Una testimonianza di riscatto sociale in una giornata dedicata all’integrazione. Un incontro speciale quello tra i ragazzi dell’Onlus Asante e Carlos Embalo, giocatore del Palermo che ha vissuto come tanti giovani provenienti dal suo paese il dramma della povertà. Ma che ha avuto anche la fortuna di trovare qualcuno che credesse in lui, nelle sue doti, nel suo talento: forza di volontà e determinazione (nel suo dna) hanno fatto il resto, e lo hanno portato lontano, fino a realizzare il sogno di una vita: diventare calciatore. Una passione, per molti. Quasi una speranza, per altri. Sicuramente l’aspirazione più grande per alcuni dei ragazzi che oggi hanno avuto modo di incontrare Embalo al Barbera di Palermo. Giovani dal Ghana, dalla Costa d’Avorio e dalla Guinea, proprio il paese dov’è nato Embalo, che non nasconde le sue sensazioni nell’essere riconosciuto come un idolo: “Sono davvero emozionato – ha ammesso – stare con questi ragazzi mi fa pensare al paese da dove vengo, alla mia famiglia e ai miei amici, che non vedo da tempo”.
Embalo è arrivato a Palermo nel 2013 e da allora la sua vita è cambiata. Un esempio per questi ragazzi dei provenienti dai centri di primissima accoglienza per MSNA (minori stranieri non accompagnati), che a Palermo hanno trovato un’opportunità per inseguire i propri sogni. Tra questi, il calcio: una decina dei giovani coinvolti nell’incontro promosso dal Palermo e da Asante Onlus fanno parte dell’Asd Extra Equipe, una squadra che raccoglie oltre una sessantina di giocatori provenienti da dieci paesi diversi, allenata dall’ex difensore rosanero Rosario Bennardo.
La fila per un autografo e i selfie con Embalo, quattro chiacchiere in inglese e in francese e una promessa: al primo gol in Serie A ci sarà un’esultanza particolare, un saluto per tutti quei giovani che hanno vissuto le sue stesse difficoltà e sognano di sfondare nel mondo del pallone, ma non solo. L’impegno di Asante Onlus, con i suoi centri Azad ed Elom, ha permesso a tanti giovani meno fortunati di poter coltivare i propri desideri in una realtà come quella palermitana. E negli occhi di questi ragazzi, sulle tribune di un “Barbera” dedicato interamente a loro, si legge la voglia di emulare quanto fatto dal loro idolo. Non il campionissimo che si vede tutti i giorni in televisione, ma uno di loro. Uno di loro che oggi può sorridere sereno ma senza mai dimenticare il proprio passato.
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