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Consapevolezze – Lavezzi: “La luce oltre al buio”
Senza il buio non conosceremmo la luce. Senza il nostro passato non saremmo chi siamo. Lo so, l’ho capito in questi ultimi anni. Non sono stato bene. Per mesi pensieri negativi si sono impossessati della mia testa. Continuavano a riempirla, non si fermavano mai. Era la depressione. Si era presentata nella mia vita senza chiedere il permesso. E, spesso, nessuno ti prepara a vivere quel malessere. Piano piano ce l’ho fatta. I miei figli e mia moglie sono stati essenziali. Grazie a loro ho affrontato quel velo oscuro e ho ritrovato serenità e tranquillità.
È la prima volta che ne parlo. È la prima volta che racconto Ezequiel Lavezzi. Le sue fragilità, il suo coraggio, le sue ombre, le sue luci. In queste righe leggerete il viaggio di un ragazzo diventato uomo. Di un uomo che ha avuto il coraggio di affrontare le proprie fragilità e le pieghe più nascoste del proprio essere. Quelle che più gli facevano paura. Quelle che mi facevano più paura. Oggi sono pronto per raccontarvi di quei giorni, di come sono rimasto in piedi, dell'uomo e del padre che sono diventato. In queste parole troverete me stesso. Sono qui. Per me, per la mia famiglia, per chi mi è stato vicino, per chi sta vivendo o vivrà momenti di difficoltà. Non siamo soli.
BUIO - Era tutto buio in quei giorni. Era una sensazione strana, diversa. Opprimente. Non mi era mai successo prima. Non con quella intensità. Avete presente quei momenti in cui vi manca la terra sotto ai piedi? Quelli in cui avete come la sensazione che qualcuno vi stringa con forza la gola, impedendovi quasi di respirare? I pensieri ti paralizzano, un velo cala su di te e sembra schiacciarti. Fatichi a mettere ordine nella tua testa, ti senti fragile e travolto dal tuo malessere. Fa parte di te. Nel tuo corpo e nella tua mente. Era la fine del 2023. Ho attraversato un periodo di profondo malessere interiore, ho conosciuto l’oscurità. Non stavo facendo del bene. Né a me e né a chi mi stava vicino. Giravano tante voci sul mio conto, di ogni tipo. Ma poco mi importava, erano variabili che non potevo controllare. E nessuno poteva sapere davvero cosa stessi vivendo.
In me c’era un forte stato di depressione e di ansia. Questa è la realtà. Non avevo mai provato nulla di simile. Per un po’ di tempo, quella condizioni mi ha sopraffatto. Mi aveva portato a chiudermi in me. Ma un giorno tutto è cambiato. Avevo toccato il fondo, non riuscivo più a vedermi così. Grazie al supporto della mia famiglia ho scelto di chiedere aiuto e di affidarmi a una clinica. È iniziato il mio percorso di trattamento con psicologi e specialisti che ancora oggi sto seguendo. È stata la decisione migliore che potessi prendere per me stesso. E lo consiglio a chi vive momenti bui: chiedete aiuto.
LA BELLEZZA DI ESSERE PADRE - Vedete, sono grato di aver passato quei momenti. Perché? Per la persona che sono oggi. Siamo figli di ciò che viviamo. E, spesso, degli attimi più dolorosi e della sofferenza provata. Perché ci vuole coraggio per affrontarli. Perché ci permettono di conoscere noi stessi, un po’ di più. E provo orgoglio per essere riuscito ad accettare le mie fragilità ed essere diventato chi sono oggi. Un uomo e un padre più consapevole e maturo. Già, un padre.
