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Salernitana, la Serie A dura mezz’ora ma la città fa già festa

L’aria elettrica corre lungo tutto il lungomare, Salerno si alza e si veste in fretta in questo venerdì che sa di campionato.

All’Arechi arriva l’Empoli neopromosso e bisogna farsi trovare pronti perché la partita può valere la A: “Granata è il sangue che i scorre nelle vene, la città intera vi sostiene” recita lo striscione lasciato dai tifosi di casa all’esterno di un Arechi vuoto ma mai solo. Fuori, infatti, un centinaio di tifosi ha deciso di vedere la partita da lì: sciarpa e trombetta al seguito, bandierone ammainato ma pronto in caso di sorriso.

 

 

Atmosfera speciale

Parte il match e Belec salva i granata dal capitombolo, suona il primo squillo. Alla mezz’ora si capisce poco in area, ma resta lesto Gyomber che anticipa tutti e firma il vantaggio. Salerno si stringe tutta in un ideale abbraccio, i pochi presenti allo stadio si guardano negli occhi esultando e tutti i calciatori di Castori – ancora a casa causa covid – si stringono davanti alla propria panchina. All’intervallo paura per Veseli – sostituito per un colpo alla testa – e soprattutto orecchio teso alla radiolina: il Pescara, prossimo avversario, sta per retrocedere, Lecce e Monza rincorrono con alterne fortune.

 

 

La Reggina ferma i salentini sul 2-2, Balotelli sblocca invece il Monza a Cosenza. La Serie A che era stata aritmetica per mezz’ora abbondante ora non lo è più, ora Tutino e compagni si giocheranno il tutto per tutto lunedì a Pescara contro la rivale di sempre ma già retrocessa.

 

 

Voglia di festa…

Fuori dall’Arechi, nel frattempo, si moltiplicano auto e tifosi in festa, mentre l’Empoli di Dionisi spreca più volte il pari ma non sembra avere troppo da chiedere a questo campionato. Fabbri decide per 5’ di recupero e André Anderson, subentrato nella ripresa, decide di chiuderla con il destro del raddoppio sotto la traversa. Salerno impazzisce, un coro di clacson e trombette parte dall’Arechi anche se tutto si deciderà nell’ultima giornata. Festa grande in campo, festa attesa in città, eppure fuori dallo stadio parte l’urlo: “Crediamoci, bisogna vincere” cantano i tifosi corsi all’Arechi. Due o trecento persone vestite di granata, mentre la squadra va di corsa verso casa. La festa in anticipo è per chi sogna, ma la squadra di Castori ha quattro giorni ancora per preparare la promozione più dolce dell’ultimo ventennio.

Gennaro Arpaia

Nato a Napoli giusto in tempo per salutare Maradona. Il calcio non è stato il primo amore perché alle partitelle tra amici non venivo mai scelto a causa della mia non-classe innata. L'idea fu quella di ritagliarsi uno spazio alternativo, provando a raccontarle. E dopo qualche anno ne ho raccontate tante in giro qua e là. Amo lo sport, le sue storie, gli occhi di chi lo ama. Con Gianlucadimarzio.com dal 2019.

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