Il condottiero silenzioso si prende Manchester: Carrick batte Guardiola e conquista il derby

Nel 198° derby di Manchester della storia, Carrick debutta in panchina come traghettatore e impartisce una lezione tattica al City
Ci sono notti in cui la storia sembra voler chiudere dei cerchi rimasti aperti per troppo tempo, e il 198° derby di Manchester è stata indubbiamente una di queste. Michael Carrick, richiamato ancora una volta al capezzale di un gigante ferito come traghettatore dopo l’esonero di Ruben Amorim, non ha tremato.
Proprio lui, che nella sua precedente parentesi ad-interim (2021) aveva lasciato il segno vincendo all’esordio in Champions contro il Villarreal e battendo l’Arsenal in un pirotecnico 3-2 prima di cedere il passo a Ralf Rangnick, si è ripresentato all’Old Trafford con la calma olimpica di chi conosce ogni filo d’erba di quel prato.
Di fronte aveva un Manchester City in piena emergenza difensiva, privo dei pilastri Rubén Dias, Gvardiol e Stones, ma pur sempre la corazzata di Pep Guardiola. Carrick sapeva di avere tra le mani una squadra paradossale, capace di vantare il terzo miglior attacco del campionato e, contemporaneamente, la sesta peggior difesa, impantanata in un sesto posto che non rende giustizia al blasone del club.
La sua risposta tattica è stata pragmatica e feroce: ha accettato la battaglia fisica fin dai primi minuti, come testimoniano i cartellini gialli spesi da Dalot e Shaw nel primo quarto d’ora per mettere subito in chiaro che l’atteggiamento passivo dell’era Amorim era un capitolo chiuso.
City quasi nullo, Red Devils straripanti
La partita si è trasformata presto in una partita a scacchi dove il City, stranamente sterile e incapace di leggere il sistema tattico imposto dal nuovo allenatore dei Red Devils, non ha creato nulla di significativo per tutti i novanta minuti.
Il Manchester United ha annusato il sangue quando Bruno Fernandes ha trovato la via della rete, un urlo strozzato in gola dalla bandierina del guardalinee che ha segnalato una posizione di partenza irregolare, ma è stato solo il preludio all’apoteosi. Al minuto 65, il piano gara di Carrick si è concretizzato in un contropiede da manuale: Bruno Fernandes, che da novembre condivide con Haaland e Igor Thiago il primato di giocatore più decisivo della lega, ha imbucato un pallone visionario per Mbeumo. L’ex Brentford non ha perdonato, siglando il suo settimo gol in campionato e regalando al portoghese il nono assist stagionale.
Il vantaggio non ha placato la fame dei padroni di casa, che hanno azzannato la partita definitivamente poco dopo. È stato Cunha a pennellare un cross perfetto dalla fascia, trovando l’inserimento letale sul secondo palo di Patrick Dorgu: l’ex Lecce è sbucato alle spalle di un disattento Lewis, firmando il 2-0 che ha fatto esplodere il Teatro dei Sogni.
L’identità ritrovata: la rivincita di Mainoo e il decimo scacco a Pep
La vittoria di Carrick non è stata solo il frutto di episodi favorevoli, ma la rivincita di una filosofia e, soprattutto, di uomini che sembravano dimenticati. La mossa più emblematica dell’allenatore è stata il rilancio dal primo minuto di Kobbie Mainoo, il gioiello dell’Academy che Ruben Amorim aveva accantonato. Dopo cinque mesi di oblio, con l’ultima titolarità risalente alla sciagurata sconfitta in FA Cup contro il Grimsby, Mainoo è tornato al centro del villaggio, dimostrando perché era stato l’uomo decisivo in una finale di coppa non troppo lontana.
La sua presenza ha dato equilibrio a un reparto che ne aveva disperatamente bisogno, permettendo alla squadra di proteggere la difesa ballerina e di ripartire con qualità. Carrick ha avuto il coraggio di affidarsi a chi conosce il peso della maglia, ricostruendo in pochi giorni un senso di appartenenza che sembrava svanito.
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Dall’altra parte della barricata, Pep Guardiola ha dovuto incassare la sua decima sconfitta in un derby, forse una delle più amare perché priva di appello sul piano del gioco. Il catalano è apparso sorpreso, quasi impotente di fronte all’organizzazione di un avversario che si aspettava disunito dopo il cambio in panchina. Il City ha sbattuto costantemente contro il muro eretto da Carrick, palesando una difficoltà allarmante nel creare pericoli e soffrendo terribilmente le assenze nel reparto arretrato.
Michael Carrick si conferma così un talismano per i Red Devils: imbattuto in campionato nelle sue gestioni ad-interim e capace di esordire vincendo il derby, ha trasformato una serata di potenziale crisi in una celebrazione dell’orgoglio United. Non sappiamo quanto durerà questa sua seconda avventura come traghettatore, ma una cosa è certa: stasera Manchester è rossa, e lo deve al suo silenzioso capitano di un tempo.