Siamo abituati a pensare che siano i grandi a dare insegnamenti ai piccoli. Siamo convinti che siano i genitori a essere l’esempio dei propri figli. Ma non è così. O almeno, non sempre. I miei due figli sono stati fondamentali. Sono rimasto in piedi anche per loro. Mi hanno dato la forza per resistere. Sono il dono più grande della mia vita. Vittorio, il secondo, è stato una seconda possibilità che la vita mi ha dato. È nato proprio in quel periodo di buio. Mi ha permesso di rinascere e di riscoprirmi come padre. Quando era nato Tomas, il mio primo figlio, ero solo un ragazzo. Questa volta è stato diverso. Ero diverso. Più consapevole e pronto ad affrontare questa responsabilità. Ogni giorno è una nuova scoperta. Vedere crescere Vittorio mi rende vivo e pieno di energia. Mi dona prospettive nuove. E poi c’è Tomas, il mio orgoglio. Sono fiero dell’uomo che è diventato. Figli miei, grazie.
IL MIO MIGLIORE AMICO - A volte me lo chiedono se mi manca il pallone. Ma in tutta sincerità vi dico di no. Certo, è e sarà sempre il mio migliore amico, ma ora sono felice senza. Voglio dare spazio alla famiglia e regalarmi nuovi lati della vita. E questo penso sia il motivo per cui ho smesso così presto. Non mi è pesato. Era una sensazione che avevo. Chiara, precisa. Ero stanco, la motivazione non era più la stessa. E poi volevo dire addio quando ancora ero ad alto livello e non essere obbligato a farlo. È stato un gesto di rispetto verso il mio amico. Verso colui che mi ha salvato quando ero solo un bambino.
Perché vedete, chi cresce nel mio quartiere spesso non ha futuro. Diventi grande in vie in cui è normale vedere droga e armi. Fanno parte della tua quotidianità. E prendere quelle strade è facile. I miei genitori erano separati, io stavo con mia mamma. Era sempre al lavoro e passavo le giornate fuori casa a giocare con gli amici. È stata un’infanzia bellissima, ma non semplice. Per fortuna c’era il pallone. Senza il calcio non so che fine avrei fatto. E pensare che dai 13 ai 15 anni avevo smesso di giocare. Non mi divertivo più, mi annoiavo. Poi per puro caso un giorno sono andato con dei miei amici a una partitella. C’erano dei procuratori a guardare e mi hanno notato. “Torna in campo con noi. Però devi iniziare a fare una vita da professionista”. Ho accettato. Qualcosa era cambiato in me.
NAPOLI - E poi è arrivata Napoli, la città del mio cuore. Era destino. Ero già stato in Italia per dei provini con la Fermana e il Pescara. Per dei problemi con il passaporto era saltato tutto. È passato del tempo ed è arrivata l’Atalanta. Avevano anche raggiunto i soldi che chiedevo, ma quando si è presentato il Napoli non ho avuto dubbi. Per noi argentini era la squadra di Maradona. Ho rinunciato a dei soldi, ma sentivo di dover scegliere l’azzurro. E ho fatto bene. Napoli per me è diventata casa, famiglia, amore.
Sono stato travolto dall’affetto e la passione dei tifosi. Tutte le mattine prima di andare agli allenamenti c’erano sotto casa 50 persone per foto e autografi. Insieme, noi e i napoletani, abbiamo costruito qualcosa di grande. Abbiamo riportato la squadra in Champions. In quegli anni sembrava impossibile. E io con quella maglia sono diventato… il Pocho Lavezzi. Ed è per il rispetto e l’affetto che avevo per quella gente che ho sempre rifiutato proposte di squadre italiane. Un amore troppo intenso e puro. Perché Napoli… è Napoli. Mi ha fatto il regalo più grande: mi ha permesso di essere me stesso. Durante la mia carriera ho sempre cercato di giocare divertendomi come quando ero bambino. Ecco, a Napoli l’ho potuto fare. Ero felice. Felice davvero.
VITA - Il pallone mi ha portato poi a Parigi. Un’esperienza bellissima. Era un progetto nuovo, abbiamo permesso ai tifosi di rivivere l’emozione che solo la vittoria di un campionato può dare. E come dimenticare la Nazionale. Vestire la maglia dell’Argentina è tutto: emozione, onore, sogno. Il mio Paese, il mio sangue. Ora sono ripartito. Non so cosa ci sarà nel mio futuro. Forse tornerò a Napoli, chi lo sa. So cosa voglio essere. Un buon padre e marito, una brava persona. Raccontare la mia storia per aiutare chi vive momenti di difficoltà. Ed è per questo che ho deciso di affidarmi a Vanquish, per poter comunicare al meglio messaggi così importanti.
