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La probabile formazione dell'Inter per l'Atalanta: Bastoni da valutare
L’Inter si prepara alla sfida contro l’Atalanta con alcune situazioni ancora da definire, soprattutto in difesa. I riflettori sono puntati sulle condizioni di Alessandro Bastoni, alle prese con una forte contusione rimediata nel derby della scorsa settimana. Il difensore resta in dubbio: per vederlo titolare sarà necessario che l’ematoma si sgonfi completamente nelle prossime ore.
In attacco, invece, arrivano segnali incoraggianti da Marcus Thuram. L’attaccante francese ha smaltito l’influenza che lo aveva costretto ai box e si candida con forza per una maglia dal primo minuto. La sua presenza rappresenterebbe una garanzia in termini di intesa offensiva: gli automatismi tra Pio Esposito e Bonny, infatti, devono ancora essere pienamente rodati, mentre Thuram offre maggiore affidabilità sotto questo aspetto.
Possibili novità anche sulle corsie esterne. A destra potrebbe tornare dal primo minuto Denzel Dumfries, assente dall’undici iniziale da ben 125 giorni. Una soluzione che darebbe nuova spinta alla fascia, con Dimarco confermato sul lato opposto.
A centrocampo resta aperto il ballottaggio tra Sučić e Mkhitaryan, con il primo leggermente favorito. In cabina di regia, complice l’assenza di Çalhanoğlu, sarà invece Zieliński a guidare la manovra nerazzurra. In attacco, accanto a Thuram, spazio a Esposito, chiamato a guidare il reparto offensivo in assenza di Lautaro Martinez.
INTER (3-5-2): Sommer; Bisseck, Akanji, Carlos Augusto; Dumfries, Barella, Zieliński, Sučić, Dimarco; Pio Esposito, Thuram. Allenatore: Cristian Chivu.
Atalanta, la probabile formazione contro l'Inter
L’Atalanta prepara la sfida contro l’Inter con l’obiettivo di lasciarsi alle spalle la gara d’andata di Champions League contro il Bayern Monaco. Raffaele Palladino è chiamato soprattutto a lavorare sull’aspetto mentale della squadra, per ritrovare immediatamente concentrazione e ritmo in campionato.
Dal punto di vista delle scelte di formazione, la Dea dovrebbe ritrovare Giorgio Scalvini in difesa. Il centrale è candidato a riprendersi una maglia dal primo minuto nella linea a tre davanti a Marco Carnesecchi, completata da Djimsiti e Ahanor.
Sulle fasce ci si affida alla spinta di Bellanova e Zappacosta, mentre in mezzo al campo la coppia dovrebbe essere formata da Marten de Roon e Pašalić. Buone notizie anche per quanto riguarda Ederson, che potrebbe tornare tra i convocati dopo il recente stop.
In attacco Palladino sembra orientato a non schierare un doppio centravanti come in Champions League. Il ruolo di riferimento offensivo dovrebbe essere affidato a Gianluca Scamacca, in vantaggio su Krstović, con Samardžić e Zalewski pronti ad agire alle sue spalle sulla trequarti.
ATALANTA (3-4-2-1): Carnesecchi; Scalvini, Djimsiti, Ahanor; Bellanova, de Roon, Pašalić, Zappacosta; Samardžić, Zalewski; Scamacca. Allenatore: Raffaele Palladino.
Juventus, i convocati per la sfida contro l'Udinese: Spalletti ritrova un attaccante
La Juventus si prepara alla trasferta di Udine senza Dusan Vlahovic. L’attaccante serbo non ha ancora recuperato completamente e non farà parte della spedizione bianconera, rinviando così il rientro tra i convocati almeno alla prossima settimana. I bianconeri si presentano alla partita dopo la convincente vittoria per 4-0 contro il Pisa, arrivata all'Allianz Stadium sabato 7 marzo con il ritorno al gol di Kenan Yildiz, che si unisce a Cambiaso, Thuram e Boga.
