Thiago Motta, ex centrocampista di Inter e Psg, all’età di 36 anni ha deciso di dare l’addio al calcio giocato e senza perdere tempo si è rituffato in una nuova avventura da allenatore.
E così in una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport racconta il suo ritiro: “Smettere di giocare è la cosa
più difficile al mondo per un
calciatore. Ma io sono stato
fortunato, perché appena
chiusa la carriera sono andato
subito a Coverciano e poi ho
iniziato ad allenare. Non ho
avuto il tempo di pensare. Mi
avevano avvertito tanti ex
compagni: “Thiago il primo
anno è un incubo. Non sai che
fare, ti manca tutto”. Ma io
l’uscita di scena l’ho programmata
prima.. L’ultimo contratto
l’ho firmato a metà tra calciatore
e allenatore. E ho deciso di chiudere quando ero ancora al top”.
Sulla sua filosofia di calcio l’ex calciatore non ha dubbi: “Offensiva, d’attacco. Una
squadra corta, che imponga il
gioco, pressi alta, sappia muoversi
insieme, con e senza palla,
affinché ogni giocatore abbia
sempre tre-quattro soluzioni
e un paio di compagni vicino
pronti ad aiutarlo“.
“Puoi essere
super offensivo con il 5-3-2 e
difensivo con il 4-3-3. Dipende
dalle qualità degli uomini e
dall’atteggiamento. Ho visto
un fenomeno come Eto’o fare
anche il terzino, dando un
esempio che fu il segreto dell’Inter
del Triplete”.
“Chi è oggi l’allenatore migliore? Guardiola, è il re del gioco.
Ma ammiro molto Zidane. Mentre tra quelli che mi hanno allenato Ancelotti è stato il top”.
E proprio con l’allenatore di Reggiolo, Thiago Motta ricorda il primo incontro: “Arrivai direttamente dalla Pinetina
al centro sportivo del
Psg, vestito con quello che
avevo: un paio di pantaloni
con il cavallo basso, alla turca,
che andavano di moda all’epoca.
Carlo mi vede, e fa: “Hai
firmato?” Io: “Sì mister”. E lui:
“Allora adesso ce li hai i soldi
per comprarti un paio di pantaloni
decenti?”. Lui è sempre
positivo, disponibile, sereno.
Non pone barriere, sa far sentire
tutti importanti. Quando
mette uno fuori è il primo a essere
dispiaciuto e pensa subito
al suo recupero. Ma quando Carlo si arrabbia crollano i muri… Una volta
contro l’Evian… No, non posso
raccontarlo. Ma chiedete a
Ibra…”.
“Un vincente. Nel senso che
lui in testa ha solo un obiettivo:
vincere. Non gli interessa
lo spettacolo. Mourinho ha
due facce: una felice quando
vince, una arrabbiata quando
perde. Il suo umore cambia in
base al risultato”.
Sulla favorita per la Champions l’ex centrocampista afferma: “Cinque squadre: il Barcellona,
il Real di Solari, il City che è
la squadra che gioca meglio, il
Psg e poi la Juve di Ronaldo. In
finale la Juve c’era già arrivata.
Gli serviva il giocatore che le finali
le decide e le fa vincere. Lo
ha preso”.
E sull’egemonia bianconera in campionato dichiara: “La Juve non deve diventare una
scusa per le altre: non vincerà
per sempre. Nessuno lo fa.
Smetterà. E credo che sarà l’Inter
a interrompere questa monarchia”.
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