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Wenger out: la sconfitta con il Cholo metafora di un’intera carriera

L’ultima partita di Wenger da allenatore dell’Arsenal in ambito internazionale è una perfetta metafora di un’intera carriera. In questi anni i Gunners ci hanno mostrato un football per palati fini ma hanno spesso lasciato vuota la bacheca, e non è un dettaglio. Il calcio è uno sport meravigliosamente crudele: accarezza le squadre che ricercano il bel gioco ma alla fine, spesso, sposa quelle pragmatiche. Come nella semifinale di Europa League tra i Gunners e l’Atletico Madrid. Una sfida antitetica: da una parte Simeone, dall’altra Wenger. Praticità contro estetica, nel più classico degli scontri manichei.

Alla fine ha trionfato la ferocia da capopolo del guerriero, il Cholo, contro il compassato alsaziano. A niente è valsa la forza di una squadra (l’Arsenal) piena di giocatori di talento. E non è un caso che a segnare la rete decisiva nel ritorno del Wanda Metropolitano sia stato proprio Diego Costa. Un tipo concreto, un giocatore non da squadre di Wenger. È la perfetta realizzazione della legge del contrappasso, eterna, imperitura. E così in finale di Europa League ci andranno gli spagnoli.

Il cinismo non è mai stata una dote delle squadre dell’allenatore francese, che dopo un’era lunghissima e indimenticabile lascerà con zeru titoli nella sua ultima stagione. Per la verità le coppe europee non gli hanno mai detto troppo bene. Il pendolo della vittoria è oscillato senza mai fermarsi ed è pure sfumata l’ipotesi di rifarsi, almeno parzialmente, della finale di Champions League persa nel 2006 contro il Barcellona. Ancora una squadra spagnola a tarpare le ali e a spezzare i sogni. E questa volta per Wenger non ci sarà l’occasione del riscatto. Nelle ultime annate erano piovute critiche piuttosto pesanti su di lui. Parecchi chiedevano la sua testa, sportivamente parlando.

Poi i rumors sul possibile addio e la successiva ufficialità hanno lasciato il campo alle manifestazioni d’affetto, stima e rispetto. A festeggiare questa volta è solo Simeone, il profeta di un calcio molto lontano da quello idealizzato del francese. Difesa arroccata, squadra compatissima e ripartenze. Elementi che valgono una nuova finale, dopo le due di Champions perse con il Real. Lui sì, avrà modo di rimediare alle cocenti sconfitte. Wenger invece guarderà la finale da casa, con la speranza che si possa riaprire un ciclo da qualche altra parte nel continente, a partire dalla prossima stagione. L’Arsenal ormai, per lui, rappresenterà il passato.

Redazione

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