Davanti a Mattia Perin, ancora favorito per difendere i pali, la linea difensiva dovrebbe vedere il ritorno di Lloyd Kelly al centro accanto a Bremer. Sulle corsie laterali pronti Kalulu e Cambiaso, con il primo sulla fascia destra. A centrocampo la coppia dovrebbe essere composta da Locatelli e Thuram, incaricati di dare equilibrio alla squadra e supportare il reparto offensivo.
Proprio l’attacco rappresenta il principale nodo da sciogliere per Luciano Spalletti. Le opzioni sul tavolo sono diverse: concedere una nuova occasione a David come riferimento centrale, avanzare McKennie nel ruolo di falso nove oppure alzare Yildiz e inserire subito Boga sulla trequarti. Al momento la soluzione più probabile è il falso nove con Yildiz, supportato da Conceição, McKennie e Boga.
JUVENTUS (4-2-3-1): Perin; Kalulu, Bremer, Kelly, Cambiaso; Locatelli, Thuram; Conceição, McKennie, Boga; Yildiz. Allenatore: Luciano Spalletti
I CONVOCATI - Novità tra i convocati bianconeri: Luciano Spalletti ritrova infatti Arek Milik per la prima volta dopo le panchine contro Roma e Pisa di fine dicembre. Il polacco si è allenato in gruppo nel corso della settimana, e a differenza di Dusan Vlahovic è riuscito a strappare una convocazione. L'unico assente, oltre all'attaccante serbo, è Emil Holm, fermo da quasi un mese per un infortunio muscolare.
Portieri: Perin, Di Gregorio, Pinsoglio;
Difensori: Bremer, Gatti, Kelly, Kalulu, Cambiaso, Cabal;
Centrocampisti: Locatelli, Koopmeiners, Adzic, Kostic, Thuram, Miretti, McKennie;
Attaccanti: Conceicao, Yildiz, Zhegrova, Boga, Milik, Openda, David.
Insigne a Sky: "Io vicino al ritorno al Napoli. Nazionale? Non sopporterei un altro Mondiale senza Italia"
Lorenzo Insigne si racconta a Sky Calcio Unplugged, podcast interamente targato Sky, condotto da Gianluca Di Marzio, Lisa Offside e Stefano Borghi. L'attaccante classe '91, tornato a Pescara nell'ultima sessione di mercato, ha esordito proprio raccontando le emozioni, e le sensazioni di questo trasferimento: "Qui sto benissimo. Sono contento del mio rientro in Italia, ma soprattutto giocare con la maglia del Pescara".
L'ex Napoli sposta subito il focus sulle impressioni del campionato italiano, dopo quattro anni e mezzo di assenza: "Mi è mancata molto la passione, quella che si sente in Italia non la trovi facilmente in giro. Poi io sono abituato a giocare sotto pressione (ride, ndr), rendo di più.".
IINSIGNE SULLA NAZIONALE - "Forse c'è meno talento rispetto a prima, però ci sono tanti giovani che si stanno mettendo in mostra come Vergara del Napoli: è un peccato che si sia fatto male proprio adesso. Sicuramente il mister (Gattuso) avrà visto tante partite nell'ultimo periodo e saprà fare le scelte giuste. In questo momento abbiamo bisogno di giocatori pronti, che riescano a portarci al Mondiale".
Continua: "Credo che adesso bisogna scendere in campo con tanta grinta e cuore, perché noi abbiamo vinto un Europeo (2021) così, creando un grande gruppo. Mister Gattuso su questo è molto bravo, io ho lavorato un anno con lui e saprà tirare fuori il meglio da ogni giocatore. Spero che raggiungeremo questo traguardo che manca da tanto, non posso immaginare un altro Mondiale senza Italia, fa male".
E su Bernardeschi, ex compagno di squadra al Toronto, tornato protagonista in Serie A con la maglia del Bologna, Insigne risponde così su una possibile convocazione: "Vista anche la partita di ieri (Bologna-Roma), dove ha fatto un'ottima prestazione, di Federico non le scopriamo oggi le qualità. Se sta bene fisicamente e riceverà questa chiamata può dare una mano con la sua grande esperienza, parliamo di un ragazzo d'oro".
