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Umbria e pallone, Ferri Marini si racconta tra esultanze alla Del Piero e sogni: “A Perugia il momento più bello, ora a Gubbio per sorprendere”

“Da bambino avevo due sogni: il cognome dietro la maglia e giocare in Serie A. Il primo l’ho realizzato, per il secondo continuo a crederci, è difficile e lontano. Sarà complicato, ma io non mollo”. Pensieri e parole di Daniele Ferri Marini, classe 1990, numero dieci del Gubbio, che oggi sta lottando per raggiungere i playoff, nel girone B di Lega Pro. Nato e cresciuto a Sansepolcro, in provincia di Arezzo al confine con l’Umbria, la regione che l’ha adottato calcisticamente. Prima a Perugia e adesso a Gubbio. Il centrocampista si racconta ai microfoni di gianlucadimarzio.com, tra sogni, obiettivi e racconti del passato.

Domenica scorsa contro il Mantova ha segnato il gol che ha regalato al Gubbio tre punti fondamentali per la corsa ai playoff, di testa, su assist di Ferretti. E’ la quinta rete in campionato per Ferri Marini, sesto in stagione contando la Coppa Italia. “Stiamo facendo meglio del previsto, l’obiettivo a inizio anno era la salvezza dopo aver vinto in Serie D ma ora siamo in zona playoff e ci crediamo, non ci poniamo limiti. Ci divertiamo, perché il calcio è strano. Futuro? Si vedrà, ora punto a fare bene i playoff che possono essere una vetrina importante, se farò bene chissà, sono pronto a qualsiasi cosa”.

Questa storia parte da un paese al confine tra la Toscana e l’Umbria, che è rimasto nel cuore di Ferri Marini. “Sono di Sansepolcro, che si trova a 60 km da Gubbio. Lì, a casa, ho fatto il settore giovanile e poi il salto in prima squadra, in Serie D”. Poi il calcio l’ha portato lontano dalla città in cui è nato, “sono andato in C2 a Perugia. Ho firmato un contratto di tre anni, mi hanno mandato in prestito ad Aprilia e al Poggibonsi, infine nel 2014-2015 alla Maceratese dove abbiamo vinto il campionato. Questo è il mio secondo anno al Gubbio con cui ho un contratto fino al 2018. Il momento più bello della mia carriera è stata la doppietta a Fano che ha portato il Perugia alla promozione in C1, ed in generale i tre campionati vinti, due in Serie D con Maceratese e Gubbio, oltre a quello con il Perugia in C2”. Ma nella carriera di Daniele ci sono state anche parentesi meno belle, “non mi sarei mai aspettato di essere prestato in C2 all’Aprilia, dopo aver fatto tutta la preparazione con il Perugia. E’ stata una delusione, anche per l’ottimo campionato che avevo fatto l’anno prima”.

Sono tre gli allenatori che lo hanno plasmato. Pierfrancesco Battistini“quello che più di tutti ha creduto in me”- l’ha fatto esordire al Sansepolcro e poi l’ha portato a Perugia. Magi, attuale allenatore del Gubbio con cui Ferri Marini ha vinto due campionati di Serie D, alla Maceratese e al Gubbio. Infine Davide Mezzanotti, ex giocatore di Napoli, Torino e Brescia, è stato prima capitano e compagno di squadra al Sansepolcro, città che ha dato i natali ad entrambi e poi allenatore quando ha smesso di giocare.

La storia è quella di un bambino che ha dedicato l’infanzia al calcio. “E’ sempre stata la mia passione, giocavo davanti a casa dalla mattina alla sera. Ho studiato poco, perché dedicavo le mie giornate al pallone”. Ma il sogno sembrava impossibile. Daniele era troppo piccolo, lo sviluppo è arrivato tardi rispetto agli altri, e confrontarsi con ragazzi fisicamente più grandi era difficile. Ma la svolta è arrivata a sedici anni: “lì ho capito che potevo farcela perché prima ero piccolino. Poi Battistini mi ha lanciato in prima squadra al Sansepolcro e ho fatto gol subito all’esordio contro il Gavorranno. Quel giorno ho capito che chi diceva che ero troppo piccolo aveva torto, potevo farcela”.

La vita di Ferri Marini però non è fatta solo di calcio, c’è anche altro. “Mi piacciono tanti sport. D’estate quando ho tempo gioco a tennis, poi mi piace seguire l’NBA, sono un fan dei Golden State Warriors ma faccio comunque il tifo per gli italiani che giocano a basket all’estero. La mia squadra del cuore è la Juventus, e il mio idolo è sempre stato Del Piero. Quando faccio gol esulto con la lingua di fuori e poi gioco con la maglia numero dieci. Ad agosto nascerà mio figlio, un altro sogno che si avvera. Come lo chiameremo? Alessandro, naturalmente”.

Francesco Porzio

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