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Barista, modello e… politico: Tuchel, un tuttofare per il Chelsea

Thomas Tuchel è il nuovo allenatore del Chelsea. Subentrato a Lampard, avrà il compito di risollevare la stagione dei Blues, fin qui deludente. Il tedesco è entrato nell’élite del calcio dopo le esperienze con Borussia Dortmund e Paris SaintGermain: un traguardo non scontato dopo uno sfortunato primo approccio con il mondo del pallone. 

Già, perché Tuchel in passato è stato un difensore promettente, cresciuto nelle giovanili dell’Augsburg e nel giro della Germania Under 18. La sua carriera purtroppo termina presto a causa di un infortunio al ginocchio. A 24 anni è costretto a dire addio al calcio giocato. Privato della sua più grande passione e del suo lavoro, decide di fare domande come barista in un famoso locale di Stoccarda, il Radio Bar. Un lavoretto che gli ha permesso di mettersi da parte qualcosa per poter pagare l’Università (è laureato in Business Administration) e superare un momento così delicato della sua vita: “Grazie al lavoro ho superato la timidezza, ritrovato autostima e mi sono sentito apprezzato per quello che ero, non perché ero un ex calciatore professionista”. 

Eppure, Thomas sentiva di avere ancora un conto in sospeso con il “suo pallone”. Dopo aver provato a mettersi in contatto con lo Stoccarda per un provino con le riserve del club. Diventa allenatore dell’Under 14 nel 2000 su consiglio dell’allora allenatore della prima squadra, Ralf Rangnick. In soli 9 anni arriverà in Bundesliga, sulla panchina del Mainz. Non male per un ragazzo che prima faceva dei cocktail (non proprio buonissimi) in uno dei bar più in di Stoccarda: “Non avrei mai voluto bere i miei primi miscugli”. 

Nel 2015 è stato chiamato dal Borussia Dortmund per sostituire Jurgen Klopp, non uno qualunque. Il suo primo trofeo arriva nel 2017, dopo aver battuto l’Eintracht nella finale della Coppa di Germania. Solo 3 giorni dopo venne esonerato, ma anche in quest’occasione non si è perso d’animo, trovando lavoro stavolta come modello. Tuchel ha posato per la rivista ZEITmagazin e, a quanto pare, non è andata malaccio. Sembra quasi un segno del destino. La chiamata per tornare ad allenare arriva dal PSG. D’altronde si sa, Parigi è la città della moda. In Francia ha vinto sei trofei, sfiorando anche quello più importante, la Champions League, persa all’ultimo step contro il Bayern Monaco

Nell’esperienza con il Paris, Thomas Tuchel si è sentito anche un uomo di partito: “A volte mi sento più un politico che un allenatore”. Dichiarazioni che hanno anticipato l’esonero della vigilia di Natale del 2020, ma che a quanto pare l’hanno preparato ancora una volta per una nuova avventura. In Inghilterra si devono fare i conti con la Brexit e il Chelsea ha bisogno di ritrovare il consenso dei tifosi e del presidente Abramovich. E chi meglio di Tuchel per risolvere una situazione “diplomatica” così delicata.

Andrea Molinari

Andrea Molinari

Nato a Verona nel 1998, il mio primo ricordo vivido legato al calcio è Shevchenko che sbaglia un rigore contro il Bayern Monaco. Grazie a lui (e anche a Kakà) da piccolo mi sono innamorato del pallone. Ma lui non lo sa. Sì, perchè ho giocato anche, purtroppo senza risultati. Nato attaccante, sono finito a fare il terzino: di solito succede a quelli con i piedi quadrati. Oggi provo a dimostrare questo amore scrivendo.

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