SUL POSSIBILE TRASFERIMENTO ALLA LAZIO - "Per quanto riguarda la Lazio, io parlai con il mister (Sarri). Alla fine non si è fatto nulla, loro hanno fatto altre scelte. Non me la sono presa, io accetto le scelte di tutti, sono un professionista e fa parte del nostro lavoro".
Prima del ritorno a Pescara, Insigne è stato vicino a un altro bis, quello con il Napoli. Le sue parole: "Sono stato vicino al ritorno a Napoli, non l'ho mai nascosto. Sono stato contattato a quindici giorni dalla chiusura del mercato. Non vi dico il mio cuore come andava in quei giorni. Alla fine hanno scelto di prendere un giocatore più pronto. Io sono sempre rimasto sereno, perché conosco le mie qualità e sapevo che un'opportunità sarebbe arrivata. Sono tornato in Serie B è vero, però nella mia vita ho fatto tanti sacrifici, e ho sempre ringraziato il presidente, Verratti, Sebastiani, Foggia che mi hanno permesso di rimettermi in gioco. Il mio obiettivo adesso è quello di riuscire a salvare il Pescara, il futuro si vedrà".
Tutta l'emozione provata da Insigne dopo il primo gol dopo il suo ritorno: "Mi sono venuti in mente tanti ricordi, erano otto mesi che non giocavo, e soffrivo guardando le partite dal divano. Un'emozione incredibile, perché credo che in qualsiasi categoria, Serie A, B o C, quando uno sta fermoe torna al gol è bellissimo".
Grifo: "Nazionale? Darò tutto per mettermi ancora questa maglia"
La storia di Vincenzo Grifo è quella di un calciatore cresciuto tra due Paesi, Germania e Italia. Con il tempo si è fatto conoscere per la sua qualità in campo e per i suoi calci piazzati, diventando un punto di riferimento del Friburgo. Ospite del podcast Sky Calcio Unplugged, Grifo si è raccontato tra carriera, scelte importanti e il suo legame con il calcio italiano.
Grifo ha iniziato il suo intervento svelando un sogno, il ritorno in Nazionale: "No, non è ancora arrivato qualche segnale. Però io ci spero e credo sempre, perché uno ci deve credere sempre, specialmente quando uno ha voglia ed è carico. Però alla fine accetto tutto quello che dice il mister. Io darò tutto per mettermi questa maglia ancora qualche volta".
IL BAYERN MONACO E IL SUO FRIBURGO: LE PAROLE DI GRIFO - Dalla Nazionale al calcio di club, Grifo racconta come ha vissuto la sfida tra Italia e Germania in Champions League, tra Atalanta e Bayern Monaco: "Mi ha fatto male il cuore perché io negli spogliatoi dicevo che contro una squadra italiana non sarà tanto facile fare gol, che non sarà facile giocare contro l'Atalanta che sta bene, che è una squadra molto brava con tanti talenti e anche con giocatori con esperienza, con tanta qualità. Poi, alla fine, quando ho visto che hanno fatto 1-6 (non l'ho guardata tutta), poi il giorno dopo quando mi sono alzato ho detto 'mamma mia, ora negli spogliatoi mi diranno sicuramente 2/3 parole...'".
Grifo racconta il Bayern Monaco, la squadra che domina in Bundesliga: "Io dico tutti e 11, dal portiere fino a Kane che non ha giocato. Si vede che qualità e potenza hanno. Olise è un fuoriclasse, un fenomeno. Però poi c'è anche Díaz. Ti danno sempre fastidio nell'1 vs 1. Poi c'è Kimmich che già da tanti anni ha quel ritmo, sa cosa deve fare in Champions League. Poi tutto il resto con Gnabry, Stanisic. Hanno proprio una potenza quest'anno... questa voglia di vincere, questa cattiveria anche nel pressing. Quello che mi ha fatto male è stato vedere l'Atalanta che giocava 1 vs 1 dal campo, e se giochi questo calcio contro il Bayern Monaco... non ce la fai proprio a difendere tutto. Mi ha fatto male vedere come hanno fatto i gol".
