“Finito” lo doveva essere già a 13 anni quando l’allenatore delle giovanili del Junior gli disse ‘su di te non conto più’ dopo che era stato fermo per un bel po’ causa brutto fastidio al gluteo. Ma lui era ‘Valencianito’, ossia robusto, tarchiato e soprattutto dal gran talento, proprio come Ivan René. Un idolo a Santo Tomas, Colombia. E lasciarlo andare così, che spreco sarebbe stato. Una settimana dopo quella porta in faccia, ecco la chiamata di Alvaro Nunez, allenatore della Escuela Barranquillera. “Augustin – osservatore del Deportivo Cali – ti ricordi del Valencianito? Bene, l’ho portato alla scuola. Stacci dietro che diventerà forte”. Costo dell’operazione: il valore di un disco originale di Ivan Villazon.
Muriel non è mai stato uno di quelli che gettava la spugna ancor prima di strizzarla. Ha venduto biglietti della lotteria pur di pagarsi i passaggi casa-collegio oppure casa-Malambo, campo del Bomboná, dove si allenava agli inizi. Guadagnava 100 dollari a biglietto e riusciva a venderne 20 tutti i giorni. Di portone in portone, Luis non gridava, non amava le sceneggiate: timido, educato, li proponeva solo a conoscenti, amici.
‘Mammone’ ma neanche tanto. Già a 15 anni si è dovuto separare dalla famiglia per rincorrere il sogno europeo. Prima dell’Udinese però, ecco il Granada. Dove gli è mancato soprattutto la compagnia: lo invitavano a festicciole di quartiere dove non conosceva nessuno e lui diceva sì. Senza alcun senso, spaesato. Solo. Non a Lecce, squadra in cui è letteralmente esploso. Funambolo in campo. Insieme al compagno di…. cucina, Cuadrado! “Il cibo colombiano me l’ha sempre fatto mamma perché io non sono mai stato in grado. Adesso che lei non è qui con me, vado sempre da Juan”. Cucina e corsi d’italiano, perché Cuadrado qualche parolina gliel’ha insegnata, altro tassello importante nell’adattamento di Muriel nella nostra Serie A.
Per un periodo – lungo, sempre dopo un infortunio – è stato anche ‘gordo’, bello cicciottello. Ma nel picco del suo rendimento è sempre sembrato ‘Ronaldo, quello vero’. Fenomeno. Gliel’ha detto Serse Cosmi prima, gliel’ha ripetuto Mihajlovic alla Samp poi, a distanza di anni. Il derby vinto (da protagonista) di ieri ha raccontato l’ultima vita di Luis Muriel. Non proprio da Ronaldo il brasiliano ma… quasi.
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