Tra i grandi doppi ex del derby (guarda la gallery), non può non esserci anche lui, Seedorf, che torna a vivere Milan-Inter come una partita del passato. “Senza poter essere allo stadio ha anche più peso per i tifosi” dichiara l’ex centrocampista alla Gazzetta dello Sport, “perché l’energia del dodicesimo uomo in campo non c’è e non possono dare quella spinta”. Ma in campo di tensione ce ne sarà tanta, ne è convinto.
Nel segno di Ibra e Lukaku, ma anche dei giovani. “Barella è tra i giocatori italiani più informa: per dire se è il migliore va visto il rendimento di tutto un anno, se non di anni. Tonali? Tante aspettative e tante pressioni: è molto giovane e gli serve tempo per trovare un proprio equilibrio”. Parla da allenatore Seedorf. Aspettando una panchina.
Cosa non sta funzionando? “Il mio rimpianto è quello di aver preso sempre squadre in corsa, a cominciare proprio dal Milan. Per contratto avrei dovuto partire a giugno, ho accettato di arrivare prima e non ho potuto continuare. Poi ho lavorato per dimostrare il mio valore altrove, prendendomi dei rischi. Le chiamate sono state poche e noi sappiamo perché”. In che senso? “Io ho giocato 12 anni in Italia. Dopo il Milan, nessuna chiamata. E nemmeno in Olanda, il mio paese. Viera è dovuto andare a New York, Henry in Canada. Per gli allenatori non ci sono pari opportunità: se guardiamo i numeri, non ci sono persone di colore nelle posizione di maggior potere nel calcio”, denuncia.
Un problema che Seedorf chiede di poter superare presto, alla ricerca di un “mondo meritocratico” che si renda conto che “i migliori risultati possono venire proprio dalla diversità”. L’intervista completa sulla Gazzetta dello Sport di oggi.
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