Zidane, Conte, Carrera: DNA bianconero. I tre ex Juventus sono in testa rispettivamente nel campionato spagnolo, inglese e russo e hanno un passato tinto di bianconero fatto di successi. Carrera e Conte hanno vinto lo scudetto del 1995 e la Champions del 1996. Zidane arrivò un anno dopo e con l’ex ct azzurro ha vinto due scudetti e una Coppa Intercontinentale. Insomma, a Torino vincere ti insegna a… vincere. Anzi, secondo un altro ex bianconero, Gianluca Vialli, vincere ti obbliga a rivincere:
“Alla Juve esiste un ambiente di lavoro molto particolare, sei contagiato: un’atmosfera che serve nella vita e in panchina” – si legge nelle pagine de La Gazzetta dello Sport –“La principale caratteristica alla Juve è la testa bassa. L’umiltà rispetto a quello che si vince, che è sempre tanto. Il club ti insegna l’importanza degli oneri: ti mette nelle condizioni giuste per dimostrare quanto vali, ma poi tu devi dare il massimo. A quel punto vinci e ti godi gli onori. Ma per poco perché devi rivincere subito dopo. Ecco, il successo è spesso un sollievo più che una gioia. Il Dna te lo porti dietro: un grande allenatore deve essere lui stesso leader, ma deve creare altri leader che in campo riproducono idee, valori, carattere. Conte, Carrera, Zizou e anche io abbiamo avuto un grande maestro-leader: Marcello Lippi ha la capacità di farsi seguire e trascinare“.
Pragmatismo contro spettacolo: “Certo, al Barcellona prediligono l’estetica, la bellezza o anche solo il divertimento, mentre la Juventus è meravigliosamente pratica. Confesso che nei miei anni in bianconero non è mai entrato un dirigente a dirci: ‘Mi raccomando, oggi giochiamo bene‘. Più e più volte, la frase era: ‘Mi raccomando, oggi vinciamo‘ “.Conte, fenomeno in panchina: “Lì per lì non ci pensi, ma era evidente che sarebbe finito ad allenare. Ha fatto l’università, gli piace studiare, applicarsi e questo aiuta nel curare i dettagli. Ha avuto maestri super da Trapattoni a Lippi e Ancelotti, un orizzonte vasto da cui attingere, ma la cosa bella è che ha trovato un suo quid unico, unsuo stile personalissimo. E funziona alla grande pure nel mio Chelsea. Ha capito che il calcio inglese è bello ma diverso dal nostro: non si deve snaturare, ma si può correggere. Un gioco che toglie il respiro perché si attacca sempre con la guardia bassa, ma è mettendo a posto la difesa che si va lontano.Questa nostra saggezza tattica fa la differenza in Inghilterra, per questo può arrivare in fondo“.
Carrera e Zidane, altri leader : “Massimo si conosce meno, ma era un giocatore di un’utilità unica. Da titolare o da riserva. Onesto, generoso, affidabile: l’uomo che cerchi nei momenti di difficoltà. Più facile incontrare Conte a Londra, con Carrera uso gli sms. Ma saremo tutti sempre fratelli. Zidane? Lo vedevano tutti come un artista, magnifico e anche un po’ etereo, ma adesso è materiale. Pratico e vincente. Di certo, il passaggio juventino è stato decisivo. E pure la contaminazione con il calcio francese, come nel caso di Deschamps, un altro bianconero. Quando fai l’allenatore è come se salissi su un cavallo per spingere le truppe, devi necessariamente cambiare un po’ il carattere, sporcarti e incattivirti. Essere un po’ meno bello e mettere un Casemiro in più”.
Allegri ha il DNA Juventus: “Le vittorie sono il filo conduttore. Allegri è una piacevolissima conferma: ci si chiedeva all’inizio se fosse adatto alla mentalità Juve, ora possiamo che è adattissimo. Io pentito di non aver continuato? Mi sono divertito, ho gioito e imparato. Ma sono anche curioso del mondo per questo ho cercato di fare altro. Non mi pento e ora applaudo i miei amici“.
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