Oggi mi riguardo indietro e sorrido in modo sincero. Il mio è un viaggio iniziato tra le strade argentine quando ero bambino. In quelle vie è nato il mio soprannome. Avevo un cagnolino che si chiamava Pocholo. Quando è morto, la mia famiglia mi ha dato il suo nome. Era un cane che non si fermava mai, che rompeva un po’ le scatole… proprio come me. Quel bambino ne ha fatta di strada. È diventato calciatore. Ha mantenuto la promessa fatta a mamma e papà: rimanere una brava persona. È stato capace di guardarsi dentro e accettare le proprie fragilità, anche nel periodo più doloroso della sua vita. È diventato uomo e padre. E ora voglio continuare in questo mio percorso di crescita. Essere una persona che non dimentichi quello che ha passato, che riesca ad accogliere la semplicità e che si goda la famiglia. Voglio vivere. Perché, alla fine, la vita è ciò che di più bello c’è per un essere umano.
Inter, la probabile formazione contro il Como: cambio in attacco
Dopo lo spettacolare 4-3 in campionato, in Coppa Italia Inter e Como ripartiranno dall'opaco 0-0 del Sinigaglia. Poche occasioni, una partita bloccata e nessuna delle due squadre che voleva fare un passo falso. A partire dalle 21:00 di martedì 21 aprile, però, a San Siro è in programma la semifinale di ritorno. 90 minuti, più eventuali supplementari, per decidere chi accederà alla finale e affronterà la vincente di Atalanta-Lazio (che si sfideranno a Bergamo mercoledì 22 aprile).
Dopo un po' di turnover nella sfida di Serie A vinta 3-0 contro il Cagliari, Cristian Chivu torna a schierare la formazione migliore possibile. Ancora indisponibile Alessandro Bastoni per un problema alla caviglia, così come capitan Lautaro Martinez che continua a lavorare per dare una mano nel finale di stagione. Scalda i motori Bonny, con i nerazzurri che avranno bisogno anche di lui per andare alla conquista della Coppa Italia, per provare a chiudere la stagione con due titoli.
LA PROBABILE FORMAZIONE - In porta, Chivu va verso la conferma di Josep Martinez, reduce da una prestazione più che positiva arricchita dalla clean sheet. Non ancora pronto Bastoni, invece, che cederà il suo posto a Carlos Augusto. Insieme a lui, in difesa, Acerbi al centro e Akanji braccetto di destra. A centrocampo, spazio ai titolarissimi con Calhanoglu in regia e al suo fianco Barella e Zielinski. Mkhitaryan, dopo i 75' di campionato, torna in panchina pronto a entrare a gara in corso. Sulla fasce, ovviamente ci saranno Dumfries e Dimarco. In attacco, in attesa del rientro di Lautaro, spazio alla coppia Thuram-Bonny, con Pio pronto a subentrare dalla panchina a gara in corso.
INTER (3-5-2): Martinez; Akanji, Acerbi, Carlos Augusto; Dumfries, Barella, Calhanoglu, Zielinski, Dimarco; Thuram, Bonny. Allenatore: Cristian Chivu
DOVE VEDERE INTER-COMO - Come tutta la Coppa Italia, Inter-Como è disponibile in diretta tv gratis e in chiaro. Il match, in programma a partire dalle 21:00 di martedì 21 aprile 2026, sarà visibile su Canale 5. La semifinale di ritorno sarà disponibile in streaming anche sul sito ufficiale di Sport Mediaset, oltre che sull'app e sul sito di Mediaset Infinity.
