Menu CalciomercatoNews CalcioInterviste e StorieConsapevolezze
Contatti Mobile
Ultim'oraItalia, via Gattuso. Allegri e Conte in pole per il ruolo di CT
Italia, via Gattuso. Allegri e Conte in pole per il ruolo di CT
L’ennesima notte amara della Nazionale si trasforma in una vera e propria rivoluzione. La sconfitta contro la Bosnia nella finale dei playoff di qualificazione ha condannato l’Italia a restare fuori per la terza volta consecutiva dal Mondiale.  Le ore successive alla partita sono state cariche di tensione e riflessioni. A Coverciano si respira aria di cambiamento, e il fallimento sportivo impone scelte drastiche. Al centro delle discussioni c’è anche la posizione del presidente della FIGC, Gabriele Gravina, sempre più vicino alle dimissioni dopo le forti pressioni arrivate nelle ultime ore dal mondo del calcio e non solo. Ma la rivoluzione, inevitabilmente, passerà anche dalla panchina. L’avventura di Gennaro Gattuso alla guida della Nazionale infatti, è ormai arrivata ai titoli di coda, con l'ex Milan che non proseguirà il suo percorso con gli azzurri. Con lui dovrebbe lasciare anche Gigi Buffon, capo delegazione della Nazionale dal 2023 e figura simbolo dello spogliatoio azzurro. Il suo ruolo, pensato per fare da collante tra squadra e federazione, potrebbe concludersi insieme al ciclo tecnico appena terminato. CHI PER IL POST GATTUSO? - Con l'addio di Gattuso, i due papabili ct sono due nomi di assoluto rilievo: Antonio Conte e Massimiliano Allegri. Il primo conosce già molto bene l’ambiente azzurro, avendo guidato l’Italia dal 2014 al 2016, mentre il livornese rappresenterebbe una scelta di grande esperienza. Per entrambi, una chiamata della Nazionale difficilmente verrebbe rifiutata. Conte è attualmente sotto contratto con il Napoli, con il presidente De Laurentiis che non sembra intenzionato a privarsi del proprio allenatore. Discorso simile anche per Allegri, alla guida del Milan:, arrivato lo scorso anno con l'obiettivo di costruire un progetto a lungo termine.
Ceferin: "La responsabilità non è di Gravina. I politici italiani hanno più colpe"
Ceferin: "La responsabilità non è di Gravina. I politici italiani hanno più colpe"
L'Italia è per la terza volta consecutiva non qualificata ai Mondiali. Dopo Russia 2018 e Qatar 2022, gli Azzurri non prenderanno parte nemmeno ala spedizione che si terrà tra USA, Messico e Canada nell'estate 2026. Anche il presidente della UEFA Ceferin è intervenuto sulla questione, prendendo le difese di Gabriele Gravina. "Non è assolutamente responsabilità di Gabriele e non mi permetterei di attaccare né i giocatori né l’allenatore. Forse sono i politici italiani che dovrebbero chiedersi perché l’Italia ha una delle peggiori infrastrutture calcistiche d’Europa", ha dichiarato Ceferin. E ancora: "Quando ero presidente della federazione slovena dicevo sempre al ct: 'Se vincerete, tu e i giocatori sarete gli eroi. Se perderete, la colpa ricadrà su noi due'". LA BOSNIA HA MERITATO - Ma il presidente Uefa non ha preso solamente le difese di Gravina. Presente sulle tribune di Zenica, ha analizzato anche la prestazione. “In un certo senso sì, d’altro canto la Bosnia ha una squadra giovane e forte e ha giocato in casa. C’era molta più pressione sull’Italia. La Bosnia ha meritato di andare al Mondiale, l’Italia ha perso la partita dopo l’espulsione”. "Mi fa arrabbiare e mi rattrista che ci siano persone che aspettano 'nascoste' che qualcosa vada storto per poi saltare fuori e iniziare a criticare. Non sostengono l’Italia, sostengono se stessi. Ditemi quale giocatore italiano non è stato convocato e avrebbe dovuto esserlo? È il calcio e, pure coi migliori giocatori in campo, in una partita tutti possono perdere". GRAVINA VICEPRESIDENTE - A seguire, Ceferin è tornato nuovamente su Gravina. "Gabriele è il mio primo vicepresidente (primo vicepresidente dell’Esecutivo di Nyon, ndr) ed è molto importante per me. Ma la perdita più grande sarebbe per la Figc. Non sarà facile trovare un gentiluomo che ami così tanto il calcio e l’Italia. Ma non sono così ingenuo da credere che le persone egocentriche, che aspettavano solo che qualcosa andasse storto, ci pensino. A loro non importa”. DIMISSIONI - Il presidente della FIGC, comunque, va verso le probabili dimissioni. Mentre Gattuso e Buffon lasceranno i rispettivi incarichi a prescindere. "Sarebbe una sua decisione dimettersi, non credo sia opportuno che io la commenti. Penso di essere stato chiaro nelle mie risposte precedenti”, ha continuato Ceferin. Poi la rassicurazione. "Euro 2032 è in programma e si svolgerà: spero che le infrastrutture saranno pronte. Altrimenti, il torneo non si giocherà in Italia”.
