Alla Scala del calcio, il maestro Christian Eriksen ha diretto l’Inter, dalla trequarti, alla vittoria. Nessuna bacchetta in mano, a lui è bastato muovere il pallone a tempo. Di musica? No, quello dei movimenti dei compagni. Una prestazione armoniosa che, purtroppo, la platea non ha potuto assaporare e applaudire. L’ex Tottenham è stato ampiamente decisivo nella vittoria finale, per 2 a 1, dell’Inter.
Grande merito di ciò spetta ad Antonio Conte, cha ha saputo aspettare Eriksen e, al momento giusto, "cucirgli" addosso una squadra che calza a pennello. Il danese è sempre stato elegante in campo e alla presentazione alla Scala. Un destino segnato, per colui che si sarebbe rivelato l'uomo che avrebbe dettato i tempi in campo. Addosso un abito prezioso e pesante, non facile da portare se non ti chiami Eriksen. Un pò come il 3-4-1-2 che Conte ha sapientemente, e con pazienza, ideato per lui.
Non è stato facile, almeno all'inizio, adattarsi alla nuova vita milanese. Le aspettative su Eriksen erano alte, e le voci di un possibile flop sono state incessanti, senza che lui abbia potuto dimostrare il contrario. Le prime partite le ha giocate da mezz'ala, soffrendo molto un ruolo non propriamente adatto alla sue caratteristiche, suscitando non poche perplessità. Da quando Conte ha iniziato a provare moduli differenti, in Europa League per non snaturare la squadra, ponendo Eriksen dietro le punte, lui ha iniziato realmente a dimostrare il suo valore. Un inserimento graduale e non forzato. Lo stop dovuto al COVID-19 ha dato modo al danese di potersi ambientare in Italia e a Conte di poter trovare nuove soluzioni, ponendolo al centro del progetto.
“Eriksen si è totalmente calato nella nostra realtà, cerchiamo di trovare delle situazioni di gioco per esaltare le caratteristiche dei giocatori in rosa" ha detto Conte alla vigilia della partita. La squadra "cucita" su misura ha ingigantito la prestazione del danese. Eriksen è stato il migliore in campo, assist perfetto per la prima rete di Romelu Lukaku e tanta fantasia e imprevedibilità sulla trequarti, come non si vedeva da parecchio tempo a San Siro. Il maestro d'orchestra ha dettato i tempi, sapendosi inserire, favorendo i movimenti dei compagni e creando situazioni pericolose. Come quella avvenuta al 50esimo, poco prima del gol della Samp: controllo a seguire, quel tanto che basta per tagliare fuori Audero, e palla arretrata per Lukaku che a porta semi-vuota calcia a lato. Un'azione che in pochi possono permettersi. Lo strapotere territoriale del numero 24 dura circa un'ora, la condizione fisica non è ancora ottimale, ma sufficiente per dirigere, ancora una volta, i compagni a -6 dalla vetta.
“E’ la vita" urla conte durante la partita, perché non esiste altro risultato al di fuori della vittoria e la squadra ci crede, eccome. L'allenatore nerazzurro sta cercando, con successo, di infondere nei suoi giocatori la fame e la voglia di vittoria. Eriksen è dello stesso avviso, e al termine della gara ha confermato ai tifosi: “Inter…Scudetto sì”. Con un giocatore così, tutto diventa possibile.
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