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Palladino: “Il calcio italiano ha bisogno di un cambiamento radicale”
"I temi da affrontare sono molteplici. Per costruire una casa le fondamenta devono essere forti. Dodici anni senza Mondiale sono la prova che tante cose non hanno funzionato, c'è stata consapevolezza? Ogni volta se ne è parlato per una o due settimane e poi basta, il cambiamento radicale è necessario. Oggi non si investe nei settori giovanili, non si punta sugli istruttori ce dovrebbero essere competenti e ben pagati. L'utilizzo di tanti stranieri toglie spazio e valore ai nostri giovani", ha spiegato Raffaele Palladino, allenatore dell'Atalanta, in un'intervista rilasciata a Il Corriere della Sera.
Uno dei giovani di migliore talento è sicuramente Marco Palestra. Su di lui, ha rivelato l'allenatore nerazzurro: "Palestra è cresciuto molto, il prossimo anno lo vorrei con me". Dopo i primi due mesi con Juric l'Atalanta ha intrapreso un cammino importante a livello di punti, e proprio per questo: "I punti a disposizione per arrivare in Champions League ci sono, dico ai ragazzi che abbiamo perso i due mesi iniziali ma dobbiamo recuperare gli ultimi due. Bisogna crederci senza porci limiti, vogliamo l'Europa e bisogna puntare al massimo. La mia ambizione è vincere qualcosa di importante".
IL PASSATO A FIRENZE E LA JUVENTUS - Dopo un'ottima stagione, la Fiorentina e Palladino si sono separati, con l'allenatore che ha rassegnato le dimissioni. La causa, spiega: "Avevamo visioni completamente differenti e il binomio si deve incastrare per ottenere risultati". Nessun rancore, però, per Palladino, che sottolinea: "Sono stato benissimo a Firenze, abbiamo fatto qualcosa di enorme. Un bagaglio anche di vita che mi porterò dietro per sempre. 65 punti non so quando riusciranno a rifarli. Ho fatto una cosa forte, ma io non alleno per soldi ma per ambizione, e lì non c'erano più i presupposti".
Palladino ha voluto fortemente l'Atalanta, come rivela: "Quando è cominciato il campionato ho rifiutato offerte anche estere perché pensavo all'Atalanta, ci tenevo, l'ho aspettata e per mia fortuna è arrivata". Su un possibile approdo alla Juventus per il post Tudor, invece, ammette: "Con la Juventus abbiamo fatto una chiacchierata, poi loro hanno scelto un grande allenatore come Spalletti".
L'ALLIEVO E IL MAESTRO - Raffaele Palladino è uno dei cosiddetti "Allievi di Gasperini", e all'Atalanta ne ha anche preso il posto: "Raccogliere l'eredità di Gasperini è stato naturale, come se fossi arrivato in un ambiente ideale e preparato per me. Il mister qui ha fatto una grandissimo lavoro, resterà nella storia".
Ultim'oraAtalanta, in arrivo un'offerta da 35 milioni più bonus dell'Atletico Madrid per Ederson
Dopo 4 anni insieme, al termine della stagione Ederson potrebbe lasciare l'Atalanta. Sul centrocampista brasiliano è infatti molto forte l'interesse dell'Atletico Madrid, che negli ultimi giorni si è mosso con forza per provare a chiudere il prima possibile l'operazione.
Gli spagnoli hanno già trovato un accordo con l'ex Salernitana sulla base di un contratto quadriennale da 5 milioni di euro a stagione più un bonus di 2 milioni alla firma, e puntano ora a soddisfare le richieste economiche dell'Atalanta. I bergamaschi chiedono 50 milioni per il cartellino del centrocampista, mentre i Colchoneros formalizzeranno a breve un'offerta da 35 milioni di euro più 3 di bonus.
I NUMERI - Anche in questa stagione, così come nelle scorse, Ederson è stato un vero e proprio perno prima per Juric e poi per Palladino. Al netto dei numeri, 2 gol e un assist tra Serie A e Champions League, il brasiliano è risultato tra i principali trascinatori del club nerazzurro sia in campionato che in Europa, giocando pressoché sempre titolare quando disponibile. Un rendimento, il suo, che ha convinto l'Atletico Madrid a investire tanti soldi per acquistarlo: da capire, adesso, se e a che cifra potrà eventualmente chiudersi la trattativa.
