Categories: Interviste e Storie

Valencia, l’anno della rinascita nel segno della gioventù

Si sente spesso dire che “chi ben comincia è a metà dell’opera”. Un proverbio che racchiude una grande verità, una frase che riassume il grande inizio di campionato del Valencia. Solamente quattro mesi fa, il club ha sfiorato una clamorosa retrocessione in Segunda Divisiòn. Oggi, la musica è ben diversa. 

Ma a cosa è dovuto questo ottimo impatto in Liga? Un allenatore che non ha paura di niente e nessuno e che crede ciecamente nei suoi giovani. Prima in campionato per metà media più bassa (24,4), il progetto è ben chiaro. La scarica elettrica positiva al motore di una squadra che è alla ricerca di un’identità smarrita nel corso degli ultimi anni.

Una partenza perfetta

Pronti via, l’Els Che inizia la nuova stagione nel migliore dei modi. Due vittorie in altrettante partite: la prima, di grande prestigio, al Ramón Sánchez Pizjuán di Siviglia. Diakhaby segna la rete del vantaggio, il giovane Javi Guerra chiude i conti con il gol del definitivo 1-2. Sette giorni più tardi, arrivano anche i primi tre punti davanti ai propri tifosi, al Mestalla. Pepelu, centrocampista spagnolo, è l’autore del gol-vittoria contro il Las Palmas.

Il Valencia ai valenciani: Baraja, dal campo alla panchina

Insieme a David Villa è una delle bandiere del club: dieci stagioni – dal 2000 al 2010 – con la camiseta valenciana. Poi, la carriera da allenatore. Tredici anni dopo, nonostante nel mezzo un’esperienza nel settore giovanile, le strade di Baraja e del Valencia si rincontrano. Subentrato in corsa lo scorso febbraio, al posto di Gennaro Gattuso, è stato riconfermato per la stagione 2023/2024. Dopo essere riuscito a salvare una squadra sull’orlo del baratro, gli è stata data l’opportunità di creare un gruppo completamente, o quasi, da zero. Gabriel Paulista e Gayà, i veterani dei quali non si può fare a meno, per il resto spazio ai giovani. Gli stessi che stanno trascinando il Valencia in questo inizio di campionato.

 

 

I millennials al servizio del nuovo Valencia

Non fanno da comparsa, ma rappresentano il presente e soprattutto il futuro del Valencia. Dalla difesa all’attacco, la squadra è stata rivoluzionata grazie all’inserimento di diversi giovani, alcuni provenienti dalla Juvenil, cantera del club. Ma andiamo ad analizzare i millenials di maggiore interesse. Partiamo con Jesús Vázquez, terzino sinistro e ottima alternativa del capitano Gayà, ha già alle spalle oltre 20 presenze in prima squadra. 

 

 

Il Valencia, al centro della difesa, ha il suo gigante su cui poter contare: stiamo parlando di Cenk Özkacar. Classe 2003 e un gol contro il Siviglia che vale il primo successo in stagione: Javi Guerra ben presto potrà dire la sua in un centrocampo che ha l’aria di essere il suo eden calcistico che potrà condividere con André Almeida. Sulle fasce spuntano i nomi di Fran Pérez e Diego López, entrambi classe 2002 e titolari, indispensabili per il nuovo scacchiere tecnico-tattico. Infine, la fase offensiva – orfana dell’ormai ex Edison Cavani – è guidata da Hugo Duro, in attesa di poter apprezzare il classe 2001 Alberto Marí, fermo ai box per un’operazione all’inguine. Menzione speciale per il portiere georgiano Giorgi Mamardashvili. 22 anni e una carriera ancora tutta da scrivere. Dovesse riuscire a mantenere i livelli di questo inizio di campionato sentiremo parlare di lui ancora per molto tempo.

E’ ancora troppo presto per dare sentenze definitive, ma dalle parti del Turia si respira un’aria di cambiamento. Con entusiasmo e nuovi stimoli, il futuro in casa Valencia sembra essere tornato il sereno.

Lorenzo Bloise

Classe 2001, nato nel comasco, oggi pendolare a Milano. Amante dello sport in tutte le sue sfaccettature: giocatore di provincia di basket, con il calcio mi sono limitato alla PlayStation. Cresciuto tra un doppio passo di Cristiano Ronaldo e un fadeaway di Dirk Nowitzki. Davanti alla televisione, allo stadio o al palazzetto con la stessa curiosità di un bambino. Highlights, repliche, interviste e dirette notturne: ogni scusa è buona per non perdermi nulla. La letteratura mi ha aiutato a riscoprire la bellezza e l'efficacia delle parole: le stesse che mi permettono di raccontare ciò che gli altri si limitano a guardare. Storie, anedotti e culture che si intrecciano tra di loro: per me lo sport è questo e tanto altro.

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