico. Si, perché il figlio di Eusebio è l’unico di famiglia che ha scelto di seguire la strada tracciata dal papà. “Fin da piccolo lo ricordo sempre con il pallone tra i piedi, ed in questo è sempre stato diverso dagli altri figli di Eusebio”. Ma nel suo processo di crescita la figura del padre ha avuto un ruolo importante seppur mai invadente. “Eusebio lo tiene sempre con i piedi per terra. Non l’ha mai esaltato. E gli dice che quando farà due gol all’Olimpico allora potrà dire di aver fatto qualcosa di simile a lui”. Lo stimola, sempre. Anche se Federico è un ragazzo tranquillo che sa stare al proprio posto. “Mi ricorda il papà negli inserimenti, anche se in progressione Eusebio era molto meglio. Mi piacerebbe se un giorno potesse essere allenato da suo padre perché potrebbe sviluppare al massimo la potenzialità”.

Tra Maurizio ed Eusebio, poi c’è anche un terzo fratello, Walter, che al calcio giocato si è avvicinato solo da adulto “Perché da ragazzino era troppo grasso – aggiunge ridendo Maurizio – e adesso di ruolo fa il macellaio, perché penso che il pallone non lo becchi mai”. Walter ascolta, sorride e sotto sotto annuisce. “Più che altro faccio il difensore in una squadra amatoriale over 40”. Si chiama Pescara 2000 e quando Eusebio allenava il Pescara ogni tanto andava anche a dargli una mano in campo. “Adesso al massimo ci dà qualche dritta tattica quando il nostro allenatore gli chiede un consiglio, perché è rimasto legatissimo a questa terra e questo gruppo di amici con il quale è cresciuto”.

Più lontano, invece, c’è Federico, che ora gioca a Bologna, dopo quel Lanciano dove è esploso, a due passi dall’albergo Dragonara di Maurizio e Walter. Ora Eusebio si è avvicinato. Da Sassuolo a Roma e chissà che nei momenti di pausa non torni a dare due indicazioni tattiche a Walter. La distanza non è mai stata un problema per i fratelli Di Francesco: cresciuti insieme, dalla bicicletta al campo di calcio.

Redazione

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