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Dietro le quinte del Frosinone: Stirpe e Angelozzi, dei ex machina giallazzurri

A quasi cinque anni di distanza dall’ultima volta il Frosinone ha conquistato nuovamente la promozione in Serie A. Nelle ultime ore si è sentito spesso parlare di “Miracolo Frosinone” per commentare una straordinaria stagione nella quale Grosso e i suoi ragazzi sono andati oltre la più rosea aspettativa. Tuttavia parlare di “Miracolo” appare riduttivo, perché il caso c’entra ben poco con la promozione dei giallazzurri. Certo, il fatto che una città di appena 44mila abitanti sia tornata a far parte dell’élite del calcio italiano sa di miracoloso; il Frosinone, però, è tutt’altro che un miracolo.

 

Credits foto: Frosinone Calcio

 

Stirpe e Angelozzi, i pilastri del mondo giallazzurro

Alla base di tutto c’è Maurizio Stirpe, che qualche settimana fa ha raggiunto il prestigioso traguardo delle 800 gare da presidente del club. Una storia iniziata nell’ormai lontano 2003, in un Palmese-Frosinone valido per il campionato di Serie C2. Imprenditore riconosciuto e vice presidente di Confindustria, che ha seguito le orme del papà Benito – a cui ha intitolato lo stadio – portando la sua squadra del cuore su palcoscenici mai calcati prima. Tre promozioni in Serie A e più di 10 anni in Serie B, per un club che prima del suo arrivo aveva raggiunto al massimo la C1.

 

Credits foto: Frosinone Calcio

 

Al suo fianco, da un paio di stagioni, c’è Guido Angelozzi. Il suo curriculum parla per sé, ma non ha perso occasione per dimostrare nuovamente di che pasta è fatto. Il responsabile dell’Area Tecnica e membro del CDA giallazzurro ha sbagliato poco e niente nel suo soggiorno in Ciociaria, pescando gemme nascoste (troppo facile nominare Gatti, si possono aggiungere alla lista Boloca e Oyono) che hanno fatto e continueranno a fare la fortuna del club ciociaro.

 

Credits foto: Frosinone Calcio

 

Il progetto triennale per tornare grandi

Progettualità e idee, questo è alla base del mondo Frosinone. Il tutto nasce alle porte della stagione 2021/22: il club stava ancora pagando a caro prezzo lo scotto della retrocessione dalla Serie A del 2019, con una situazione economica che, vuoi anche per il Covid, non era delle più floride. Resettare e ripartire, con un nuovo progetto triennale: “Nel primo anno l’obiettivo sarà risanare la Società e mantenere la categoria – spiegò Stirpe nel luglio 2021. Nel secondo anno speriamo di consolidare il processo tecnico, completare il risanamento e avere una base più solida per guardare al futuro con maggiore ottimismo. Nel terzo anno, se nei due precedenti avremo fatto bene, potremo riproporci su una traiettoria diversa e puntare alla Serie A. Ho pregato Angelozzi di rimanere con noi in questi 3 anni e contiamo di chiudere il progetto in questo lasso di tempo”.

 

Credits foto: Frosinone Calcio

 

Di anni, però, non ne sono serviti tre ma ne son bastati due: forse l’unico “errore” commesso dal Presidente e da Angelozzi in questi mesi. Sì perché poi il nuovo corso è partito davvero. Fuori i calciatori con i contratti più esosi, dentro i giovani: vera e propria risorsa tanto per l’aspetto tecnico quanto per quello economico. Parecchi prestiti e pochi acquisti mirati: Gatti, Boloca, Caso, Oyono. Tutti ragazzi giovani e semisconosciuti, che ora vengono monitorati – o addirittura ne fanno già parte – dai più grandi club italiani ed europei pescati grazie al lavoro svolto dalla sua rete di scouting e dal suo braccio destro Piero D’Oronzo.

 

Credits foto: Frosinone Calcio

 

Un cambio di linea portato avanti anche con la Primavera, che da qualche anno ha la supervisione di Alessandro Frara, storico ex capitano giallazzurro. Nella passata stagione i giovani giallazzurri guidati da Giorgio Gorgone, vice allenatore di Stellone nella storica cavalcata dalla Serie C alla A, hanno centrato la promozione in Primavera 1 e quest’anno sono stabilmente nelle prime posizioni in classifica. Altro bacino d’utenza, stavolta “casalingo”, da cui pescare i campioni del futuro ma senza mai perder d’occhio il presente.

Andrea Campioni

Nato nel ’96 e cresciuto in una sala stampa. Iniziai a giocare a calcio ma ben presto mi fecero capire che non sarebbe mai diventato il mio lavoro. Piedi storti e mano ferma, così decisi di cambiare lavoro. Chirurgo? No, giornalista. Penna, tastiera o microfono poco importa, l’importante è raccontare storie.

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