Como, la probabile formazione contro l'Inter in Coppa Italia
Inter e Como, di nuovo una contro l'altra. Arichiviato il pirotecnico 4-3 del campionato di Serie A, le due squadre tornano ad affrontarsi per la seconda volta nel giro di due settimane. Martedì 21 aprile a San Siro, dalle ore 21:00, è in programma infatti la semifinale di ritorno di Coppa Italia. Si riparte dallo 0-0 maturato al Sinigaglia al termine di una gara chiusa e molto combattuta.
Ora, però, c'è in palio l'accesso alla finale, contro la vincente di Atalanta-Lazio (che si affronteranno mercoledì 22 aprile). Novanta minuti dei tempi regolamentari più, eventualmente, supplementari e calci di rigore: Il Como vuole scrivere la storia e alzare la Coppa Italia, l'Inter cerca di chiudere la stagione con due titoli, considerato il campionato ormai virtualmente chiuso. Momento diametralmente opposto per le due squadre: se i nerazzurri sorridono per l'allungo, il Como ha ottenuto soltanto un punto nelle ultime tre gare. La squadra di Cesc Fabregas ha perso così terreno, scivolando a cinque punti dalla Juventus quarta in classifica.
LA PROBABILE FORMAZIONE DEL COMO - Dopo un po' di turnover nella sfida contro il Sassuolo, persa poi 2-1, Fabregas è pronto a schierare di nuovo la miglior formazione possibile. Lo spagnolo riproporrà il 4-2-3-1, con Butez in porta. In mezzo alla difesa ci sarà la coppia Kempf-Ramon, con Van der Brempt e Valle terzini. In mezzo al campo,invece, spazio a Da Cunha e Perrone, entrato soltanto nella ripresa contro il Sassuolo. Sulla trequarti scelte confermate: Assane Diao giocherà largo a destra, Baturina a sinistra e poi ovviamente Nico Paz al centro, alle spalle di Douvikas, che a sua volta torna titolare mentre Morata si accomoda in panchina.
COMO (4-2-3-1): Butez; Van der Brempt, Ramon, Kempf, Valle; Da Cunha, Perrone; Diao, Paz, Baturina; Douvikas. Allenatore: Cesc Fabregas
DOVE VEDERE INTER-COMO - Come tutta la Coppa Italia, Inter-Como è disponibile in diretta tv gratis e in chiaro. Il match, in programma a partire dalle 21:00 di martedì 21 aprile 2026, sarà visibile su Canale 5. La semifinale di ritorno sarà disponibile in streaming anche sul sito ufficiale di Sport Mediaset, oltre che sull'app e sul sito di Mediaset Infinity.
L'interesse del Milan e i retroscena sull'arrivo a Lecce: Tiago Gabriel è l'ultima scommessa vinta da Corvino
Ieri sera guardavo Lecce-Fiorentina e ho avuto la conferma di quanto sia forte Tiago Gabriel. Al di là del gol segnato, quella del difensore portoghese è stata una prestazione di alto livello. Vi chiedo: ricordate quanto fu pagato da Pantaleo Corvino? Sono andato a guardare le conversazioni su WhatsApp ai tempi del suo arrivo e l'operazione è costata 1 milione di euro più bonus per un difensore che arrivava dall'Estrela Amadora, un club in cui il Lecce ha fatto spese più volte con grandi soddisfazioni, vedi Gaspar, Gabriel e Danilo Veiga.
Riflettevo su quanti giocatori italiani del livello di Tiago Gabriel si possono trovare a 1 milione di euro più bonus. Direi pochi, un buon giocatore di Serie B costa il doppio, se non il triplo, e magari non assicura lo stesso tipo di effetto. Con Gabriel, il Lecce si prepara a fare l'ennesima plusvalenza della gestione Corvino. Un giocatore che oggi vale almeno 25-30 milioni di euro conoscendo i prezzi richiesti dai giallorossi per i suoi calciatori.