Ultim'oraUfficiale, c'è la nomina del nuovo Executive Director verso Euro2032
Ufficiale, c'è la nomina del nuovo Executive Director verso Euro2032
Michele Uva è stato ufficialmente nominato Executive Director per EURO 2032 Italia. Dal 2017 alla UEFA, di cui è stato anche vicepresidente, Uva lascia quindi l'incarico di Direttore Esecutivo per la Sostenibilità Sociale e Ambientale della Federcalcio continentale per assumere questo nuovo incarico verso i Campionati Europei che si terranno nel nostro Paese. Recentemente Uva era anche stato inserito nella lista TIME100 come uno dei personaggi più influenti sul tema climatico a livello mondiale (il primo nell’ambito dello sport). A partire da maggio 2025, inoltre, era stato ufficialmente individuato dalla Federcalcio europea come Responsabile presso il Comitato Organizzatore Italiano di UEFA EURO 2032. IL SUO PROFILO - Come anticipato, fin dal 2017 Uva è nel Comitato Esecutivo UEFA di cui è stato vicepresidente (dal 2017 al 2020), ricoprendo anche svariati incarichi legati a competizioni, finanza e fairplay. Nel 2021 è stato Executive Director della UEFA per la sostenibilità, occupandosi delle politiche ambientali e sociali del calcio europeo. Il tutto anche contribuendo all’organizzazione di EURO 2032 in Italia e sviluppando strategie innovative come la UEFA Sustainability Strategy 2030.
Intervista“Kostic? Vede solo la porta, mi ricorda Inzaghi”: il racconto del suo ex allenatore Ivan Brnović
“Kostic? Vede solo la porta, mi ricorda Inzaghi”: il racconto del suo ex allenatore Ivan Brnović
Immaginate di nascere tra i vicoli di "Stara Varoš", il cuore antico di Podgorica, un piccolo quartiere in cui l'eco della storia ottomana si mescola al rimbalzo costante di un pallone sull'asfalto. Per un ragazzo montenegrino, crescere qui significa nutrirsi di pane e calcio, coltivando il sogno di ripercorrere le orme del "Genio" Dejan Savićević, che proprio pochi anni prima aveva appeso gli scarpini al chiodo lasciando un'eredità quasi mitologica. Il debutto a soli 16 anni con la maglia del Budućnost Podgorica, un campionato vinto da protagonista assoluto e la sensazione di avere il destino nei propri piedi. Non è una favola, bensì l'ascesa fulminea di Andrej Kostić, attaccante classe 2007 oggi in forza al Partizan, ma che il Milan ha già bloccato per giugno. UN GRANDE ONORE - Centravanti di un metro e novanta che in patria, è già considerato come uno dei prospetti più interessanti della nuova generazione. Per conoscere meglio il nuovo acquisto rossonero abbiamo parlato con Ivan Brnović, allenatore montenegrino che lo ha allenato ai tempi del Podgorica, città natale di entrambi. Ed è proprio lui a raccontarci caratteristiche, potenzialità e margini di crescita del giovane attaccante, oltre a tutta l'emozione e l'orgoglio nel vedere uno dei suoi ex giocatori firmare per un club come il Milan: "Per me è un grande onore, e vale lo stesso anche per il mio ex club. Quando era più piccolo ricordo che lo chiamavo 'Cole'. Ero già contento per il trasferimento al Partizan la scorsa estate, ma ora questa opportunità è qualcosa di molto più importante". CHI È KOSTIC - Quando Brnović arrivò sulla panchina del club, Kostić stava iniziando a muovere i primi passi nel calcio dei grandi. Un processo graduale, che lo ha portato in poche settimane dalle giovanili alla prima squadra: "All’inizio entrava soprattutto dalla panchina. Poi, nella stagione in cui siamo diventati campioni, ha iniziato a giocare sempre di più. Quella stagione dominammo il campionato con 24 punti di vantaggio sulla seconda". Se c'è una cosa che più di tutte ha colpito l'allenatore, è stato l’atteggiamento di Kostić davanti alla porta: "È