Lecce, Sticchi Damiani (IMAGO)
L’intervista al presidente del Lecce ai microfoni di Tuttosport.
Juventus-Lecce è molto più di una semplice partita di campionato. Non è solo una questione di storia, ambizioni o risorse economiche, ma lo scontro tra due visioni opposte di calcio. La Juventus ha scelto Damien Comolli e da un approccio sempre più orientato ai numeri.
Il Lecce, invece, rivendica un’identità diversa. “Noi crediamo ancora nell’occhio umano, nello scouting tradizionale e nel legame con il territorio”. A dirlo è Saverio Sticchi Damiani, presidente del club giallorosso, ai microfoni di Tuttosport.
Accanto a lui c’è Pantaleo Corvino, direttore dell’area tecnica e uomo mercato capace di muoversi anche nei contesti più complicati. Insieme inseguono un obiettivo dichiarato: la quarta salvezza consecutiva in Serie A. “Non è un modo per nascondersi, ma per guardare sempre la realtà in faccia”, sottolinea il presidente.
Un percorso che ha rafforzato il legame con la tifoseria. “Il popolo leccese vive per questa squadra, che oggi è diventata un orgoglio del Meridione”, ribadisce Sticchi Damiani, rivendicando una crescita costruita senza illusioni e senza promesse fuori portata.
Ripensando all’anno appena concluso, il presidente non nasconde la soddisfazione: “Il 2025 è stato straordinario: non era mai successo che il Lecce si salvasse per tre stagioni di fila in Serie A. In più abbiamo chiuso il miglior bilancio della nostra storia, con oltre 20 milioni di utile, e fatto registrare il record di abbonati. È impossibile non essere felici”.
Alla base c’è un modello preciso. “Il nostro è un abito su misura“, spiega Sticchi Damiani. “Abbiamo una proprietà e una dirigenza salentine e cerchiamo di esaltare questa identità senza cadere nel provincialismo. Siamo aperti alla crescita: avremo uno stadio ristrutturato, un centro sportivo e sul mercato guardiamo molto all’estero. Ma il nostro dna resta legato al territorio: siamo diversi da tutti”.
Un percorso che ha portato anche all’autosufficienza economica. “Siamo partiti in anticipo”, racconta. “In Serie C e in B noi soci abbiamo fatto grandi sforzi. In Serie A puoi assumerti più rischi sportivi, ma gli introiti ti permettono di diventare sostenibile”.
Tra le scelte più dolorose c’è stata la cessione di Dorgu. “Mi ha fatto male, perché ho dovuto contraddirmi”, ammette Sticchi Damiani. “Pensavo davvero di non cedere nessuno a gennaio, ma l’offerta dello United è salita all’improvviso e non c’era disponibilità a rimandare a giugno. In Italia si erano spinti fino a 20 milioni e avevamo detto no. Tecnicamente eravamo tranquilli, ma mi brucia ancora: i fatti hanno smentito le parole mie e di Corvino, anche se eravamo in totale buona fede”.
Una delle magie di Pantaleo Corvino è Morten Hjulmand, ora capitano dello Sporting CP: “Il direttore guarda video di continuo. Poi, trova giocatori che hanno qualità che altri non vedono. Lo ha comprato a 150 mila euro. Solo un visionario come lui poteva prenderlo. Mercato di gennaio? Non mi sento di dire che rimarranno tutti, anche se mi dispiace”.
Guardando al presente, il presidente frena sulle voci di mercato: “Tiago Gabriel è un 2004 fortissimo. Abbiamo bisogno di lui e lui ha bisogno di noi: questo non è il momento giusto per cederlo“. E sulla sfida con la Juventus aggiunge: “Quando affrontiamo la Juve è sempre una festa. Pensare che anni fa giocavamo in Serie C rende ancora più dolce il percorso fatto”. Quanto ai sogni europei, la linea resta prudente: “Non abbiamo la forza per parlare di Europa. Non voglio vendere fumo. Pensiamo solo alla Serie A, anche se il tifoso deve essere sempre libero di sognare”.
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