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Calafiori: “Mi piacerebbe tornare alla Roma, è stata un’esperienza lasciata a metà”

Riccardo Calafiori, difensore dell’Italia (Imago)

Riccardo Calafiori, difensore dell’Arsenal, si è raccontato ospite del podcast Supernova: dalla Roma al presente, le sue parole

Presente, futuro, ma anche tanto passato, quello a tinte giallorosse. Di questo e di molto altro ha parlato Riccardo Calafiori, ospitato da Alessandro Cattelan nel suo podcast “Supernova“.

Mi piacerebbe tornare alla Roma prima o poi“, ha detto l’attuale difensore dell’Arsenal. “Non posso pianificare il futuro della mia carriera, ma ci tengo. È una cosa lasciata a metà“.

Così l’Azzurro ha ripercorso alcuni momenti della sua carriera. Dall’esordio al gol in Europa League contro il Bodo/Glimt: “Avevo 18 anni, mi sembrava di sognare. Ma c’era il Covid, quindi non ho potuto esultare sotto la Sud“, ha raccontato.

Poi, un passaggio sulle sue origini da calciatore e su alcuni compagni: di seguito tutte le dichiarazioni di Calafiori.

Calafiori, le origini e la Roma

Nel podcast Calafiori ha anche ricostruito le tappe della sua crescita. Pochi lo ricordano, ma il giocatore che oggi è tra i difensori più apprezzati d’Europa ha iniziato la sua carriera da attaccante. “Nelle giovanili eravamo in venti e diciassette facevano gli attaccanti — ha spiegato con ironia — qualcuno doveva arretrare. Ero già strutturato fisicamente, e la scelta è caduta su di me. Quasi per caso. Ma quello ha cambiato tutto“.

Poi, le parole su De Rossi e Bove, suoi punti di riferimento: “Con Daniele ho un rapporto fantastico. Veniva a prendermi a casa quando avevo 16 anni. Ha un’umiltà incredibile. Edoardo ha vissuto qualcosa di incredibile, ma l’ho visto sicuro di sé. Se può continuare il suo sogno, perché non farlo?“.

Calafiori, difensore Arsenal (IMAGO)

E l’Arsenal

Calafiori ha poi raccontato del gol segnato contro il City: “Non segno molto, ma quando lo faccio sono sempre belli. Ricordo che nello spogliatoio mi hanno preso in giro per la mia esultanza”.

E continua: “Sono andato subito verso la panchina, ero impazzito. Mi hanno dato del lecchino per essere andato ad abbracciare subito Arteta (racconta con ironia, ndr), ma in realtà io puntavo il dito ancora più dietro. Non volevo nemmeno abbracciarlo, nel video si vede bene“.

 

Redazione

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