un giocatore molto particolare. Ha ancora tante cose da imparare, ma dentro l’area di rigore è un killer. Quando vede la porta pensa subito a tirare. Non è il tipo di attaccante che cerca l’assist se ha la possibilità di concludere: lui vuole segnare". UN TALENTO NATURALE - Un istinto quasi naturale, che rappresenta il suo punto di forza ma che deve essere accompagnato da un percorso di crescita, e in questo il Milan, potrebbe giocare un ruolo fondamentale: "È un talento naturale e questo è qualcosa che si porta dentro. Ma deve sviluppare anche altre qualità: il gioco lontano dalla porta, i passaggi, la collaborazione con i compagni. È un attaccante vero. Ha un tiro molto preciso sia con il destro sia con il sinistro. Se il Milan riuscirà a svilupparlo e a valorizzarlo, può diventare un grande giocatore". UN PARAGONE PESANTE - Quando a Brnovic abbiamo chiesto un paragone con un calciatore del Milan del passato, la risposta è arrivata senza troppe esitazioni. E per il mondo rossonero non è assolutamente un nome qualunque: "Per il tipo di giocatore e per la fame che ha, il nome che più gli si addice è 'Pippo Inzaghi', senza dubbio. Lo dico sempre anche ai colleghi e ai media locali: è come un Inzaghi nuovo, moderno, forse anche più forte fisicamente". L'APPROCCIO ALLA SERIE A - Almeno per un primo periodo, Kostić verrà associato all'under rossonero allenato da Massimo Oddo, al "Milan Futuro", ma la speranza di Brnovic ovviamente, è che il salto possa arrivare presto: "Spero che riesca a mostrare le sue qualità il prima possibile e a iniziare a segnare anche in Serie A. È difficile dire quando accadrà. Forse potrebbe adattarsi subito, oppure potrebbe avere bisogno di più tempo. Nel calcio è sempre difficile trovare un vero centravanti, e Kostić è proprio questo".
Barcellona, il presidente Laporta contro la FIFA: "L'infortunio di Raphinha fa arrabbiare"
Barcellona, il presidente Laporta contro la FIFA: "L'infortunio di Raphinha fa arrabbiare"
La sosta per le Nazionali continua a far parlare di sé. Se in Italia brucia ancora la ferita per la terza consecutiva non qualificazione a un Mondiale, anche all'estero c'è chi non è troppo contento. A partire dal presidente del Barcellona, Joan Laporta, che in una recente intervista a Món Esport si è lamentato nei confronti della FIFA. Il motivo è da ricondurre all'infortunio rimediato da Raphinha durante l'amichevole tra Brasile e Francia. LE SUE PAROLE - "Che si infortuni uno dei migliori giocatori della rosa in un'amichevole tra Francia e Brasile negli Stati Uniti fa arrabbiare molto", ha esordito il numero uno del club catalano ai microfoni. "Non si può scaricare la responsabilità di non giocare sul calciatore, perché è un professionista che dà tutto per il suo paese ed è normale, ma la FIFA dovrebbe creare un calendario internazionale che tenga conto delle competizioni che affrontano i club più importanti". "In questo momento noi ci stiamo giocando la vita", ha dichiarato senza mezzi termini Laporta. Il Barcellona, infatti, al rientro dalla sosta affronterà sabato 4 aprile l'Atletico Madrid in Liga, mentre si trova in vetta alla classifica a +4 sul Real Madrid. E poi nuovamente Euroderby con i Colchoneros mercoledì 8 nell'andata dei quarti di Champions League. PROBLEMA - "È molto complicato risolvere questo problema - ha continuato il numero uno blaugrana -. È indignante, ma è una discussione storica. Nella mia prima tappa fondammo il G-14 perché uno dei punti era il calendario della competizione e volevamo avere il diritto di partecipare all'elaborazione del calendario internazionale delle nazionali". E infine: "Noi club abbiamo poca forza. Non si trova mai il modo. È complicato". 