CALCIO TEDESCO E CALCIO ITALIANO: LE DIFFERENZE - "La differenza tra i calcio italiano e quello della Bundesliga, per me è che in Italia c'è molta tattica e non fanno quei chilometri che facciamo noi. Da noi in Bundesliga un attaccante, un'ala fa 11/12 Km perché deve lavorare e c'è molta intensità. Invece in Italia non si vede perché è più tattica. Anche tecnicamente mi piace molto l'Italia perché siano giocare tutti, però la potenza e l'intensità in Germania è un po' più alta. Per questo si è vista un po' la differenza tra il Bayern e l'Atalanta, perché uno da fuori dice 'l'Atalanta quest'anno fa un bel campionato, sono ancora in Champions, bravi'. Se vedi solo i giocatori dici che l'Atalanta ci sta a quel livello, però poi alla fine quell'intensità ce l'hanno i tedeschi" ha analizzato Vincenzo Grifo.
Il mondo del Friburgo: "Noi a Friburgo non abbiamo quei giocatori che sono dei fenomeni come Kane o Gnabry, come a Dortmund con Nmecha. Noi a Friburgo siamo una squadra con il senso del gruppo, abbiamo orgoglio e siamo una squadra unita. Solo così ce la possiamo fare perché noi non abbiamo quella qualità che ha il Bayern o anche il Lipsia con Diomande, quei giocatori capaci di vincere le partite da soli".
In chiusura, un'esultanza per il 106esimo gol con il Friburgo: "Farò finta di mangiare la pizza". Giocare in Italia è una possibilità? La risposta di Grifo: "Io seguo il calcio italiano quando posso. Ogni tanto non mi capita perché ho 2 bambini qua che non mi fanno guardare il calcio, e poi mia moglie è incinta e sta arrivando il terzo. Quando posso guardo il calcio italiano. Non si sa mai, l'amore per l'Italia e per le squadre italiane ce l'ho. Ora aspettiamo".
Llorente: "Vlahović mi piace, ha tanta cattiveria. La Juve deve lottare per restare in Champions"
Fernando Llorente è uno di quei giocatori che hanno lasciato il segno con eleganza, tra gol pesanti, stadi pieni e notti europee da ricordare. Dalla Spagna all’Italia, passando per alcune delle piazze più importanti d’Europa come Torino, Napoli, Londra e Siviglia. Il suo percorso è fatto di vittorie e momenti che restano nella memoria dei tifosi. A Sky Calcio Unplugged si racconta senza filtri, tra ricordi di campo e retroscena, tra opinioni su calciatori attuali e club unici come l'Athletic Club.
L'intervento di Llorente non poteva non partire da Cesc Fàbregas, con cui ha condiviso tantissime esperienze: "Abbiamo vissuto tante belle cose insieme, abbiamo vinto insieme. È un ragazzo a cui voglio molto bene, sono contento per lui perché sta facendo una grande stagione con il Como. Era un giocatore speciale, molto intelligente in campo. Uno che poteva fare l'allenatore? Sì, certo. Perché alla fine era un giocatore molto intelligente, si vedeva che poteva avere tutto per diventare un grandissimo allenatore. Infatti è da poco tempo che ha iniziato ad allenare e sta già facendo grandi cose. Penso che abbia grandi idee, era difficile prendere una squadra come il Como e farla giocare così bene come sta facendo".
LA JUVENTUS DI SPALLETTI E VLAHOVIC - "Sta migliorando nel gioco, è una squadra che sembrava essere più squadra, ma il problema è che ci sono stati anche dei risultati con decisioni arbitrali contro la Juve nell'ultimo periodo in campionato, e allora bisogna recuperare questi punti perché devono lottare per restare in Champions". Sull'attaccante serbo: "A me piace tantissimo, ha tanta cattiveria. È un giocatore che ha tanti gol. È vero che fuori area magari deve cercare di migliorare delle cose, degli stop, giocare spalle alla porta e può fare ancora meglio, ma secondo me è un attaccante molto completo. Mi è piaciuto tantissimo come ha iniziato questa stagione, peccato che si sia infortunato perché era uno di quelli che stava giocando molto bene".