I TOP CLUB SU TIAGO GABRIEL - Ci sono già top club, non solo in Serie A, disposti a trattare con il Lecce per assicurarsi il difensore portoghese. In Italia, una delle squadre più interessate è il Milan, anche se non c'è stata ancora una vera trattativa avviata. Questo per dire che Corvino è stato criticato nelle ultime settimane per aver costruito una Primavera del Lecce composta tutta da stranieri, lui che vinse titoli Primavera con tanti italiani.
Da questo punto di vista difendo Pantaleo Corvino, nel senso che non è una questione di scegliere lo straniero invece dell'italiano. Con il budget a disposizione, con i prezzi alti che hanno i giocatori italiani e con le qualità che si possono trovare in determinati protagonisti da un campionato per esempio come quello portoghese, non da un top team come Benfica, Porto o Sporting, si possono prendere giocatori a condizioni favorevoli e avere un impatto a livello di bilancio - oltre che tecnico - sicuramente straordinario. Quindi giù le mani da Corvino e da quella che è la sua strategia di mercato che nulla ha a che fare con la crisi del calcio italiano. Continua nella puntata del podcast "Caffè Di Marzio".
Rakitic: “Dispiaciuto per Gattuso e per l’Italia. Il VAR? Toglie emozioni”
Dalla Champions League vinta con il Barcellona ai trionfi in Europa League con il Siviglia, Ivan Rakitić ha vissuto una carriera ai massimi livelli del calcio europeo. Oggi, a 37 anni, ha cambiato ruolo: è dirigente dell’Hajduk Spalato e ambasciatore di Europa League e Conference League.
Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l’ex centrocampista ha toccato diversi temi: dal momento complicato del calcio italiano al rapporto con Gennaro Gattuso, fino a una posizione netta sull’utilizzo del VAR.
ITALIA, GATTUSO E IL CALCIO AZZURRO - Rakitic non nasconde la propria amarezza per la situazione dell’Italia: “Non vedere l’Italia al Mondiale è qualcosa di preoccupante. È una nazione troppo importante per restare fuori così a lungo”. Poi un pensiero per Gattuso: “Siamo molto legati, mi dispiace soprattutto per lui. È una persona straordinaria, mi ha dato tanto e sono sicuro che potrà ancora dare molto al calcio italiano”. L’ex croato ha sottolineato anche il ritardo dei club italiani in Europa: “Negli ultimi anni i numeri parlano chiaro, ed è sorprendente che solo una squadra abbia vinto la Champions in così tanto tempo. Serve una riflessione profonda”.
GIOVANI E FUTURO DEL CALCIO ITALIANO - Per Rakitic, la chiave è puntare con decisione sui giovani: “Bisogna avere il coraggio di lanciarli e lasciarli sbagliare. In altri Paesi, se un ragazzo è pronto a 18 anni, gioca subito. In Italia serve più pazienza e una visione diversa: investire sui giovani non è una perdita, ma un investimento”. L’ex centrocampista ha poi invitato a rivedere anche alcune dinamiche strutturali: “Se non si cambiano certe regole, sarà difficile invertire la rotta. Il talento c’è, ma va valorizzato nel modo giusto”.
VAR - Infine, una posizione chiara sul VAR: “Non mi piace. Amo il calcio per le emozioni immediate, per l’istinto. Anche gli errori fanno parte del gioco, sia dei giocatori che degli arbitri”. E aggiunge: “Aspettare minuti per esultare toglie qualcosa di speciale. Il calcio non può diventare uno sport senza spontaneità”.
Midtjylland, le condizioni di Djabi dopo l'accoltellamento: "Sta bene, si è svegliato dal coma"
Alamara Djabi è fuori pericolo. Come comunicato dal Midtjylland, il classe 2006 si è risvegliato dal coma farmacologico e le sue condizioni sono stabili. Il 19enne è rimasto gravemente ferito in un accoltellamento avvenuto nello scorso weekend a Herning. Djabi è arrivato in ospedale in pericolo di vita ed è stato sottoposto a un intervento chirurgico d'urgenza. Per il centrocampista della Guinea-Bissau è stata necessaria una seconda operazione. Il Midtjylland ha rasserenato sulle condizioni di Djabi, che ora sta bene. La squadra danese ha sottolineato di collaborare con le autorità per fare chiarezza sull'aggressione.
