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“Un uomo solo può vincere il mondo”: viaggio a casa di Lucio Dalla, tra la musica e il Bologna. La fotogallery

“Staremo in curva abbracciati ad un’idea e sarà come sentire la marea. Le tue ali Bologna, le mie gambe Bologna: sto correndo con te, 1 fisso nel mio cuor”.

Era il 1988 e Lucio Dalla, insieme ai suoi amici bolognesi Mingardi, Morandi e Carboni, scriveva l’inno del Bologna, il suo Bologna. Quello tra il cantautore e i colori rossoblu è stato un amore senza freni, disinibito, sfacciato come lo era il Dalla artista: una corsa sulle montagne russe per vedere il Dall’Ara ogni domenica, le prodezze dei campioni e gli abissi della sconfitta.

A cinque anni di distanza dalla sua scomparsa, Lucio Dalla è ancora vivo nella mente dei bolognesi: l’anno scorso lo hanno omaggiato con una poltrona personalizzata nella tribuna dello stadio: una figura stilizzata, una sagoma che suona il sax e una scritta in corsivo, “Lucio”. Non ha mai abbandonato Bologna e il Bologna, come ricorda il suo manager storico, nonché amico di una vita, Tobia Righi: “L’abbonamento? Lui è uno di quei classici tifosi che quando vince si esalta, quando perde dice ‘Andiamo via’ –commenta, ai microfoni di Sky Football Night, camminando per i corridoi di casa Dalla – Un giorno, però, mi disse: ‘L’abbonamento lo si fa uguale, chi rimarrà in vita lo farà anche per l’altro’”. Aggirandosi per quelle stanze, si ha l’impressione di poterlo vedere ancora lì, Lucio, seduto sulla sua poltrona, in un luogo sacro che emana magia dai muri. “Vedevamo le gare del Bologna e della Virtus Bologna in questa specie di Cinema – prosegue Righi – Ogni volta che c’erano le partite questa stanza si trasformava nella Curva Bulgarelli”. Poi le foto con l’amico Morandi in tribuna, in moto con Valentino Rossi, su un campo di calcio nell’insolita veste di calciatore. Il suo giocatore preferito? Ezio Pascutti, l’eroe dello scudetto del ’64; oltre a lui, Pecci, Marocchi, Signori e Di Vaio. La fantasia al potere, il fascino dell’estro che inventa e diverte, un po’ quello che faceva lui sul palco: un numero 10 nella vita, come quel Roberto Baggio che lo ha incantato con le sue giocate, al punto da fargli scrivere una canzone su di lui. Una sintonia particolare, la sensazione di essere… “nato per essere solo, solo in mezzo al cielo, solo come un Dio”.

Quell’adrenalina che solo il Bologna sapeva regalargli, l’emozione della partita alla domenica, da seguire tutta d’un fiato, “su una vecchia bicicletta da corsa, con gli occhiali da sole e il cuore nella borsa”. Un’altra foto, uno striscione della curva che saluta il suo menestrello: “Beh, ci vediamo domani: faccio due salti nel vento e se mi sento domani torno qua”.

Bologna. Calcio, sì. E musica. E se risuona una voce per quelle vie, sotto quei portici, è proprio quella indimenticabile di Lucio Dalla. Via D’Azeglio 15. Entrare in casa sua è stato un po’ come tornare indietro nel tempo; piena di ricordi, dischi, foto, calcio e tanto Bologna. Un luogo sacro del quale non perdere niente perché ogni angolo è storia. E noi vi ci portiamo…

Gianluca Di Marzio

Ci ho messo più di trent'anni per tornare dove sono nato. Non conoscevo le strade, non sapevo a memoria le vie, ricordavo solo il nome della clinica -Villa Stabia- dove mia madre mi aveva dato alla luce. Più di trent'anni sì, non proprio un figlio modello per la mia città, Castellammare di Stabia, una trentina di chilometri da Napoli. Lì sono nato il 28 marzo del 1974, sono Ariete per gli amanti dei segni zodiacali, non chiedetemi l'ora e comunque non sono un fanatico degli ascendenti.

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