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Valencia, Prandelli: “Mondiali 2014? A tutti ha fatto comodo dare la colpa a me, Balotelli e Cassano”

Valencia? E’ stato sempre detto che il mio è un gioco alla spagnola, ora lo vedremo. I progetti mi paiono seri, per ora non posso dire di più”. A distanza di due anni dall’addio alla Nazionale e al Galatasaray per Cesare Prandelli parte una nuova avventura in panchina. L’ex ct azzurro si è raccontato nel corso di una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport:

“Ho cominciato ad allenare grazie a Cesare Bortolotti. Quando finii la carriera mi chiamò e mi disse: ‘La squadra per cominciare a lavorare te la do io. Non so se diventerai un bravo allenatore, ma so per certo che non mi farai mai fare brutta figura’. Due giorni dopo morì in un incidente d’auto, la sua stretta di mano, però, sapevano tutti che valeva come un contratto. Il padre, Achille, diceva sempre: ‘Per il vivaio prendiamo ragazzi delle nostre parti. Magari un giorno smetteranno ma avranno sempre l’Atalanta nel cuore’. Pensate se avesse visto i nostri vivai: tutti pieni di stranieri. Gli italiani fino all’Under 19­-20 sono fra i migliori al mondo, basterebbe che qualcuno avesse voglia di indagare su quali interessi ci sono dietro. Facile capirlo, no?”.

Storie di spogliatoi? “Dipende da quello che si intende. La fronda verso qualcuno esiste. Mi è capitato di sentire ragazzi che parlavano di cene di gruppo e magari c’era qualcuno che diceva: ‘Io veramente non sono stato invitato’. Sono segnali. Una volta Trapattoni alla Juventus ci disse: ‘Se pensate che il problema sia io, ditemelo e me ne vado. Ora io esco, parlatene fra di voi’. Non fece in tempo a uscire che Zoff ci guardò e disse: ‘Il primo che dice una parola se la vede con me’. Tutti zitti: il gruppo era cementato. Allora Dino uscì dalla porta e lo chiamò: ‘Mister, tutto a posto. Ora saliamo subito in pullman’ “.

A volte un po’ di “anarchia” può tornare utile alla squadra: “In certi momenti si può essere anche anarchici. Faccio un esempio. Col Parma eravamo in trasferta a Piacenza e Mutu a un certo punto riceve palla a centrocampo, spalle alla porta. Io gli dico: ‘Giocala’. Invece la tiene, regge botta, si gira, supera l’avversario, vola verso la porta, ne dribbla due e segna. Che gli dici? Corri in campo e lo abbracci. Ci sono alcuni che preferiscono passare per teste matte per non mettersi davvero alla prova e correre il rischio di fallire. Balotelli e Cassano? Anche. La loro carriera di alti e bassi lo dimostra. Non sono sorpreso che ora si ritrovino così”.

Prandelli, Balotelli, Cassano, per molti il trio colpevole del “disastro mondiale” del 2014: “Certo, perché il calcio è così. Tutto quanto di buono è stato fatto in 4 anni si è dimenticato per una sola partita, quella con la Costa Rica. Conte? Ad ogni esonero la squadra dice che col nuovo allenatore si lavora meglio. Un po’ è mancanza di coraggio, un po’ è un segnale per dire al nuovo tecnico: ‘Conta su di me’. Non mi scandalizzo. Uscì anche fuori che il ritiro in Brasile fu scelto dalla mia compagna: che stupidaggine. Quella ­ come il codice etico e come l’idea di portare mogli e fidanzate ­ è stata una scelta condivisa col gruppo. Poi a tutti ha fatto comodo dare la colpa a me, Cassano e Balotelli”.

Prandelli spesso gira senza soldi: “Sì, non ne porto mai. Una volta me li sono dovuti persino far prestare da un passante per fare benzina. Era così fin da bambino. I miei vendevano bibite e tutte le sere mio nonno ci faceva contare l’incasso. Io odiavo farlo, mi rendeva triste, mi sembrava di sprecare quella mezz’ora in cui magari avrei potuto uscire e giocare. Credo che dipenda da questo. Infatti poi i miei amici mi prendevano in giro: ‘Ci sono solo tre persone che escono senza soldi: il Papa, l’Avvocato e te’ “. Questa estate l’ex Juventus ha sfiorato la panchina della Lazio: “Lotito? C’erano le premesse per lavorare bene insieme, c’eravamo stretti la mano, ma non sono più i tempi dei Bortolotti“.

Chiudere con il calcio? Il pensiero ha sfiorato il nuovo allenatore del Valencia: “Al suicidio professionale ho pensato diverse volte. Basta, smetto. E non solo dopo la Nazionale o l’esperienza col Galatasaray. Poi però torna la passione e ti rimetti in gioco”.

Guido Barucco

(Aspirante) giornalista tra Firenze e Milano. Studio Giurisprudenza, ma la mia legge è soprattutto il calcio. Amo raccontare storie ed emozioni, quelle che vanno oltre i colori e la fede. Pubblicista dal 2013 e nella famiglia di GianlucaDiMarzio.com da febbraio 2014.

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