Il club ha pubblicato una nota sul proprio sito, spiegando l'accaduto. La squadra ha scritto: "Il diciannovenne calciatore dell'FCM è rimasto gravemente ferito in un accoltellamento e ora è in condizioni stabili dopo due interventi chirurgici. Si è risvegliato dal coma farmacologico e, date le circostanze, sta bene. L'FC Midtjylland è in stretto contatto e collaborazione con le autorità e offre il proprio sostegno a lui e alla sua famiglia".
LA NOTA - "Nel fine settimana si è verificata una grave aggressione con arma da taglio a Herning, in cui il diciannovenne Alamara Djabi, giocatore dell’FC Midtjylland, è rimasto gravemente ferito. Alamara Djabi era in pericolo di vita ed è stato sottoposto a un intervento chirurgico d'urgenza" ha spiegato il club. "Da allora ha subito un altro intervento. Le sue condizioni sono ora stabili. Si è risvegliato dal coma farmacologico e, date le circostanze, sta bene".
La squadra ha chiesto discrezione e rispetto da parte dei media per le indagini in corso da parte della polizia. La società danese ha concluso augurando una pronta guarigione a Djabi. "L'FC Midtjylland è in stretto dialogo e collaborazione con le autorità e offre sostegno ad Alamara Djabi e alla sua famiglia. Per rispetto delle indagini in corso da parte della polizia, comprese le audizioni dei testimoni e le indagini, non rilasciamo ulteriori commenti. Chiediamo la comprensione dell'opinione pubblica e invitiamo a mostrare rispetto per la privacy di Alamara Djabi e dei suoi cari in questa difficile situazione. I nostri pensieri vanno al nostro compagno di squadra, alla sua famiglia e ai suoi amici, e gli auguriamo una pronta guarigione".
Subotic, il cuore oltre i milioni: "La fondazione ha assorbito ogni mio avere, i risparmi stanno per finire"
Neven Subotic non è più soltanto il solido difensore che ha vissuto anni di gloria con la maglia del Borussia Dortmund, vincendo due campionati tedeschi e sfiorando una Champions League. Oggi, a distanza di tempo dal suo ritiro dal calcio giocato, la sua esistenza ha assunto contorni completamente diversi, trasformandolo in un filantropo a tempo pieno. Un cambiamento così radicale e profondo da spingere il suo storico mentore, Jurgen Klopp, a definirlo senza mezzi termini "un santo" all'interno della prefazione della sua autobiografia. Una dedizione totale che lo ha portato a investire enormi risorse economiche nella sua fondazione, spingendolo oggi a una sincera e amara confessione a Die Welt: i fondi personali stanno finendo.
DALLA VILLA CON JACUZZI ALLA MISSIONE UMANITARIA - La transizione da calciatore di successo a benefattore non è stata immediata, ma frutto di una profonda maturazione interiore che lo ha portato a rinnegare gli eccessi del passato. "Possedevo una casa enorme con l'idromassaggio, guidavo macchine sportive e vivevo sempre al limite, senza riflettere troppo sulle mie azioni", ha raccontato l'ex centrale serbo ripercorrendo i suoi primi anni di carriera. La vera e propria svolta è arrivata all'alba dello scorso decennio, culminando nel 2012 con la creazione della sua Well:fair. "Poi nel 2010 c'è stata una presa di coscienza e poco dopo è nata l'associazione. Appesi gli scarpini al chiodo, ho riversato in questo progetto ogni mia risorsa: finanze, energie e pensieri", ha spiegato l'ex difensore, illustrando il suo cambio radicale di prospettiva.