Italia, tempo di rivoluzione: quando saranno i prossimi impegni?
Italia, tempo di rivoluzione: quando saranno i prossimi impegni?
Il verdetto, quello del campo, è implacabile: l’Italia non parteciperà ai Mondiali 2026. Per la terza volta consecutiva, la maglia azzurra resterà fuori dal torneo più importante del mondo, segnando così un vuoto storico che durerà complessivamente dodici anni. La sconfitta nei play-off contro la Bosnia, apre ufficialmente una delle fasi più complesse per il nostro calcio, chiamato a confrontarsi con una crisi di risultati, tolta la parentesi Europei, che non sembra trovare fine dal 2014. In questo scenario di profonda amarezza, e in attesa di scoprire quale sarà il futuro ai vertici della Fedrazione Italiana Giuoco Calcio, con il presidente Gabriele Gravina sempre più verso le dimissioni, scopriamo quando, e dove, la Nazionale muoverà i prossimi passi. NAZIONALE, I PROSSIMI APPUNTAMENTI - Sì perché mentre il resto del mondo si preparerà alla grande festa tra Stati Uniti, Canada e Messico, per l'Italia si prospetta un'estate di puro "deserto calcistico". La sfida ora, è evitare che questo vuoto diventi un vero e proprio buco nero, provando a mantenere vivo l'interesse dei tifosi nonostante la terza assenza consecutiva dal Mondiale. Non sarà certo un campionato mondiale, ma da qualche parte bisogna pur ripartire. Per rivedere gli "Azzurri" scendere in campo bisognerà aspettare l'autunno del 2026, a settembre, in occasione della Nations League. Il calendario della "ripartenza" è già fissato: si comincia il 25 settembre ospitando il Belgio, seguito dalla trasferta contro la Turchia di Vincenzo Montella il 28 settembre. Il trittico di ferro si chiuderà il 2 ottobre con la sfida contro la Francia. Tre appuntamenti fondamentali non solo per la classifica, ma per riconquistare la fiducia di un Paese che ha un bisogno disperato di tornare a gioire per la propria Nazionale.
Dai 2 punti nel girone al Mondiale: così la Svezia si è qualificata
Dai 2 punti nel girone al Mondiale: così la Svezia si è qualificata
Tra le ultime nazionali europee a strappare il pass per i Mondiali 2026 c'è la Svezia di Graham Potter: merito del doppio successo contro l'Ucraina in semifinale playoff e poi contro la Polonia in finale.  Due vittorie e la qualificazione, e fin qui tutto normale. La nazionale scandinava, però, nel girone di qualificazione (Gruppo B, con Svizzera, Kosovo e Slovenia) era arrivata ultima con 2 pareggi e 4 sconfitte. Ma perché allora la Svezia ha potuto partecipare al playoff? Il motivo è da ricondurre alla Nations League. La seconda competizione UEFA per Nazionali, in questo caso, ha infatti assunto un ruolo più importante rispetto al titolo che le viene solitamente attribuito, ovvero di "amichevoli ufficiali". PLAYOFF MONDIALI E NATIONS LEAGUE, COME FUNZIONA - Facciamo un passo indietro, e analizziamo il regolamento. Nel Mondiale 2026, a 48 squadre, a qualificarsi direttamente tra le europee sono state le 12 vincitrici dei 12 gironi di qualificazione. Le seconde 12 (come l'Italia) hanno invece conquistato direttamente l'accesso ai playoff. Gli ultimi 4 posti dei playoff sono invece stati riservati alle 4 migliori squadre dei gruppi di Nations League, escluse ovviamente quelle che hanno strappato direttamente il pass. Nonostante i soli 2 punti nel girone di qualificazione, quindi, la Svezia ha potuto partecipare ai playoff (dalla quarta fascia) grazie ai 16 punti in 6 partite ottenuti nel gruppo 1 di League C della Nations League. Al pari della nazionale di Potter, lo stesso percorso lo hanno fatto Romania, Irlanda del Nord, e Macedonia del Nord.  