Non solo campo. Llorente racconta la telefonata più bella mai ricevuta: "Quando la Juve è venuta a prendermi è stato uno dei momento più belli. Era il momento di fare un salto di qualità nella mia carriera, di giocare in una grande squadra e sono stati i miei primi titoli come giocatore di club. Avevo vinto con la Spagna, ma a livello di club non avevo ancora vinto niente".
GUARDIOLA E L'ATHLETIC CLUB - Sull'allenatore spagnolo, Fernando Llorente ha dichiarato: "È vero che è molto strano perché alla fine è un allenatore che ci ha abitato a vincere sempre e a far giocare sempre molto bene le sue squadre. Già quello che è successo l'anno scorso che ha perso la squadra e ha fatto una stagione molto strana, è stato qualcosa di incredibile. È vero che quest'anno sembrava stare meglio anche in Premier League, ma magari questa sconfitta contro il Real Madrid in questo modo non se l'aspettava nessuno. Tutti si aspettavano un Manchester City più forte, anche perché il Real Madrid in campionato on sta giocando benissimo. Sta vincendo senza convincere troppo. Ma invece il Real Madrid ha qualcosa in Champions League, e appena c'è la musica della Champions si trasforma. E nel momento dove mancavano Mbappé, Rodrygo e giocatori molto importanti ha fatto sicuramente la miglior partita di tutta la stagione, in un momento decisivo".
Passando invece al club che lo ha lanciato nel grande calcio: "Quello dell'Athletic Club è un sentimento unico nel mondo. Una squadra che ha dei valori molto importanti, i tifosi sono folli là. Infatti per me è stata molto dura quando sono andato via perché mi hanno fatto di tutto, non l'avevano presa benissimo. Ero un giocatore importante della squadra, in una società che non può prendere giocatori dall'estero e gioca solo con i giocatori baschi. Allora è molto difficile per loro lasciare andare un giocatore così importante. Per me è stato incredibile, una delle cose più importanti che mi siano successe nella vita avere l'opportunità di crescere in una società come quella dell'Athletic Club, che ti insegna dei valori incredibili. Poi io sono andato lì a 11 anni, ho avuto l'opportunità di fare tutto il settore giovanile fino alla prima squadra, è stato un momento indimenticabile per me".
Spagna, poi Italia e l'esperienza in Inghilterra con Swansea e Tottenham. Llorente ha giocato e segnato contro tante squadre, ma qual è il paese in cui trovava il gol con più difficoltà? "Direi in Italia, sì. Perché tatticamente è il campionato più difficile, dove difendono meglio, difendono con più gente dietro. Quando ero alla Juve trovavamo sempre squadre con la difesa a 5 e facevamo tanta fatica a sbloccare la partita. Tante partite le sbloccavamo alla fine, era molto difficile. Invece in Spagna sentivo che potevo fare go in ogni partita, mi sentivo fortissimo a quell'epoca. Poi in Premier ho vissuto un'esperienza bellissima, anche al mio primo anno lì ho fatto tanti gol. Sentivo che avevo più spazio davanti, i difensori facevano più errori difensivi e potevi approfittarne".
LLORENTE RACCONTA BIELSA - "Aneddoti? Tanti. Era un allenatore che ci faceva allenare tantissimo, era molto duro. Facevamo sessioni di 3 ore in campo la mattina e 3 ore in campo la sera. Perché lui faceva tanti esercizi di combinazioni tra 2/3 giocatori, corti ma molto intensi e questi esercizi prima dovevamo vederli al computer. Vedevamo l'esercizio, andavamo e lo facevamo. Erano 25 esercizi, poi andavi a duemila. Facevamo 3 ore di allenamento ogni sessione, era devastante. Un anno così è molto duro fisicamente e mentalmente" ha rivelato l'ex attaccante spagnolo.
