Il difensore ex Serie A si racconta: “All’Udinese trattato da eroe, tranne da Tudor. La Samp una passione travolgente, oggi il mio NEC è la sorpresa d’Olanda. In futuro vorrei allenare”
152 presenze in Serie A, l’amore per l’Udinese di cui è stato capitano e anche per la Sampdoria, dove ha vissuto sei mesi di fuoco. Bram Nuytinck ricorda l’Italia con affetto: il suo sguardo si illumina ripensando ai sei anni trascorsi nel nostro campionato.
Si racconta in una lunga chiacchierata a gianlucadimarzio.com: ci chiede di parlare inglese, ma il suo italiano è ancora smagliante e ne dà sfoggio con orgoglio a più riprese.
Oggi Nuytinck ha trentacinque anni ed è pilastro d’esperienza del club che ha stupito tutta Olanda, il NEC Nijmegen: “Siamo terzi, in piena lotta Champions, abbiamo gli stessi punti dell’Ajax. È una stagione speciale: non siamo mai andati oltre il quinto posto in centoventi anni di storia. Quest’anno dobbiamo stabilire un nuovo record”.
Sorride, Bram: “Vedere il club dove sono nato e cresciuto arrivare così in alto mi riempie di gioia. Sono tornato a casa nell’estate 2023: ero retrocesso in B con la Sampdoria e avevo proposte sia in Italia che all’estero. Ma il NEC mi ha chiamato: ‘Bram, abbiamo bisogno di te per diventare grandi’. Sapevo che un giorno sarei tornato qui e ho sentito che quello fosse il momento giusto”.
Un paragone per capire la crescita del NEC? “Ricordiamo la prima Atalanta. Giochiamo un calcio molto offensivo, con uno-contro-uno a tutto campo e pressing alto. Subiamo tanti gol, è vero, ma ne facciamo ancor di più: questo è il nostro segreto”.
Un momento speciale per Bram, classe ’90, di rientro da un lungo infortunio al legamento crociato: “Sono appena tornato in campo dopo dieci mesi di attesa: l’accoglienza è stata bellissima. In città c’è grande entusiasmo, speriamo di continuare a fare bene. Abbiamo una squadra forte. Ad esempio ricorderete Cillessen, l’ex portiere del Barcellona: ora è con noi. E poi abbiamo una stella a centrocampo: si chiama Kodai Sano, un giapponese di ventidue anni. A gennaio un club di Premier League lo voleva per 20 milioni. Lo vedrei bene in Serie A”.
Il legame di Nuytinck con l’Italia è ancora forte. E quando gli chiediamo quali siano i suoi ricordi più belli, lui abbandona l’inglese e ci risponde in italiano: “Tra Udinese e Sampdoria ho ricevuto tanto affetto. Un bel momento? Quando sono stato nominato giocatore dell’anno a Udine. È un ambiente particolare, perfetto per crescere: in città si vive tranquilli, le persone ti trattano da eroe ma ti lasciano vivere con grande rispetto. E il club è top: non manca niente.
Genova invece è diversa, bollente: il calcio è una passione che travolge tutti. Alla Sampdoria sono stato solo sei mesi: un periodo difficile per il club, quello della retrocessione dalla A alla B. Ma l’amore dei tifosi blucerchiati resterà con me a vita: mi scrivono ancora, mi chiedono di tornare. Sembro matto quando lo dico, ma sento ancora il fuoco dentro a parlarne. Il caos esterno ci ha affossato: giocavamo senza stipendi e settimana dopo settimana le cose si facevano sempre più difficili. Mi auguro che la Samp possa tornare presto dove merita”.
Alti e bassi. Il calcio è anche questo. Bram è un fiume di storie e ci spiega. “Perfino a Udine ho avuto un momento difficile: con Tudor, che ci ha allenato in due riprese, non è mai scattato il feeling. La prima volta, nel 2018, urlava molto, era duro. Ricordo una litigata con Seko Fofana in allenamento: lo ha allontanato dal campo. La squadra aveva bisogno di uno shock: è subentrato a quattro partite dalla fine ed eravamo in difficoltà. Allora non lo capivo, con il tempo ho metabolizzato. Alla fine ci siamo salvati, lui è andato via ed è tornato l’anno dopo, in circostanze simili. Stesso copione: approccio duro e salvezza. Fu confermato per la stagione successiva e in estate mi comunicò che non mi voleva più in squadra. Vi racconto: l’ultimo giorno di mercato mi chiama la dirigenza: ‘Bram, ti abbiamo venduto in Ligue 1. Ci dispiace, ma non sei nei piani dell’allenatore. In bocca al lupo‘. Non volevo crederci: sapevo di poter aiutare ancora l’Udinese. Infatti ho rifiutato l’offerta e sono stato fermo in panchina per mesi. Finché dopo dieci giornate Tudor è stato esonerato. Al suo posto è arrivato Gotti e con lui è da subito scattato qualcosa di speciale: alla sua prima panchina mi ha rilanciato da titolare ed è stato fantastico. Lo ringrazio: sono rimasto altri tre anni all’Udinese anche grazie a lui”.
Nei sei anni a Udine, Nuytinck ha condiviso lo spogliatoio anche con due calciatori poi diventati campioni del Mondo, De Paul e Molina. “Rodrigo era fenomenale, il migliore tra tutti i compagni che ho avuto. E fatemi menzionare Musso: tra i pali dava molta sicurezza. Un compagno sottovalutato? Stryger Larsen: meritava una big”. E poi una riflessione: gli chiediamo di Pafundi e Bram, da veterano, amplia: “Si allenava con noi già a sedici anni. Vedevi una grande qualità, certo. Il problema, però, è che in Italia è difficile emergere: hai davanti a te giocatori forti ed esperti. In Olanda e in Belgio abbiamo necessità di puntare sui giovani perché il budget è ridotto. Dobbiamo valorizzare i ragazzi del vivaio e, se possibile, venderli. In Italia invece potete comprare con più facilità e il livello del campionato è più alto: lanciare i giovani diventa più rischioso”.
Bram Nuytinck in una parola? Esperienza. Emerge in ogni risposta. E non a caso, in futuro… “Vorrei fare l’allenatore. Sto frequentando il corso in questi mesi. Certo, spero di giocare ancora a lungo, ma mi piacerebbe allenare. Come? Alla olandese. Con costruzione dal basso e pressing alto. Un calcio intenso, offensivo e divertente. Ma porterò con me anche delle indicazioni dalla Serie A. Un’ispirazione? Di sicuro Luca Gotti, un grande, soprattutto nella gestione dello spogliatoio: è stato uno degli allenatori più importanti della mia carriera”.
A cura di Luca Bendoni e Gerardo Guariglia
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