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Di Carlo a Casa Di Marzio: “Siamo in C, ma col Vicenza la categoria non conta”

Intervenuto nella diretta di Casa Di Marzio, il format che vi accompagna con tante dirette Instagram sulla pagina di GianlucaDiMarzio.com, l’allenatore del Vicenza Mimmo Di Carlo ha parlato di come stia vivendo questa situazione di emergenza (tutte le news del mondo), prima di raccontare vari aneddoti della sua carriera: “Le giornate sono abbastanza organizzate. Ogni giorno con la società ci facciamo una chiacchierata, abbiamo poi la riunione con lo staff tecnico per capire i programmi giornalieri dei giocatori. Il nostro aiuto è quello di rimanere a casa, sperando che questo momento possa passare il prima possibile”.

Il ritorno a Vicenza

Dopo l’esperienza da calciatore dal 1990 al 1999, Mimmo Di Carlo è tornato nella sua Vicenza da allenatore, firmando un contratto triennale fino al 2022: “È successo tutto in 2 giorni. Sono stato blindato dal patron Renzo Rosso e dalla società, e grazie a loro il mio sogno si è avverato. Siamo in Serie C, ma col Vicenza la categoria non conta nulla, ha sottolineato. “Quando ho smesso di giocatore mi sono promesso che sarei tornato, sperando di poter fare l’allenatore qui. C’è sempre stata grande stima. Oggi ho un età e un’esperienza per gestire certe situazioni e per aiutare il club. Ho sposato questo progetto perché c’era la famiglia Rosso e perché so che con loro si lavora a lungo termine. Qui c’è una squadra che lotta per il vertice, i tifosi lo sanno e sono tornati allo stadio”.

Dal presente un occhio poi al passato, partendo proprio da Cassino, la squadra della sua città dove ha iniziato a giocare: “Io già da ragazzino ero un combattente, non volevo mai perdere, ero curioso. Da Cassino è poi partita la mia carriera. Ho avuto tantissime soddisfazioni. Dalla Serie D alla serie A ci sono arrivato attraverso un percorso lungo, di convinzione, carattere. Per me il calcio era tutto. Stavo studiando ragioneria e il mio pensiero era quello di prendere il diploma. Non volevo lavorare nella macelleria dei miei genitori e dai 16 anni quindi, mi sono dedicato al calcio”, racconta l’allenatore biancorosso. “Grazie anche a mia moglie poi, sono cresciuto molto, soprattutto durante i momenti di difficoltà. Il momento più bello? Quando abbiamo vinto la Coppa Italia qui a Vicenza, dato che nessuno se lo aspettava. La doppia finale col Napoli è stata difficile, ma noi avevamo meno pressione e ci abbiamo creduto”.

Tra ricordi e aneddoti curiosi

Tra i ricordi, anche qualche aneddoto dei suoi vecchi compagni di squadra: “Con i giocatori qui a Vicenza organizzavamo e pensavamo a una motivazione per la settimana. L’allenatore dell’Udinese, Galeone, disse ai giornali: ‘Domenica giocheremo contro una squadra che non gioca a calcio’. Così noi facemmo ingrandire i giornali e li attaccammo nello spogliatoio per motivare la squadra. La partita finì 3-0 per noi”.

Sull’esperienza al Chievo: “Tra i momenti più belli da allenatore c’è la salvezza del Chievo. Avevamo nove punti a gennaio e, senza far mercato, abbiamo fatto un girone di ritorno come una squadra di Europa League. Tutti devono crederci quando si lavora, quando si ha un gruppo che ti segue e ha fame", aggiunge. "Cosa successe con Baldini? Esordio mio a Parma, Baldini aveva già fatto la serie A. Durante quella discussione lui mi mandò a quel paese e poi io feci quel gesto non bello. Volevo subito cercare di prendermi le mie responsabilità e chiedere scusa. E’ stata dura, lui la pensa a modo suo, ma sono cose di campo. Cassetto dei sogni? La cosa più importante per adesso è che finisca questa pandemia. Se parliamo invece di sogno calcistico, il mio è di portare in Serie A questo club. Speriamo di arrivarci il prima possibile”.

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Redazione

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