Dal 20 aprile del 2018 che Arsene Wenger è uscito un po' dai radar del calcio. QUel giorno ci fu l'addio all'Arsenal dopo 22 anni. Una piccola ferita ancora aperta, ma non per rabbia nei confronti del club, ma per nostalgia: “Allora non potevo sapere quanto mi avrebbe fatto male nei mesi successivi. – ha raccontato oggi sulle colonne di Repubblica – Oggi sono sereno. Ho scoperto la famiglia, gli affetti, il tempo, le città. Tornerò allo stadio a vedere l’Arsenal, ma non sono pronto. È la mia squadra, la mia storia”.
Ferguson, 27 anni a Manchester, lui 22 a Londra. Una sfida continua per oltre vent'anni: “Quando si giocava contro lo United era anche una sifda tra me e lui. Dopo il ritiro lui è rimasto a Manchester, fuori dalle mie traiettorie. Lo stimo e lo rispetto, ma non siamo rimasti in contatto. Quello che dovevamo dirci ce lo siamo detti in campo”.
Nella lunga intervista Wenger ha anche trattato l'argomento Financial Fair Play: “Va rivisto. I club che dominano in Europa lo fanno grazie a quello che hanno speso prima dei vincoli. Si sono congelate le posizioni acquisite, questo falsa la competizione. Oggi è facile indovinare chi vincerà, mentre il bello del calcio dovrebbe essere l’imprevedibilità. E per i nuovi investitori è complicato fare profitti. Bisogna aprire le porte, pur con controlli stretti”.
Tutta l'intervista la potete trovare sulle colonne de La Repubblica
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