Interviste e Storie

Corsa, carattere e un pizzico di sfortuna: la prima di Vardy da titolare è stata un film senza lieto fine

 

Jamie Vardy – credit: IMAGO

La prima di Jamie Vardy con la da titolare: tantissima corsa, altrettanta voglia e anche un pizzico di sfortuna.

E’ mancato solo il lieto fine. La prima di Jamie Vardy da titolare con la Cremonese allo Zini è stata come film, al quale è mancata solo la conclusione perfetta.

Nicola l’ha scelto nell’undici iniziale contro l’Udinese e la risposta dell’inglese è stata ottima. Schierato al fianco di Bonazzoli, Vardy ha fatto vedere il motivo per cui ovunque vada viene amato.

Tanti chilometri percorsi, altrettanto il cuore messo su ogni palla “sporca” perché non c’è nessuno meglio di lui a sapere che le grandi cose nascono proprio dalle piccole.

Un matrimonio, quello con la Cremonese, che forse si è realizzato anche e soprattutto per questo motivo. Saper partire dal basso prima di puntare in alto. Una storia, quella tra il campione inglese e il club grigiorosso, che oggi avrebbe potuto scrivere una pagina meravigliosa della sua storia.

La doppia occasione

L’ultimo passo che sarebbe potuto diventare il primo. Solo questo è mancato alla serata di Jamie Vardy. L’attaccante inglese ha avuto due situazioni per mettere per la prima volta la sua firma, ma è mancata sia fortuna che precisione. Nella prima situazione viene lanciato a campo aperto, come ai tempi del Leicester, ma viene ipnotizzato da Okoye.

Nella seconda, invece, c’è anche della sfortuna. Sarmiento conduce palla, servendo Vardy sul più bello. Il “10” sterza mettendosi il pallone sul destro e trova la deviazione in corner di Solet. Un urlo strozzato in gola di tutto lo “Zini”, che per il primo centro dell’inglese dovrà ancora attendere.

Alessandro Neve

Classe 2003, amante dello sport. Un po' di più del calcio, che ho iniziato a sentire mio fin da piccolino collezionando "disperatamente" le figurine Panini. Oggi studio mediazione linguistica con specializzazione in Sport Management e l'aspirazione di raccontare il pallone è sempre quella di quel bambino

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