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Veni, vidi, Leicester. Ranieri imperatore di Premier, ora la Britannia è del “pecione”

Da piccolo guardava Robin Hood e “gli piaceva“. Rubare ai ricchi per dare ai poveri, motto di una vita. Poi giocava, correva. Per strada “era una pacchia”. Casa, oratorio, la macelleria di papà Mario. Mamma Renata in balcone ad “ammonirlo” se marinava la scuola. Oggi è ancora lì, 96enne “lucidissima”. Ranieri cresceva, il pallone rotolava. Una via di fuga “dai pericoli della strada”. San Saba, Testaccio, tutto nacque tra quei vicoli. Calcio, football. Lo chiamavano “principino”. Ora è Imperatore. Partito da una “Suburra” come tante verso l’infinito di confini inesplorati. Britannia.

Secoli fa un altro Claudio provò a dominare quelle valli, belle e maledette. Ci riuscì soltanto in parte. Troppi barbari, diversi popoli, tanti conflitti. Tra rivolte di Budicca e tribù da sottomettere. Al Nord ce n’erano varie e allora spazio al Vallo. Adriano prima, Antonino poi. Uno sguardo fisso al di là del muro, verso l’ignoto. Orizzonte misterioso per l’Impero romano, che al tempo dominava il mondo e bramava anche di più. Aspettando poco, accontentandosi meno. Oggi, invece, Ranieri posa lo stendardo oltre confine. “Britannia, ora sei mia”. Campione d’Inghilterra, il primo romano a diventarlo e il terzo italiano dopo Mancio e Carletto. Perché “Er Pecione” ha saputo aspettare.

C’mon Leicester, c’mon Foxes. Una città che gran parte del mondo neanche “sapeva pronunciare”. Guardala ora, sulla bocca di tutti. Ranieri, Sir Claudio. “Ammazza” che impresa, starà “godendo come un riccio”. In barba al latino, solo romanesco stretto. Andata e ritorno dal Chelsea alla gloria, alla faccia di “Thinkerman”. Quello che “non sapeva dare le formazioni”. Gladiatore, Ranieri ha sconfitto un Impero. Nessun Commodo stavolta, soltanto un trittico di “sorelle” che forse aveva un po’ stufato. Man Utd, Man City, Chelsea. Uff, che noia. Sempre loro. Ciclo spezzato ora, il nuovo Robin Hood che ha tolto ai “ricchi” per dare al popolo del calcio. Una favola divenuta realtà. Perché si sono appassionati tutti. Tutti. Britannia, ora Inghilterra. Parallelismi storici e calcistici. Solo una legione a piantare l’Aquila – pardon, la volpe! – nel cuore del paese.

Il merito di Claudio è quello di aver preso una squadra normale, normalissima. Iprimendo ai suoi ragazzi la cultura del lavoro e della fatica. Se non prendiamo gol, andiamo a mangiare una pizza”. Detto, fatto. Solo che quella pizza se la son cucinata loro: “Lavorate per tutto, per ogni centimetro”. Uno stratega, Ranieri. Comunicatore ed eroe. Umile: “Noi non sogniamo, lavoriamo duro”. Rivincita? “No, sono soddisfatto della mia carriera”. Anche se a volte la fortuna l’ha ignorato. Inter, Juventus, le liti con Mourinho. Diverbi d’antologia: “Ranieri è un 70enne che ha vinto solo Coppette”. Fiorentina e Valencia docent. Ma stavolta lo Special One non è rimasto indifferente: “Merita il titolo”. Ostracizzato in patria, bollato come “eterno secondo” dopo vari passi falsi. Con la Roma era tutto fatto, ma Pazzini rovinò la festa all’ultimo secondo. Sogno spezzato. Proprio lì, nella “sua” città. “Un rimpianto” nonostante i derby vinti. Tutti e in ogni paese. Sempre. Poi l’addio però, tanti saluti alla Capitale.

Pazienza, si ricomincia. Inter? Malino. Grecia? Peggio. Imperdonabile sconfitta con le Far Oer e salta tutto, panchina compresa. “Mancava il sistema”. Meglio al Monaco, ma se hai di fronte il Psg come puoi arrivare primo? E infine eccoci qui, all’epilogo. Sognato, inseguito, il più bello di tutti. INASPETTATO. Maiuscolo ad hoc e azzeccatissimo, perché il Leicester era dato a 5000.1 e nessuno ci credeva. Vardy, Mahrez, Morgan, Drinkwater, Simpson, Kantè, Schmeichel, Fuchs, Okazaki, Huth, King. Campioni per caso. Tutti con una storia da raccontare: nel 2015 Simpson fu condannato per aggressione alla fidanzata e al QPR “giocava da far schifo”. A Mahrez, oggi calciatore dell’anno, dicevano che non era adatto alla Premier”. Risatine. E Morgan? Venne scartato dal Nottingham perché “troppo grasso”. Mentre bomber Vardy fino a 5 anni fa lavorava come metalmeccanico. Poi Kantè, l’uomo ovunque riassunto in una frase: “Non mi sorprenderei se andasse a colpire di testa dopo aver crossato”. 

Irripetibili, unici, il Leicester dei miracoli. Una banda di sognatori che ha fatto emozionare il mondo pallonaro e non. Sul trono, poi, Claudione da San Saba ma “cresciuto a Testaccio”. Col sorriso di chi “se la sta a godè”. Di chi è caduto tante volte, forse troppe. Di chi si è rialzato, ha combattuto e ora (stra)vince. Di chi scruta l’orizzonte con orgoglio. Niente più barriere, niente più rivolte in quella Britannia ormai domata. Ranieri si è preso tutto, rispetto, corona e gloria eterna. Meritatissima. Veni, vidi, vici. Dilly-ding, dilly-dong. Dajè Clà, scavalca ‘sto muro e guarda l’infinito. Sei Campione d’Inghilterra.

Francesco Pietrella

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