"È stato un allenatore che ci faceva vedere tanti video, quella era una cosa che mi piaceva. Video delle partite che facevamo, vedevi tanto ed era un modo per migliorare. Tante volte pensi di fare le cose bene o che giochi in un modo, poi ti vedi in campo e lo vedi in un altro modo. Questo mi piaceva".
German Denis a Sky: "Brutto pensare al Mondiale senza l'Italia. Pio Esposito? Ripartire da profili come il suo"
Intervistato a Sky Calcio Unplugged, il podcast interamente targato Sky condotto da Gianluca Di Marzio, Lisa Offside e Stefano Borghi, German Denis, ex attaccante di Napoli, Atalanta e Udinese tra le tante, ha analizzato lo status attuale del nostro campionato, della Nazionale italiana, oltre a condividere un prezioso aneddoto su Diego Armando Maradona.
'El Tanque' ha esordito parlando proprio dell'ultima sfida di Champions League tra l'Atalanta e il Bayern Monaco al "Gewiss Stadium", vinta per 1-6 dalla squadra di Vincent Kompany. Le parole dell'argentino: "Devo dire che sicuramente il Bayern ha studiato bene l'Atalanta, anche perché sapeva che giocava a uomo a tutto campo. In certi momenti ho visto che andavano a cercare tutti gli spazi vuoti e, tra l'altro, portavano via soprattutto i difensori. Portando via i difensori, con la qualità che avevano i giocatori del Bayern, arrivavano spesso uno contro uno e alla fine risolvevano la situazione più facilmente di quello che si immaginava. Hanno una rosa troppo importante. Secondo me l'Atalanta con questo tipo di squadre a volte fa fatica, perché la qualità è altissima e non puoi sbagliare neanche una virgola: loro ti puniscono. E abbiamo visto che anche in mezza occasione riuscivano a risolvere".
SULLA NAZIONALE - "Bisogna dire che a volte contano molto anche gli aspetti mentali. Si percepisce una certa paura all'idea che l'Italia possa non partecipare a un altro Mondiale. Io parlo da argentino: un Mondiale senza l'Italia sembra che manchi qualcosa. È difficile da spiegare. Sicuramente ci sono diversi fattori. Si può parlare anche della formazione dei giovani: forse bisogna ritrovare giocatori con lo stesso forte attaccamento alla Nazionale che c'era in passato".
Denis poi si esprime così sui possibili attaccanti che possono incidere nella prossima sfida contro l'Irlanda del Nord: "Negli ultimi tempi però vedo segnali positivi: Pio Esposito, Scamacca e anche Retegui sono attaccanti interessanti. È stato un periodo particolare, ma credo che la componente mentale abbia inciso molto. Quando un giocatore ha questo pensiero in testa può pesare. Non ho comunque dubbi che l'Italia possa farcela, perché ha una rosa con giocatori di esperienza e di grande personalità."
SULLA SERIE A ODIERNA - Arrivato in Italia nell'estate del 2008, nel Napoli allenato da Reja prima, e da Donadoni poi, German Denis da spettatore, nota alcune differenze con l'attuale status del nostro campionato: "Quando sono arrivato a Napoli mi è capitato di affrontare il Milan con Dida, Maldini, Nesta, Gattuso, Pirlo, Pato e Ronaldinho. In quegli anni ogni squadra di Serie A aveva almeno un grande campione. Anche all'Udinese, quando sono arrivato, c'era Di Natale: oggi attaccanti come lui non se ne vedono molti. Oggi però è cambiato molto. Dal punto di vista fisico i giocatori sono molto più strutturati. Però a livello di gioco secondo me qualcosa è cambiato rispetto a prima. È difficile fare paragoni, ma questa è la mia sensazione".
Oggi Denis fa parte del settore giovanile del Monza, occupandosi della crescita dei giovani calciatori. Proprio su questo aspetto 'El Tanque' concentra la sua analisi: "Non è semplice diventare allenatore, serve tempo ed esperienza. Io lavoro con i ragazzi dall'Under 15 fino alla Primavera e il nostro compito principale è formarli. Dobbiamo trasmettere la nostra esperienza e cercare di aiutarli a crescere. L'Italia ha un potenziale enorme: escono tanti giovani di talento, ma bisogna accompagnarli nel loro percorso".
