Jonathan David - IMAGO
Tutte le dichiarazioni di Jonathan David, attaccante canadese della Juventus, nella sua intervista per La Repubblica
Jonathan David non ha dubbi sulla scelta fatta la scorsa estate. L’attaccante canadese, intervistato da La Repubblica, si dice convinto della sua decisione di sposare la causa bianconera: “C’era l’interesse del Napoli ma lo rifarei. Il tempo metterà a posto le cose“.
Parole che suonano come una promessa ai tifosi juventini, per un calciatore che ha raccontato tutta la sua storia di vita oltre che calcistica.
Da Brooklyn, dove è nato, ad Haiti, dove è cresciuto. Fino al Canada e poi l’Europa: “Negli Usa ci viveano i miei zii. Passavo le ore a giocare a pallone per strada, anche ad Haiti dove giocano tutti e oggi sostengo una fondazione che aiuta i bambini. Poi a 6 anni siamo andati via alla ricerca di un posto in migliore. In Canada c’è poco calcio, mi hanno fatto provare qualsiasi sport“, ricorda il calciatore.
Poi l’arrivo in Europa: “Sono partito da solo a 17 anni, prima i provini con Stoccarda e Salisburgo poi il primo contratto col Gent. Non ero abituato al professionismo. A 20 anni sono rimasto orfano ma più cresco e più mi rendo conto di quante vite più difficili della mia vita ci siano. Se mi lameno io gli altri cosa dovrebbero fare?“, racconta con lucidità David.
“Torino è simile a Lille, ma comunque esco poco. Il calcio italiano è diverso da quello francese, ci sono pochi spazi perché le squadre difendono tutte in undici e mi sto ambientando. Anche in Francia faticai all’inizio, ma a fine stagione i gol diventarono 13 e dall’anno dopo sempre 20″, rivela l’attaccante sulla sua esperienza in Italia.
Poi aggiunge: “So che non ho rispettato le aspettative, sto cercando di accelerare i tempi e capisco i tifosi, abituati a grandi campioni. Spalletti personalmente non mi ha detto che mi vorrebbe più feroce, ma mi spiega sempre dove sbaglio“. Per concludere sull’ormai prossimo arrivo di En-Nesyri: “Non sono venuto qui per essere intoccabile. Non avrei problemi a giocare dietro la punta ma la cosa più importante è conoscersi, arrivare al punto in cui sai dove ti arriverà il pallone senza bisogno di pensare. Era la stessa cosa che capitava a Lille con Zhegrova, che fin qui ha avuto tanti problemi fisici“.
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