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Sebastian Breza, un guardiano extralarge per i pali del Monopoli: “Le scarpe? Me le mandano dal Canada”

Tra Ottawa, Ontario, Canada, e Monopoli, Puglia, Italia, ci sono un oceano, circa 10000 chilometri e un continente. Nel mezzo, ecco il mondo di Sebastian Breza, portiere extralarge in forza al “Gabbiano”, formazione di Serie C, che nel meridione d’Italia cerca di spiccare il volo verso i suoi obiettivi: quelli di un portiere nato il 15 febbraio del 1998, cresciuto da attaccante e spostato tra i pali da suo padre, che lo schierava “sempre in porta quando c’erano da affrontare sfide importanti, me la cavavo sin da piccolo”, con radici a Montreal, precisamente a Cartierville.

Nel ritiro affrontato dalla formazione allenata da Massimiliano Tangorra a Genga, nelle Marche, questo portiere alto 198 centimetri si è subito messo in luce: lunghe leve e “voglia di crescere” sono il suo pane quotidiano, come racconta a gianlucadimarzio.com. La spinta non gli manca: logico se calzi 51. “Prima era molto complicato trovare le calzature giuste – scherza – ora le scarpe arrivano da un magazzino di Montreal. Me le spediscono direttamente al campo di allenamento”. Bravo nelle uscite alte, agile nonostante la stazza – merito dell’hockey, praticato da bambino – Breza deve migliorare sul primo palo, dicono di lui. Che tra i modelli segue la scuola tedesca di “Neuer e Leno” e guarda con ammirazione a un baby-fenomeno come “Donnarumma, mostruoso”. Anche se alla fine “basta che si pari la palla: non conta lo stile tra i pali”. Arrivato a Monopoli tre stagioni fa grazie ad “Angelo Fumarola, è lui che mi ha portato in Italia”, nella scorsa stagione Sebastian è stato in prestito a Palermo: partito come terzo portiere della Primavera rosanero, a causa degli infortuni rimediati dai portieri della prima squadra, Breza ha anche ottenuto ben tre convocazioni in serie A nelle partite contro Crotone, Atalanta e Juventus. “E’ stato emozionante – ricorda – ma ancora più emozionante sarebbe tornare su certi campi da protagonista”.

Per farlo, sa che dovrà sudare al caldo della Puglia: “A queste temperature per un canadese non è facile”. Sarà per questo che lui è il primo rappresentante della nazione famosa per lo sciroppo d’acero a cimentarsi nel calcio italiano? Sulla cucina, però, Breza non ha dubbi: “In Italia si mangia troppo bene, la pasta poi è eccezionale”. Si muove in bici e quando è arrivato a Monopoli tre stagioni fa ha vissuto a casa del
presidente del club biancoverde: “Qui mi sono sentito subito in famiglia e alla società sono grato, voglio ripagarla sul campo”. Gratitudine: una parola che non manca nel dizionario di Sebastian. Anche quando si tratta di salutare con affetto un compagno di ruolo e stanza nel Palermo Primavera come Marson, oggi al Sassuolo: “Sono contento per Leo (Marson, ndr) che è andato al Sassuolo, quello che sta ricevendo lo merita. E’ un grande portiere”. La distanza da casa non è più un problema (“all’inizio è stato complicatopoi mi sono abituato: parlo con i miei una volta ogni 3 giorni, poi ci sentiamo su Skype”), il tifo un po’ meno: nel suo cuore ci sono Liverpool e Borussia Dortmund, apprezzate “per il diverso modo di fare calciomercato, pescando tanti giovani bravi”. Sogna di indossarle quelle maglie, con quelle del ‘suo’ Montreal, ma intanto deve cercare spazio a Monopoli. Con un obiettivo tra i tanti: “L’anno scorso mi hanno convocato in nazionale canadese, ma ho dovuto rinunciare perché ho anche il passaporto norvegese: spero che questo sia un anno di scelte”. E’ tempo di diventare grande Sebastian: un canadese in Italia può piantarci anche le tende.

Luca Guerra

Nato un anno prima della caduta del Muro di Berlino, mi piace rompere gli schemi dell'informazione. Laureato in Scienze della Comunicazione, giornalista pubblicista, scrivo quando e in ogni modo possibile: il sedile di un treno o il banco di un fast-food sono ottime scrivanie alternative. Il giornalismo la passione di una vita, il calcio come stella polare di questa passione.

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