Big Bad Bryan e la sua prima da titolare. "È giovane, è arrivato adesso in un calcio totalmente diverso da quello che conosceva. Non è facile per lui ma oggi ha fatto una buona partita". Fonseca approved, dopo la vittoria di misura contro il Bologna che non ha regalato particolari emozioni ma ha reso più facile l'esordio del giovane Reynolds.
Promosso dunque a 19 anni, poco meno di un mese dopo la primissima ma da subentrante al posto di Bruno Peres. E oggi Reynolds è diventato il più giovane americano dal 1' in Serie A. Un esordio da titolare festeggiato anche a Dallas, dove non si perdono niente di ciò riguarda il loro gioiellino e ciò che accade – calcisticamente parlando – a Roma.
Reynolds è stato anche il più giovane giocatore del Dallas a firmare un contratto da professionista, a 15 anni, 4 mesi e 26 giorni nel novembre 2016. Debutto in MLS poi a 17 anni ma l'Europa chiama e uno dei primi aerei per il vecchio continente Bryan lo ha preso per andare ad allenarsi col Bayern Monaco, insieme ai compagni di squadra e amici Thomas Roberts e Ricardo Pepi. Training camp con i bavaresi in cui la prima volta si è allenato con l'U18, poi con la seconda squadra, e un primo assaggio di calcio europeo che evidentemente era nel destino.
Da gennaio è a Roma, che non sarà l'America ma è americana. E proprio i buoni rapporti tra le proprietà hanno fatto sì che il trasferimento in Italia fosse verso il giallorosso e la maglia quella della Roma e non del Benevento (per accoglierlo in sinergia con la Juventus).
Tra i fan di Reynolds nel Dallas da sempre c'è sicuramente il direttore tecnico Andre Zanotta che non ha mai nascosto la sua ammirazione verso il ragazzo: "L'ho visto crescere e migliorare sempre di più in ogni allenamento. Lavora davvero sodo", aveva raccontato in un'intervista a mlssoccer.com. Qualità, oltre a quelle tecniche, che avevano portato il club a voler puntare su di lui come sostituto di Reggie Cannon sulla fascia destra. Poi però quel Roma Calling e appena sei mesi (e 15 presenze) dopo l'addio di Cannon, il Dallas ha salutato anche Reynolds e sono sfumati quei piani di far crescere lì il prodotto del proprio settore giovanile.
Perché alla fine, se l'Europa chiama, i giovani della MLS rispondono. E lo sa bene proprio il Dallas, club che al calcio europeo ha dato anche McKennie, Chris Richards, Justin Che. E Reynolds, per una Roma americana (nuovamente) anche in campo.
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