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Un soprannome da horror, un colpo di testa nella storia. Il Messico e il suo ‘Chucky’ Lozano da incubo… per le difese avversarie

Un colpo di testa, sì, ma non una follia. Un soprannome da film horror ma niente paura. All’anagrafe è Hirving Lozano, per tutti Chucky. Già, proprio come la ‘Bambola assassina’ della pellicola horror. La sua, però, non è una storia del terrore, anche se un po’ di ansia alle difese avversarie vuole sempre metterla. Chiedere a chi lo chiama ‘l’ala assassina’. Oppure chiedere ai suoi vecchi amici, quelli che la sera spaventava sbucando all’improvviso da sotto il letto. Ecco perché quello che lo accompagna ora è un soprannome… terrificante, anche senza avere i capelli rossi o le cicatrici sul volto.

Addio Messico, addio Pachuca, club (Academy compresa) che sforna giocatori interessanti agli occhi delle squadre europee, come anche Enner Valencia o Hector Herrera. Dalla prossima stagione dunque Lozano giocherà in Olanda, nel PSV. “Abbiamo lavorato 6 mesi a questo trasferimento ed è stata necessaria una certa ‘creatività’ per ottenerlo” ha assicurato il ds del PSV, Brands. Velocità, capacità di rientrare verso l’interno, cross dal fondo, voglia di lottare anche con i difensore più robusti per una palla, agilità, potenza nel tiro. Questi i pregi e le qualità tecniche che gli riconoscono, in Messico e – ormai – non solo.

Lozano intanto in Europa è già arrivato, in Russia precisamente, per vestire la maglia del suo Messico nella Confederations Cup. Ieri, esordio nel torneo e gol. E che gol. Importante: perché quello del che ha permesso alla nazionale di Osorio di staccare il pass per la semifinale (sarà contro la Germania). Da ricordare: per come l’ha realizzato. Di testa, dalla distanza. Il più lontano segnato nelle competizioni Fifa, battendo anche quello di Van Persie del Mondiale in Brasile. Spagnoli e amanti di belle e brillanti realizzazioni ricorderanno.

Invece, per gli amanti delle grandi distanze coperte da un colpo di testa decisivo sarà impossibile non pensare all’impresa di Martin Palermo, attaccante del Boca che nel 2009 segnò al Velez di testa da 45 metri; oppure a Jone Samuelsen, il centrocampista norvegese dell’Odd Grenland finito nella storia nel 2011 per la sua conclusione – sempre di testa – da 57,3 metri, nel recupero di una sfida contro il Tromso; un record, questo norvegese, battuto poco dopo da una perla regalata dalla seconda divisione giapponese, un gol di testa da 58 metri.

Ma tornando a Lozano, quel calcione di Akinfeev sembra non averlo sentito affatto perché non gli ha impedito di spedire quella palla in rete. Insomma, uno che non si spaventa affatto. Anche perché è lui “El Chucky”.

Guendalina Galdi

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