L'AVVICINAMENTO DELLA SVEZIA AI PLAYOFF - Se la Nations League 2024 della Svezia è stata un successo, lo stesso non si può dire per il girone di qualificazione al Mondiale. Con Jon Dahl Tomasson in panchina, infatti, nelle prime 4 partite è arrivato un solo punto, contro la Slovenia in trasferta. Una volta appreso che la qualificazione fosse compromessa, ma con la "exit strategy" della Nations League, ecco che la Federcalcio svedese ha deciso di cambiare tutto puntando su Graham Potter, ormai ai margini del calcio dopo le deludenti parentesi tra Chelsea e West Ham. L'allenatore inglese ha però una grande esperienza con il calcio svedese. Dal 2011 al 2018 si è seduto sulla panchina dell'Östersunds, che ha portato dalla quarta serie fino alla vittoria della Coppa di Svezia 2016/17 e alla qualificazione all'Europa League (in cui battè l'Arsenal a Emirates). L'esordio di Potter è drammatico: perde 4-1 contro la Svizzera e, a causa di tanti infortuni, è costretto a schierare un 4-4-2 privo di attaccati. Per rendere l'idea, una delle due punte in quella partita è stata Mattias Svanberg, centrocampista di quantità che in Italia abbiamo visto con la maglia del Bologna. IL RINNOVO DI CONTRATTO E IL CAMBIO DI SISTEMA - Da novembre, con il campionato fermo, la Federazione ha avuto il tempo di programmare i playoff, e ha preso una decisione che - risultati alla mano - è parsa quantomeno sorprendente: rinnovare il contratto di Potter fino al 2030. Una scelta simbolica, per dimostrare massima fiducia nel progetto tecnico. Una fiducia che, alla luce dei risultati, è stata ripagata. Nei playoff Potter torna alla vecchia e cara difesa a 3, optando per un calcio con poco possesso e tante transizioni offensive, per sfruttare l'atletismo e la forza fisica dei giocatori. Al centro di tutto, Viktor Gyökeres: 0 gol nel girone di qualificazione; 4 nelle due partite di playoff (tra cui la tripletta all'Ucraina). UNA STRUTTURA BEN DEFINITA E TANTO TALENTO - Non solo il centravanti dell'Arsenal, perché la Svezia è ricca di talento, e tanto ne ritroverà anche in vista del Mondiale. Elanga e Nygrem a supporto dell'attaccante per guidare i contropiedi, supportati da due esterni di corsa come Svensson del Borussia Dortmund e Gudmundsson del Leeds. E poi la mediana con Karlström e Ayari, aiutati dalla linea difensiva composta da Lagerbielke (a segno contro la Polonia), Starfelt e Lindelöf. E in porta l'unico tra i titolari che viene dal campionato svedese: Nordfeldt dell'AIK. Abbiamo parlato di talento che Potter ritroverà al Mondiale. Ai playoff mancavano infatti Isak e Kulusevski, due che in Premier League hanno fatto la differenza. Basti pensare che in estate il Liverpool ha speso ben oltre 100 milioni per acquistare il centravanti dal Newcastle. Senza dimenticare Isak Hien dell'Atalanta, da anni abituato a fare il centrale a 3 in un 3-4-2-1, e che della marcatura a uomo fa il suo fondamentale principale. In tutto ciò gli svedesi attendono ancora Bergvall, centrocampista classe 2006 del Tottenham che, complice anche il momento difficile della squadra londinese, non sta ancora riuscendo a dimostrare tutto il suo talento. Se per arrivare al Mondiale la Svezia ha faticato, ora l'inerzia e l'entusiasmo sembrano essere dalla sua parte. Al Mondiale americano, con i rientri degli infortunati e un sistema ancor più consolidato, se riuscirà a sfruttare il "momentum", per usare un termine comunque nello sport americano, la squadra di Potter potrà dire la sua a cominciare già dal girone, dove affronterà in ordine Turchia, Olanda e Giappone.