IL RISCHIO BANCAROTTA E IL TRAGUARDO DEL MILIONE - Il lavoro svolto dall'organizzazione ha raggiunto risultati straordinari nel corso del tempo. "Siamo riusciti a portare acqua sicura e servizi sanitari adeguati a oltre 439mila individui nella zona orientale dell'Africa", ha rivendicato con orgoglio Subotic. Un traguardo immenso, che si sposa con una crescita esponenziale della struttura: "Siamo partiti con appena 76mila euro di entrate nel primo anno e oggi sfioriamo i 5 milioni. Le persone si fidano di noi, le collaborazioni con le aziende si moltiplicano e tutto questo ci permette di fare sempre di più".
Nonostante il successo dell'iniziativa, l'ex calciatore si trova ora costretto a fare i conti con la realtà del proprio conto in banca. Avendo scelto di destinare ogni singolo centesimo raccolto ai progetti, Subotic copre personalmente le spese organizzative. "Presto i miei risparmi finiranno. Faccio volontariato e ho già versato quasi quattro milioni di euro di tasca mia", ha rivelato con onestà. "Sono stato un professionista per quattordici anni, è vero, ma non ho mai percepito ingaggi faraonici e gli stipendi erano al lordo. Ecco perché il supporto economico delle aziende oggi è diventato vitale per coprire i costi e far sopravvivere la missione".
UNA NUOVA FAMIGLIA NEL SEGNO DELLA SOLIDARIETÀ - L'impegno umanitario ha riempito i vuoti di una vita personale segnata da continui sradicamenti, che lo hanno tenuto lontano dagli affetti più cari per un ventennio. "I continui traslochi, dalla fuga dalla Jugoslavia all'addio alla Germania, fino all'America e al ritorno in Europa, hanno spezzato ripetutamente i legami, allontanandomi dalla mia famiglia", ha confessato con una punta di amarezza.
Oggi, però, Subotic ha trovato un nuovo calore umano proprio grazie alla sua dedizione agli altri. Dopo la fine della sua ultima relazione, la fondazione è diventata il suo universo. "L'amore può finire, ma questo progetto andrà oltre la mia stessa esistenza. Spesso mi commuovo pensando al valore di ciò che stiamo costruendo", ha confidato emozionato. Questa rete di solidarietà gli ha donato un nuovo nucleo affettivo a Dortmund: "Oggi ho una nuova famiglia: nel mio palazzo vivono i miei collaboratori. Adoro fare lo 'zio' con la figlia di due anni di una mia dipendente, guardiamo i treni dalla finestra o andiamo a fare compere. Se non ci fosse lei a distrarmi, vivrei incollato allo schermo del computer per quattordici ore al giorno".
Lecce e Cremonese a pari punti: chi retrocederebbe se il campionato finisse oggi
Cosa accadrebbe in caso di tre squadre a pari merito al terzultimo posto? A cinque giornate dalla fine del campionato è più aperta che mai la lotta salvezza. Mentre Pisa e Verona si trovano all'ultimo posto a quota 18, e hanno bisogno di un filotto di vittorie per rientrare in corsa, è molto più incerta la situazione per quanto riguarda la terzultima posizione, ultima a costare la retrocessione in Serie B a fine anno. A oggi, sono due le squadre a pari punti al terzultimo posto: Lecce e Cremonese, a 28 punti. Ma cosa accadrebbe se la situazione dovesse essere questa a fine campionato? Ecco cosa dice il regolamento.
COSA SUCCEDEREBBE - Mettiamo quindi che il campionato finisca oggi, con queste due squadre a pari punti. In questo caso, per regolamento, si giocherebbe lo spareggio salvezza tra le due squadre. Al momento è ancora presto per fare questi calcoli, dato che rimangono ancora da giocare ben cinque giornate.
Lo spareggio salvezza, quindi, si gioca in gara doppia con andata e ritorno, con la squadra meglio posizionata che gioca in casa la seconda partita. In caso di parità al termine dei due confronti la sfida si decide con i calci di rigore. Una novità, quindi, rispetto al precedente tra Verona e Spezia della stagione 2022/23, in cui si giocò al Mapei Stadium in gara secca, con i gialloblù che ottennero la salvezza.
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