Manchester City-Liverpool, le formazioni ufficiali: c'è Haaland, Chiesa in panchina
Manchester City-Liverpool, atto III. Le due grandi del calcio inglese si affrontano per la terza volta in stagione in quello che negli ultimi anni è diventato un vero e proprio classico britannico. Questa volta però non c'è la Premier League in palio, bensì un posto in semifinale della gloriosa FA Cup: un elemento in più per caricare una rivalità già di per sé carica.
Da entrambi i lati, infatti, c'è una gran voglia di riscatto. I Citizens sono reduci da due finali consecutive nelle passate edizioni e questa volta puntano a vincere la coppa, che manca dal 2023. Allo stesso tempo, con la Champions League ormai andata e la lotta al titolo che pare favorire l'Arsenal, Guardiola si è posto come obiettivo di portare a casa quella che potrebbe essere il suo ultimo trofeo da allenatore del Manchester City.
I Reds invece non superano i quarti addirittura dal 2022, anno in cui vinsero il proprio 8° trofeo, e vogliono spezzare questa sorta di maledizione venutasi a creare nelle ultime stagioni. La sfida di Champions League contro il PSG può aspettare: Slot non vuole assolutamente sottovalutare il City e proprio per questo ha schierato quasi tutti i propri migliori uomini.
LE FORMAZIONI - Ecco dunque le formazioni ufficiali scelte da Guardiola e Slot per la sfida dell'Etihad Stadium.
MANCHESTER CITY (4-2-3-1): Trafford; Nunes, Khusanov, Guehi, O'Reilly; Rodri, Bernardo Silva; Semenyo, Cherki, Doku; Haaland. All. Guardiola
A disposizione: Donnarumma, Reijnders, Ake, Marmoush, Kovacic, Nico, Ait-Nouri, Savinho, Foden.
LIVERPOOL (4-3-3): Mamardashvili; Gomez, Van Dijk, Konate, Kerkez; Szoboszlai, Gravenberch, Jones; Salah, Ekitike, Wirtz. All. Slot
A disposizione: Woodman, Mac Allister, Chiesa, Gakpo, Robertson, Frimpong, Nyoni, Morrison, Ngumoha.
DOVE VEDERE LA PARTITA - La partita tra Manchester City e Liverpool, in programma alle ore 13.45 all'Etihad Stadium e valida per i quarti di finale di FA Cup, sarà visibile su Dazn e su Discovery+.
Simonelli: "Italia out dal Mondiale una grande delusione, bisogna invertire la rotta"
"È stata una grande delusione, non me l'aspettavo proprio. Mi ero approcciato alla sfida con ottimismo, ora - superato lo choc - bisogna rimboccarsi le maniche per riportare l'Italia ai fasti del passato": la mancata qualificazione della Nazionale al prossimo Mondiale non può che aver toccato tutti, e anche il presidente della Serie A Ezio Simonelli ha voluto commentare quanto accaduto nel corso di un'intervista al Corriere della Sera.
Simonelli ha analizzato il complicato momento storico che sta attraversando il movimento calcistico italiano, dichiarando: "Una volta quando la Nazionale rientrava nel Paese senza aver conquistato il titolo veniva fischiato, ora sarebbe stato un successo partecipare alla manifestazione. Questo è il segnale del declino, ora bisogna invertire la rotta. La Serie A è la locomotiva del movimento, vogliamo che ci venga riconosciuto un ruolo centrale e di guida".
ELEZIONI FIGC - Il presidente della Lega Serie A si è anche soffermato sulle prossime elezioni che stabiliranno chi sarà il nuovo presidente della FIGC: "Prematuro sbilanciarsi sui profili, Malagò è senz'altro uomo di grande esperienza ed è il dirigente di maggior autorevolezza che abbiamo in Italia. È ben visto da larga parte del sistema, ma è prematuro investirlo come candidato della A perché è necessario attendere l'input dei club".
È possibile, infatti, che si crei una divisione interna al campionato: "Non nego che c'è chi preferirebbe un ex calciatore per una questione di riconoscibilità all'estero e di conoscenze specifiche delle dinamiche di campo".
