Veni, vidi…vici? No, segni. Perché se c’è la Lazio, arriva il gol. Chiedete a Helander. “Helander?”. Un mistero per alcuni, una certezza per la sorte. “Bestia nera”. Esatto, sì. La Lazio già lo conosceva, quest’oggi l’ha rispolverato all’improvviso. Prima Pioli, ora Simone Inzaghi. Zampata vincente. E primo gol in Serie A con il Bologna (terzo in assoluto). “Quanti alla Lazio?”. Ben due: “Ma preferisco questo rispetto a quello dell’anno scorso col Verona”. Entrambi da calcio piazzato inoltre, curiosità importante, Helander “on fire” e sugli scudi. Titolare grazie al rosso di Gastaldello rimediato contro il Genoa e subito protagonista. Donadoni se lo gode: “Ha fatto una bella partita, ero in emergenza, mi mancavano almeno 6 titolari, lui ha risposto bene e mi è piaciuto”.
Per alcuni resta un mistero (aveva giocato solamente altre 2 gare in Coppa Italia). Ma eccolo qui, Filip Helander: l’anno scorso al Verona grazie a un’intuizione di Bigon: “Lui crede in me”. Per un po’ ha pure continuato ad andare a scuola, come precisato dalla madre. Alunno modello, lui. Uno che quando si mette in testa una cosa poi la fa: “Sarebbe potuto diventare un artigiano se l’avesse voluto!”. Infine, in estate, il passaggio al Bologna in Serie A, un prestito con obbligo di riscatto nell’ultimo giorno di mercato. All’inizio è dura: “C’è concorrenza, i due centrali sono esperti ma voglio competere con loro. Voglio giocare”.
Ambizione ed idee chiare, però. Qualità importanti per il gigante svedese già Campione d’Europa U21 (da titolarissimo). Helander lancia il Bologna, ma la Lazio non affonda. Perché all’ultimo minuto Immobile pareggia su rigore e rimedia un punticino. PS: ma Da Costa quante ne ha parate? Da 8 in pagella. Due, tre, quattro interventi decisivi. E se avesse parato anche il rigore, chissà. Fantacalcisti già in visibilio.
Helander protagonista, scopriamolo meglio in qualche pillola: da piccolino giocava a calcio col fratello, a 5 anni calciava già le punizioni e rompeva qualche vetro. Madre disperata: “L’abbiamo subito portato ad una scuola calcio, era un bambino, ma se avesse potuto scegliere avrebbe iniziato anche prima”. L’inizio per strada, poi il Kvarnby IK: “Eravamo costretti a sostituirlo per farlo riposare, voleva giocare sempre”. Parola di Lars Olofsson, suo primo allenatore: “Lo chiamavamo Duracell”. Infine il Malmoe. Circa 80 presenze e un gol su calcio piazzato (di tap-in). Fino al Bologna e alla zampata di oggi con l’Olimpico che trema. Il gigante biondo colpisce ancora. Sempre così, sempre in area. E sempre alla Lazio.
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