Categories: Interviste e Storie

Vado… segno e torno. Dall’Olanda all’Italia, Scamacca: l’alunno di Van Nistelrooy riparte da Sassuolo

Italia – Olanda – di nuovo Italia ma “non chiamatemi mercenario”. Appellativo
mai digerito per aver sposato un “progetto di vita, un percorso di crescita”. “Scelta
giusta”
: nessun rimpianto. Storia di addii e di ritorni, di quel passaggio
dalla Roma al PSV ancora nemmeno diciottenne: l’ossessione giallorossa di un
Petrucci – bis
.

Ma soprattutto la storia di Gianluca Scamacca. E dell’Italia.
Riabbracciata, finalmente. Grazie al Sassuolo e principalmente al ds Angelozzi
che l’ha voluto fortemente. E che ci ha creduto fino in fondo. A tal punto da
sconfiggere una concorrenza spietata italiana ed estera. Senza dimenticare la
continuità di un progetto basato sui giovani. E quell’Eusebio Di Francesco dal
passato romanista come il suo. Nemmeno il tempo di rifletterci che la risposta
è data. “Sì”. Pronti, via: si riparte.

Facendo tesoro dei consigli ricevuti durante gli allenamenti con due istituzioni del PSV come Van Bommel e Van Nistelrooy, perchè no. Gli stessi che al momento della firma col Sassuolo non hanno esitato ad inviargli un sms di stima ed affetto. L’emblema di un ottimo rapporto costruito grazie ad una crescita sia professionale che umana. Lasciando al passato tutte le difficoltà ambientali. Addio a quella lingua olandese “per niente
facile”,
maneggiata tuttavia col tempo sempre con maggior destrezza, assieme all’Inglese. Ma che all’arrivo in Olanda rappresentò una delle poche controindicazioni ad un’offerta irrinunciabile, anche grazie alla possibilità di portar con sé mamma Cristiana. Convincendolo addirittura a dire addio a quella Roma di cui è tifoso fin da bambino. Dove è cresciuto optando per il calcio a dispetto del basket. “Mi annoiavo e volevo imitare i giocatori della Roma per strada”. Fino all’esplosione negli Allievi: un macchina da 34 gol in 30 partite. “E
pensare che da piccolo dicevano che giocavo solo perché ero alto…”
. Alto sì, ma “dai
piedi buoni”:
alla Ibra, per intenderci, suo idolo incontrastato insieme a
Pogba.

Ragazzo
semplice e determinato, Scamacca. Molto autocritico: mai accontentarsi. E col
fuoco dentro: qualità indispensabile per “vivere per il calcio”. La stessa che ha convinto il Sassuolo a riportarlo in
Italia. E guai a chiamarlo mercenario: meglio non far arrabbiare un avversario che ha
ricevuto lezioni da un maestro d’eccezione come Van Nistelrooy.

Alberto Trovamala

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