"Chi vuol essere CT?" Sì, ma prima ripartiamo dalle idee di un ex campione
"Chi vuol essere CT?" Sì, ma prima ripartiamo dalle idee di un ex campione
Chi vuol essere Commissario Tecnico? Non è il nuovo gioco del calcio italiano, ma è sicuramente una delle scelte più importanti che dovranno essere prese per il nostro calcio. I nomi sono quelli di Roberto Mancini, che aveva già dato disponibilità a tornare quando ci fu il divorzio con Spalletti. Massimiliano Allegri, che rappresenterebbe il profilo ideale del CT, perché ha affidabilità, esperienza, brillantezza, ironia. Un super gestore, che probabilmente sarebbe il massimo per la nostra Nazionale. Sempre ricordando che ha un contratto con il Milan, così come Antonio Conte - altro profilo - ha un contratto con il Napoli. E non sarà facile strapparlo a De Laurentiis così come accaduto ai tempi di Spalletti. QUALE SARÀ IL FUTURO DELL'ITALIA? - Personalmente mi piacerebbe anche Vincenzo Montella, che in questo ruolo da commissario tecnico della Turchia, con tante pressioni e in un ambiente delicato è riuscito a fare un lavoro straordinario. Ma a prescindere da chi sarà il CT, secondo me la scelta più importante sarà a chi affidare il percorso di ricostruzione del nostro calcio. Il nuovo presidente della Federazione, che possa essere Malagò o qualcun altro. Ma serve la figura di un ex calciatore. Continua nel podcast "Caffè Di Marzio".
Caso FIGC, Abodi: "Mi auguro ci siano le condizioni per un commissariamento in attesa delle nuove elezioni"
Caso FIGC, Abodi: "Mi auguro ci siano le condizioni per un commissariamento in attesa delle nuove elezioni"
Continua il dibattito sul futuro della FIGC, inevitabilmente acceso dopo la nuova delusione sportiva della Nazionale e le pressioni politiche per un cambio di rotta ai vertici del movimento. Al centro della discussione c’è la posizione del presidente federale Gabriele Gravina, mentre dal governo arriva l’ipotesi di un possibile commissariamento per avviare una fase di riforma del sistema. Nelle ultime ore sul tema sono intervenuti sia il presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Luciano Buonfiglio, sia il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. LE PAROLE DI BUONFIGLIO - Intervistato dal Corriere della Sera, Buonfiglio ha invitato a mantenere un approccio istituzionale, sottolineando come le decisioni debbano rispettare le regole che governano il sistema sportivo. Il presidente del CONI ha spiegato: "La rabbia non costruttiva fa solo danni. Il calcio è una realtà molto complessa, con tante componenti, va affrontata con serietà. Da presidente del Coni, devo accantonare qualsiasi tipo di passionalità e rispettare lo statuto del Coni, quello delle federazioni e le regole. Significa che il Coni può commissariare una federazione per gravi mancanze amministrative". Successivamente Buonfiglio, indica la strada da percorrere, anche nel caso di eventuali dimissioni del presidente federale: "Anche qualora dovesse dimettersi, spetterebbe a Gabriele Gravina il potere di portare alla nuova assemblea l'elezione del consiglio federale e del nuovo presidente. Continuare con Gravina? Non tocca a me dire di cambiare. I compiti e le responsabilità del Coni e del suo presidente le ho spiegate bene". LE PAROLE DI ABODI - Diversa invece, la posizione espressa dal ministro Abodi, che nelle ultime ore ha aperto esplicitamente alla possibilità di un commissariamento come fase di transizione per riformare il sistema calcio. Le sue parole a RTL 102.5: "In questa fase c'è bisogno di un tempo operoso nel quale si mettano in campo quelle soluzioni per affrontare le problematiche che il sistema non è riuscito a risolvere. Mi auguro ci siano le condizioni per un commissariamento che dia sostanza a questo tempo, consentendo alla Federazione di andare verso nuove elezioni". Ha poi aggiunto: "Se puntassimo solo alle elezioni, non risolveremmo problemi. Il commissario è una grande opportunità, una figura che venga dal mondo del calcio e che possibilmente non abbia avuto compromissioni con un sistema che ha chiuso il suo ciclo".
Ultime notizie di calciomercato
© gianlucadimarzio.com di proprietà di G.D.M. Comunication S.r.l. - P.IVA 08591160968
Direttore responsabile delle testate e amministratore per GDM Comunication Gianluca Di Marzio