NIENTE MONDIALE - Ma quali sono i motivi che hanno portato l'Italia a mancare la qualificazione al Mondiale per la terza volta consecutiva? Secondo Simonelli "è mancato il rinnovo generazionale rispetto ai giocatori che nel 2021 hanno vinto gli Europei. Ora bisogna lavorare sui settori giovanili, partendo dalle scuole calcio. E poi occorre abolire la classifica nei campionati delle squadre dei giovani. Non essere negli Stati Uniti, mercato dove pensavamo di espanderci, comporta un rallentamento sulla vendita dei diritti tv all'estero. Perdere una vetrina del genere significa avere meno introiti, meno risorse per acquistare campioni e meno competitività".
Dopodiché, sulla mancata organizzazione di uno stage intermedio tra le sfide di novembre e i playoff di marzo: "Non ci è stato chiesto di fare uno stage perché la FIGC e Gattuso erano ben consapevoli che non c'erano date a disposizione con il calendario compresso. Vorrei aggiungere che nessuna nazionale che ha fatto gli spareggi ha avuto uno stage".
Per concludere, il presidente della Serie A ha anche fatto un punto sulla situazione arbitrale a seguito delle polemiche degli ultimi mesi: "Dobbiamo elevare il livello. Prima i nostri fischietti erano i più bravi al mondo, mi riferisco a Collina e Rosetti. Ora lo standard qualitativo si è abbassato, ecco perché stiamo pensando al professionismo. Se vogliamo essere credibili, occorre che tutti gli attori in gioco siano professionisti, come in Inghilterra".
De Bruyne: "Napoli era la scelta migliore per me, qui sto davvero bene"
"Napoli era la scelta migliore per me, volevo continuare a giocare a grandi livelli e qui c'era la possibilità di farlo": firmato Kevin De Bruyne, uno che per una fetta importante della propria vita è stato l'epicentro di tutti i successi del Manchester City e che da quasi un anno a questa parte fa innamorare i tifosi azzurri. In una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport il belga ha fatto un bilancio di questi primi mesi italiani, facendo anche un punto su questo finale di stagione e sul proprio futuro.
"Ho parlato un po' con Lukaku e Mertens prima di scegliere, ma alla fine ho valutato tutte le opzioni. Napoli aveva il progetto migliore per me e per la mia famiglia, io devo cercare di essere felice nel mio lavoro e nella mia vita" ha dichiarato il fantasista, che ha poi parlato di quelle che sono le ambizioni del club campano per questa stagione: "Per lo Scudetto tutto dipende dall'Inter, che ha il destino nelle proprie mani: se le vincerà tutte diventerà campione. Noi possiamo solo dare il massimo per provare a vincere più partite possibile, qualche settimana fa eravamo a -14 e ora siamo a -7. È sempre molto difficile, ma le cose nel calcio cambiano molto in fretta. Dobbiamo però concentrarci sul nostro obiettivo che è entrare nelle prime quattro e tornare in Champions League".
FUTURO - Nel corso dell'intervista De Bruyne si è raccontato a 360°, parlando anche della propria persona: "Penso di essere un buon calciatore, non una persona speciale. Ho le mie qualità come calciatore e come tutti provo a fare il mio lavoro al meglio, ma non mi sento diverso da nessun altro".
Tutto da decidere, invece, per quanto riguarda il futuro calcistico: "Non so se il Napoli sarà la mia ultima squadra, non ci penso adesso. Ho ancora un contratto e qui sto davvero bene. Cerco di godermi il momento ora, credo di poter giocare ancora qualche anno, poi quando il corpo mi dirà di fermarmi lo farò. Ma per ora mi sento bene".
MONDIALE - E per concludere, l'ex Manchester City si è anche proiettato al prossimo Mondiale, a cui sfortunatamente non parteciperà l'Italia: "Penso che il livello in Europa sia sempre più alto. Non è facile vincere ogni partite e anche le piccole nazionali possono costruire una squadra discreta e fare risultati. Certo che non andare al Mondiale per un Paese come l'Italia è una perdita enorme. Se non fai il Mondiale per tre volte di fila forse sei in crisi, ma non conosco i dettagli".
Cosa bisogna aspettarsi, invece, dal Belgio? "Avevamo un gruppo molto speciale nel 2018, ora ci sono tanti giocatori nuovi. Vogliamo giocare un buon calcio e andare il più avanti possibile. Speriamo di fare qualcosa di buono.
Inter, Luis Henrique: “Sto migliorando e mi sento a mio agio”
Luis Henrique ha rilasciato un'intervista al magazine brasiliano "Placar", dove, oltre a raccontare gli inizi della carriera, ha parlato di questo primo anno in Italia. "Iniziamente è stato difficile, ma adesso sto migliorando e mi sento più a mio agio. Mi preoccupava la fase difensiva, dal momento che facevo l'attaccante e non dovevo aiutare troppo dietro. Ora ci lavoro tutti i giorni", ha dichiarato l'esterno brasiliano.
