Il calcio era nel DNA di Maurizio Zamparini. Una vita dietro a un pallone, già da ragazzo quando la domenica prendeva il treno da Udine per rientrare nella sua Bagnara Arsa dove ad attenderlo c’era il Sevegliano. Il ruolo? Attaccante. Estro e fantasia, quelle qualità dimostrate anche da presidente.
Gli aggettivi si sprecano per parlare del “patron” Maurizio Zamparini: competente, innovativo, vulcanico, ma soprattutto generoso. Una qualità che hanno apprezzato giocatori, allenatori e tutti i collaboratori di Venezia e Palermo nel corso degli anni.
Palermo e Venezia, due città che tra di loro distano più di 1.400 chilometri, ma unite dai ricordi. Quel ritorno in Serie A, atteso da oltre un trentennio sia in Laguna che in Sicilia. Non solo, perché a Palermo riuscì a fare di più: la storica qualificazione in Coppa UEFA, la Champions League sfiorata e la finale di Coppa Italia nel 2011 con più di 40.000 palermitani allo stadio “Olimpico” di Roma.
Zamparini ha regalato grandi gioie ai tifosi con le vittorie, frutto delle sue intuizioni. Campioni scoperti come Dybala, Cavani e Pastore (“Javier mi ha fatto venire le lacrime agli occhi dopo tre palloni toccati” raccontò MZ), ma anche allenatori lanciati (ed esonerati) come Luciano Spalletti, Cesare Prandelli e Roberto De Zerbi. Ricordi indelebili di un calcio lontano e romantico, quello di Maurizio Zamparini.
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