Tristan Crama (IMAGO)
Davanti alle star di Hollywood, i Lions battono 4-0 i rivali del Charlton in un’atmosfera magica. Gli appunti da Londra di un match simbolo del calcio British
Era uno dei derby più sentiti dell’anno. Ed è finito in tripudio. Il The Den pieno – incastonato tra le vecchie ciminiere delle fabbriche e gli skyscrapers della City – la cornice bollente di uno spettacolo meraviglioso. O drammatico: dipende dai punti di vista.
Millwall-Charlton è finita 4-0 per i padroni di casa. Novanta minuti di proper British football.
Rinvii lunghi, mischie in area, falli a tutto campo non fischiati al mantra di play on. Il ruggito delle tribune a ogni contrasto. Spinte, trattenute, gomiti alti. Intervallate dalla qualità delle giocate di Femi Azeez – Millwall – e Tyreece Campbell – Charlton.
Una partita da film sotto gli occhi soddisfatti di Sir Gary Oldman e Sir Daniel Day-Lewis, star di Hollywood e grandi tifosi dei Lions.
Il clima è quello delle grandi occasioni e il viaggio in treno nel pre-partita è il perfetto antipasto. Una sola fermata di treno, dal London Bridge a South Bermondsey: sciarpe blu e sciarpe rosse che si incollano fra loro in un vagone pienissimo. Dieci minuti di tragitto: dieci minuti di cori, sfottò e sorrisi. Riscaldamento per la battaglia. Poi in fondo a destra sbuca il The Den. Dalla stazione allo stadio passano poche centinaia di metri. E qui le strade si separano: tifosi del Charlton da una parte, tifosi del Millwall dall’altra: due percorsi diversi disegnati per mantenere l’ordine pubblico.
Prendiamo il pass ed entriamo: salendo i gradini della tribuna si respira fermento. Quel misto di attesa, impazienza e speranza che il calcio – come poco altro – sa dare. I derby soprattutto. Tè caldo in mano, fischio d’inizio e immediato primo ruggito: “No one likes us, no one likes us, no one likes us. We don’t care. We are Millwall, super Millwall, we are Millwall from The Den”. L’energia si trasferisce dagli spalti al campo e già al 7’ minuto arriva l’1-0. Poi la partita si apre. Occasioni da entrambe le parti e un’intensità olimpica. Scatti da cento metri, resistenza da maratona, botte da lotta greco-romana.
Quarantacinque minuti di fuoco, in cui tra l’altro Coburn si divora il raddoppio: un gol già fatto, ma la palla non entra. Il bello del calcio però è anche questo: lui – attaccante di grande sacrificio – continua a sudare per la squadra. Corre come un indemoniato e al momento del cambio, al 65’ si prende una bellissima standing ovation dal pubblico. Il Millwall d’altronde è classe operaia: sacrificati per i compagni e sarai sempre perdonato.
Il 2-0 alla fine arriva, ma ci vuole tempo. A dieci minuti dal novantesimo, Caleb Taylor – gigante da 196cm – trova l’incornata vincente in mischia e il The Den esplode. Boato e poi sospiro: la pratica è archiviata. Crescono i decibel e sulle ali dell’entusiasmo arrivano anche il terzo e il quarto gol. Prima una ribattuta su rigore (92’) poi un bel sinistro a incrociare (94’): ciliegine su una torta dolcissima per i Lions. 4-0, un trionfo da Oscar. Day-Lewis e Oldman ne saranno fieri.
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