Luis Henrique è arrivato in nerazzurro dal Marsiglia. Sul confronto tra i due Paesi ha ammesso: "L'Italia mi è piaciuta di più, è stato più facile adattarmi sia per il cibo sia per il calore della gente". L'esterno brasiliano ha rivelato di aver patito invece molto il passaggio dal Brasile alla Francia: "Avrei voluto rimanere al Botafogo, ero molto triste i primi giorni. Ma se penso a quel periodo ne sono grato: se fossi rimasto in Brasile ora non sarei all'Inter".
UN RUOLO NUOVO E UN CALCIO DIFFERENTE - Come detto, non tutto è stato facile inizialmente per l'esterno nerazzurro. Luis Henrique ha infatti spiegato come il primo anno sia andato tutto come previsto: "É una fase di adattamento, e credo di essermi trovato bene con gli altri giocatori, che mi hanno accolto in modo positivo". Un compagno che lo ha aiutato?: "Carlos Augusto, che è brasiliano come me".
Il percorso inverso rispetto a Luis Henrique (Brasile-Italia), lo ha fatto Carlo Ancelotti, che del Brasile ora è il commissario tecnico. L'esterno brasiliano sogna la Nazionale: "Rappresentare il Brasile è una grande responsabilità. Sono in un club che mi dà visibilità, e quindi dipende dalle mie prestazioni". Nessuna illusione in vista dei Mondiali 2026: "Essere convocato non sarà semplice, ma penso al prossimo quadriennio e voglio essere pronto".
Castro: “Vogliamo l’Europa League, col Bologna sto da dio”
"Ho un tatuaggio da fare e uno che vorrei fare... La Coppa Italia il primo, l'Europa League il secondo", ha ammesso Santiago Castro, attaccante del Bologna, nell'intervista a La Gazzetta dello Sport. Il centravanti rossoblù non si pone limiti in questa stagione: "Bernardeschi aveva detto di volere la finale di Europa League, e io sono spesso d'accordo con lui. L'ostacolo più grande lo abbiamo superato, e il verbo 'voglio' è un chiodo fisso per me".
In questa stagione il Bologna ha vissuto una stagione di alti e bassi, soprattutto in campionato. Sul periodo di crisi legato ai primi mesi del 2026, il centravanti ha spiegato: "Dopo la finale di Supercoppa è iniziato il periodo no. Ci siamo portati dietro la delusione per un trofeo mancato". E sulle differenze tra le grandi prestazioni in Europa e le difficoltà in A, Castro invece spiega: "Forse è una questione mentale, oltre a un po' di stanchezza".
BOLOGNA, LE PAROLE DI CASTRO - Come detto, dopo l'eliminazione della Roma, il Bologna non vuole porsi limiti. La prossima avversaria sarà però la favorita per la vittoria finale: l'Aston Villa di Unai Emery. "La Roma ti fa giocare e palleggiare; il Villa va diretta, ti colpisce al cuore e ha giocatori veloci. Noi ci siamo, poi si vedrà", ha spiegato il centravanti sulle differenze tra le due squadre.
Il sogno di Castro è partecipare al Mondiale con la sua Argentina: "Ho sempre la nazionale in testa, che ci vogliano due mesi, un anno o dieci". "Tutti sanno che sogno l'Argentina, ed è per questo che dissi di no, pur con il massimo rispetto, a una nazionale come l'Italia". Castro fu infatti chiamato da Spalletti per l'Italia, ma l'attaccante scelse di rifiutare per inseguire la Seleccion.
Dopo due anni a buoni livelli in Serie A e non ancora ventiduenne, il nome di Castro ora inizia a diventare papabile per diverse squadre che vogliono un centravanti nuovo. Con estrema sincerità, l'attaccante argentino ha ammesso: "Col Bologna sto da dio, mi sento in una famiglia. Oggi penso solo a questa famiglia, e non mi va di dire 'resterò ancora tanti anni', facendo la figura di chi parla tanto per... Nel mercato non si sa mai, ma ho rinnovato poco tempo fa".
