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Torregrossa e un Rigamonti da Serie A: armi in più di un Brescia in fuga

“La capolista se ne va” cantato ininterrottamente. Sciarpata biancoblu. Il Rigamonti in piedi. Tutti uniti per trascinare il Brescia trascinatore di questa Serie B. 95’ di passione ininterrotta: se potessero i tifosi sugli spalti scenderebbero in campo ad uno ad uno al fianco dei ragazzi di Corini. Al fianco della loro squadra. Non c’è n’è bisogno visto il 2-0 maturato in partita dal brescia sul Venezia. Primi a quota 57 in solitaria e sprint verso la Serie A.

Dopo il botta e risposta col presidente Cellino i 3 punti erano ciò che ci voleva per l’ambiente. “Troppo prevedibili”, aveva tuonato il presidente dopo il pareggio col Verona. “Rispetto la sua opinione ma non sono d’accordo”, la risposta. Ci ha pensato la vittoria di stasera (forse) a rimettere tutti d’accordo. Pace fatta e testa solo a quell’obiettivo comune chiamato Serie A.

Nel mentre il Rigamonti continua a intonare “la capolista se ne va, la capolista se ne va”. Un canto continuo per rendere bene idea di ciò che sta vivendo Brescia e il Brescia in questo momento. Cori e standing ovation. In particolare quella avvenuta al 41’ dedicata ad Ernesto Torregrossa. Che se l’è meritata, eccome. Ancora una volta. In una partita dove – stranamente – Donnarumma non sembrava trovare la via della porta, ci ha pensa l’altro gemello del gol ad indirizzarla con una prestazione super. Corre, fa la guerra e segna. Undicesimo gol in campionato, senza contare i 9 assist. L’anno della consacrazione.

Esempio di garra tutta argentina nel sangue grazie a mamma Karina, che a 18 anni arrivò dall’Argentina in Sicilia per giocare nella squadra femminile di pallavolo di serie A della Nike San Cataldo. Lì conobbe papà Lirio, che in Sicilia è una specie di istituzione viste le centinaia di gol segnate nei campionati dilettantistici. Da lui Ernesto ha preso il vizio del gol. Pare inoltre che dopo ogni gara, tra il 26enne del Brescia e il papà vada in scena una chiacchierata nella quale Torregrossa Sr., ancor prima di complimentarsi, elenca al figlio tutti gli errori commessi in partita, ovviamente in toni affettuosi. Probabilmente dopo la prestazione di stasera il sig. Lirio dovrà davvero sforzarsi per trovare aspetti negativi nella prestazione del figlio. Altrettanto probabilmente si emozionerà nel realizzare quanto questo gol abbia avvicinato Ernesto alla Serie A. Quella categoria dove gioca l’amico ed ex compagno dei tempi del Lumezzane, Roberto Inglese, che Torregrossa continua a sentire e supportare cercando di seguire le sue orme. Missione quasi archiviata. Manca un ultimo passo da compiere in vista delle ultime sei giornate per coronare il sogno. Un sogno chiamato Serie A che tutta Brescia e il Rigamonti sognano attraverso quel coro che lo stadio continua ad intonare. Rigorosamente tutti in piedi sventolando orgogliosi la sciarpa biancoblu.

Alberto Trovamala

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