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Suso, il “Mapei” e una storia già vista: il Milan “dei mancini” torna a sorridere

Comunque vada, la palla finisce sempre lì. Quando devi creare, cambiare gioco, cercare un cross, tanto (se non quasi tutto) nel Milan passa per i piedi di Suso: nei difficili 1728 minuti di astinenza dal gol, con l’ultima perla infilata il 4 febbraio scorso ad Udine, come nel poker rossonero al Sassuolo. Dove ai rossoneri, al contrario delle ultime gare, è sostanzialmente riuscito (quasi) tutto.

Quattro schiaffi (mancini) alla crisi di risultati, e ad un avversario notoriamente ostico, moltiplicati per due: nel segno dell’”8” milanista, che al “Mapei Stadium” ha realizzato il 4º e 5º gol in carriera (sfiorando il terzo) nella stessa identica porta, tornato a brillare ad alti livelli. Migliore in campo, per continuità di prestazione, nel giorno della sua centesima presenza in Serie A, coronata…alla vecchia maniera: sotto gli occhi dell’ex ds rossonero Maiorino, che ne intuì le potenzialità al Liverpool strappandolo ai “Reds” per 300mila euro, nel primo stadio in cui fu in grado di mostrare parte delle proprie qualità.

Storia già vista, e non in una sola occasione. Allora si parlava di Reggiana-Milan, amichevole invernale nell’annata Inzaghi, stagione in cui Suso scese in campo in sole cinque occasioni, sulla via di un adattamento alla Serie A incentivato con il prestito al Genoa, non riuscendo a dar continuità alle premesse dei primi due lampi di qualità intravisti nel buio di un periodo milanista complesso.

Serviva lui, esattamente come l’anno scorso, per togliere il Milan da un mare di difficoltà: ondata iberica capace di trascinare alla prima gioia italiana anche Castillejo, falso nueve nella generale emergenza offensiva, e travolgere l’avanzata di un Sassuolo sconfitto per la prima volta in casa quest’anno. Serata in cui anche De Zerbi e i suoi, da bestie nere del Milan e di Gattuso, hanno dovuto arrendersi alla voglia di riscatto rossonera: quella che passa sempre, in un modo o nell’altro, da un mancino in particolare. Quello di un Suso che al “Mapei”, ieri come l’anno scorso e quattro anni fa, ha saputo incidere, decidere e ridare sorrisi e linfa ad una crisi di gol e risultati finalmente interrotta.

Simone Nobilini

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