Tonoli, il difensore che segna come un attaccante: “La Serie A col Modena? Ci crediamo”
C’è chi nasce attaccante e chi, pur partendo da dietro, trova la via del gol con una naturalezza quasi disarmante. Daniel Tonoli è uno di quelli che sorprende, sempre. Classe 2002, cresciuto tra Serie D e Serie C, con una parentesi formativa nelle giovanili dell’Inter e oltre 100 presenze con la Pergolettese, oggi si sta prendendo la scena in Serie B con la maglia del Modena. Cinque gol in campionato - più di tanti attaccanti della squadra - e una sensazione sempre più chiara: il suo nome ha iniziato a circolare anche tra i piani alti del calcio italiano.
Da Clusone, un paese di 8mila abitanti in provincia Bergamo, a Modena, passando per campi difficili e categorie dove si impara prima a resistere che a brillare. Oggi, però, Tonoli è uno dei volti della stagione gialloblù: il Modena di Andrea Sottil è sesto, in piena zona playoff, e sogna la Serie A. E lui, tra gol, inserimenti e duttilità, è diventato uno dei protagonisti più inattesi e decisivi.
IL PREMIO DI MARZIO E LA CRESCITA IN SERIE B - Tra i momenti più significativi di questo periodo è il Premio Gianni Di Marzio, riconoscimento prestigioso che lo consacra tra i giovani emergenti del calcio italiano. Per Tonoli, un momento speciale: «Sicuramente è stata un’emozione bellissima, perché è un premio molto importante che ricorda una figura che ha fatto la storia del calcio italiano. Sono stato davvero felice di essere premiato in un ambiente così prestigioso». Un riconoscimento che arriva nel pieno di una stagione importante, la prima vera in Serie B: «Mi aspettavo un campionato molto più difficile della Serie C, e infatti è così. Devo ringraziare lo staff e i compagni, perché mi hanno integrato benissimo sin dall’inizio». La differenza più grande? L’equilibrio: «Non c’è una partita facile, sono tutte molto combattute, soprattutto adesso nel finale».
IL SEGRETO: GRUPPO, DUTTILITÀ E… GOL - Cinque reti in campionato, dopo le nove segnate lo scorso anno in Serie C: numeri che raccontano di un difensore con il vizio del gol: «Segnare ed essere tra i difensori più prolifici è una bella soddisfazione, ma la cosa più importante è che i gol aiutino la squadra». Merito anche di un ambiente che lo ha fatto crescere rapidamente: «Nel reparto difensivo mi hanno aiutato tantissimo tutti: Adorni, Chichizola, ma anche Gerli, Santoro… imparo molto anche dai più esperti». Nel suo percorso, un ruolo fondamentale lo ha avuto anche Andrea Sottil: «Mi ha aiutato molto. Non è scontato trovare un allenatore che creda così tanto in un giocatore che arriva dalla Serie C». E poi c’è la sua duttilità, una delle armi migliori: «Fin dal ritiro sono stato provato come braccetto e mi sono trovato benissimo. Nel corso degli anni ho ricoperto più ruoli: posso giocare nella difesa a tre, a quattro e anche da quinto se serve».
DALL’INTER ALLA SERIE D: LE TAPPE DELLA CRESCITA - Nel percorso di Tonoli c’è anche una parentesi all’Inter, breve ma significativa:
«Mi ha fatto crescere molto, soprattutto mentalmente. Allenarsi con giocatori importanti e avvicinarsi alla prima squadra ti fa capire cosa significa essere un professionista». Ma è anche la gavetta a fare la differenza, soprattutto in Serie D: «È un campionato sottovalutato ma molto difficile. Ti forma tanto, sia come calciatore che come uomo, perché ti insegna a non mollare mai». Un percorso fatto di sacrifici, che oggi rende ancora più significativo il presente.
MODENA, PLAYOFF E SOGNI DI SERIE A - A Modena Tonoli ha trovato la sua dimensione: «La piazza è fantastica. Ad ogni partita la curva è piena e pronta a sostenerci, mi trovo davvero bene sia con i tifosi che con la città». Intanto iniziano ad arrivare anche le prime voci di mercato dalla Serie A: «È il sogno di ogni giovane. Fa piacere essere accostato a certe squadre, ma adesso penso solo al Modena». Con un obiettivo chiaro: «Mancano poche partite e sono le più importanti. Dobbiamo conquistare i playoff». E poi, senza nascondersi, la Serie A con i canarini?: «Sognare non costa nulla. Noi ci crediamo».
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