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Grande successo della Roma in Olanda. Ai giallorossi basta un guizzo di Sergio Oliveira

Churchill diceva che “per quanto possa essere bella la strategia, occasionalmente bisognerebbe guardare al risultato”. Questo è quello che ha fatto oggi la Roma di Mourinho al GelreDome di Arnhem contro il Vitesse. Cinica, compatta e con una grande capacità di saper soffrire. I giallorossi tornano dall’Olanda con il massimo risultato, ottenuto con il minimo sforzo: 1-0. È di Sergio Oliveira – che poi verrà espulso nel finale – il gol in mischia allo scadere del primo tempo. Il guizzo giusto al momento giusto. Anche perché la Roma fino ad allora non aveva mai tirato in porta.

Non si possono però non dare meriti al Vitesse di Letsch. Squadra imprevedibile, giovane e che ha affrontato la Roma a viso aperto. L’età media è di 23 anni, una delle più basse in Olanda e in Europa. Questa sera hanno pagato l’inesperienza e il fatto di non essere abituati a giocare partite di questo tipo. Dallo slovacco Bero, a Openda e Grbic sono tanti i pericoli creati dai gialloneri. La Roma – seppur con qualche brivido – ha tenuto botta e ha saputo soffrire. 

Grande rammarico quindi per i padroni di casa, che non riescono a raccogliere i frutti di quanto creato. Rimpianto. Tra sette giorni ci sarà il ritorno all’Olimpico. Nonostante il risultato, il pubblico ha colorato la tribuna di giallonero, senza smettere di cantare fino all’ultimo minuto. Senza sosta. I primi cori sono partiti al Cafè de Schoof in piazza Caramar, per proseguire poi per tutto il tragitto fino allo stadio. 

Quella di Arnhem era una partita tosta, la Roma lo sapeva ed era pronta alla battaglia. Che c’è stata per 90 minuti, su un campo in condizioni pietose. Mourinho ieri in conferenza stampa lo aveva anticipato: “Sono vent’anni che vengo in Olanda da allenatore non avevo mai visto un campo in questo stato”. Aveva ragione. Ci sono zolle ovunque. Anche se non può ovviamente essere un alibi. Della vittoria di oggi della Roma l’unica cosa che si può salvare è il risultato e ogni tanto è anche giusto così. Come insegnava Churchill.

Lorenzo Cascini

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