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Venezia, è (anche) la finale di Vanoli: un calcio fatto di idee

Idee e preparazione. C’è questo dietro alla finale play-off conquistata dal Venezia di Paolo Vanoli. La sua grinta e il sorriso a fine match contro il Palermo sono il ritratto della soddisfazione dopo due partite capolavoro. Vittoria 1-0 al Barbera e 2-1 al Penzo. Attenti all’andata, dominanti al ritorno, con la qualificazione già ipotecata dopo 4 minuti con il gol di Tessmann.

 

La partita di Vanoli

Vanoli ha preparato nel migliore dei modi le due partite. Dopo lo 0-1 del Barbera, al ritorno – davanti ai 10.000 tifosi del Penzo – avrebbe potuto anche abbassare il baricentro della squadra e gestire il risultato. Impostare il match sul contropiede e limitare gli attacchi rosanero. Ma quando hai un’idea di calcio, la pratichi fino in fondo. 

Così, sin dai primi minuti, Vanoli sbraccia. Entra quasi in campo. Si sgola coi suoi giocatori. Chiede testa, ma anche la solita intensità. E infatti il Palermo non ha mai dato l’idea di poter riaprire il discorso qualificazione. Il Venezia è stato dominante, sin dall’inizio. Al quarto minuto il gol di Tessman aveva già virtualmente chiuso i giochi: destro potentissimo all’incrocio e Pigliacelli battuto.

Sull’1-0, Vanoli chiede di non fermarsi. Detto, fatto: i veneti creano almeno altre 4-5 palle gol nitide, fino alla rete del 2-0 che arriva al termine del primo tempo con Candela. Azione corale, veloce, “moderna”. Discorsi chiusi in un tempo. Quarantacinque minuti perfetti. Nel secondo sì, solo a partita chiusa, la gestione. Con il solito possesso ipnotico per gli avversari. 

 

Da Conte al suo Venezia

A 51 anni (52 ad agosto), Vanoli è appena la seconda esperienza da allenatore di club. “La verità è che ho fatto tanta gavetta“, disse ai microfoni di Sky Sport dopo lo 0-1 maturato al Barbera. Le esperienze al fianco di Antonio Conte, al Chelsea prima e all’Inter poi. Lavoro, studio e passione. 

Con le idee di Vanoli il Venezia ha cambiato prospettiva in un anno e mezzo. Dalla zona play-out ai play-off, adesso la finale contro una tra Cremonese e Catanzaro per conquistare quella Serie A sfiorata nella regular season. Adesso manca un solo step. 

Manuele Nasca

Nato a Palermo nel 1999. Il calcio da sempre, nel salotto di mio zio tutte le domeniche (la squadra non ve la dico). Se ve lo state chiedendo, sí volevo fare il calciatore (ero bravino) ma dovevo studiare. Così oggi mi diverto con la tastiera con un solo obiettivo: emozionare ed emozionarvi (“l’articolo è per il giornalista come un quadro per il suo pittore”, mia)

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