Su Pio Esposito: "Negli ultimi tempi, se parliamo di attaccanti, a me lui piace molto. È un ragazzo che si è adattato bene, lavora sia in fase di possesso che di non possesso e difende con grande disponibilità. In una coppia d'attacco, magari accanto a giocatori come Thuram o Lautaro, potrebbe integrarsi molto bene. Bisogna partire da profili come il suo e aiutarli a crescere".
L'ANEDDOTO SU MARADONA - Non solo l'idolo d'infanzia, ma anche fautore della sua prima convocazione in Albiceleste. German Denis ricorda così Diego Armando Maradona, con un simpatico aneddoto avvenuto durante la sua esperienza a Napoli: "Ero a Napoli quando un giorno mi squilla il telefono: numero argentino. Rispondo e sento: 'Ciao Germán, sono Diego Maradona'. Non ci ho creduto e ho risposto scherzando: 'Sì, certo… e io sono Pelé', poi ho attaccato (ride, ndr)".
'El Tanque' continua così: "Dopo due minuti richiama lo stesso numero. Rispondo di nuovo e capisco subito che era davvero lui. Mi disse: 'Sono Maradona'. A quel punto mi sono scusato subito. Lui mi chiamava per convocarmi in Nazionale. Quando poi sono arrivato in albergo con la squadra, davanti a tutti ha raccontato l'episodio dicendo: 'Questo qui non voleva rispondere al telefono'. Era la mia prima convocazione e c'erano tutti, anche Messi. Avrei voluto sprofondare dall'imbarazzo, ma sono ricordi bellissimi."
Lazio, Fabiani: "Crediamo nel progetto di Sarri, siamo molto affezionati a questa persona"
Nella stagione del ritorno di Sarri, la Lazio sta conducendo un campionato da metà classifica. Decimo posto, con una sfida affascinante contro il Milan all'orizzonte. I biancocelesti hanno dovuto superare qualche difficoltà, ma sono riusciti anche a prendersi delle belle soddisfazioni, come la vittoria per 1-0 contro la Juventus firmata Basic, o il raggiungimento delle semifinali di Coppa Italia.
Proprio dell'operato di Maruzio Sarri ha parlato il direttore sportivo Angelo Fabiani ai microfoni di Sky Sport: "Abbiamo un contratto che prevede due anni più uno di opzione. E abbiamo addirittura tolto quell'opzione sia a lui che allo staff proprio perché crediamo nel progetto di Sarri. Questo nuovo percorso l'abbiamo iniziato con lui e vorremmo finirlo con lui. I rapporti belli, anche quelli di coppia, sono belli quelli che a volte sono anche un po' conflittuali. Perché mantengono in vita il rapporto. Quei rapporti di grande indifferenza non sono dei grandi rapporti" ha proseguito il direttore sportivo biancoceleste.
LE PAROLE DI FABIANI SU SARRI - Fabiani ha aggiunto: "Prendo questo modus che abbiamo noi e che ha Sarri di manifestare come un rapporto teso a migliorare, a spronare. Chiamiamola critica costruttiva. Nulla di nuovo sotto il sole, se non che il Sarrismo è anche questo, ma noi siamo molto affezionati a questa persona innanzitutto e poi a questo allenatore".
Nella parte conclusiva dell'intervista, il ds della Lazio ha dichiarato: "Dopodiché ci sono tante chiacchiere, tante dicerie: Tizio sta contro Caio, Caio sta contro Sempronio... noi dobbiamo dire che dal punto di vista dell'operatività oggettiva, siamo tutti sintonizzati. Facciamo il tifo per Sarri e io son convinto che Sarri faccia il tifo per i suoi ragazzi. I suoi ragazzi fanno il tifo per i tifosi, per la società e quant'altro. Dobbiamo andare sui fatti concreti e oggettivi".
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