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Roma-Kiev(O)… con vista sul Liverpool: tre gol di scarto, Dzeko-Schick e 4-3-3

Novanta minuti e tre gol di scarto. Questa è la distanza che separa Roma dal sogno chiamato Kiev. Tre giorni per preparare la gara contro il Liverpool e tentare l’ennesimo miracolo. Roma-Liverpool per andare a Kiev, in mezzo il Chievo mandato KO. Chievo, KO, Kiev…O, Kiev. Il gioco di parole è facile. La soluzione un po’ meno. Servono tre gol di scarto, un 4-1 ad esempio. Esattamente il risultato di oggi pomeriggio contro il Kiev.. ehm Chievo. Lapsus freudiani giustificabili. La testa della Roma giallorossa è lì, c’è poco da fare.

Le prove generali contro i ragazzi di Maran sono andate secondo i piani. Quelli programmati, quelli che tirano giù le grandi squadre. Due obiettivi da centrare, stesse motivazioni. “La testa sarà alla Champions, la Roma non vincerà mai”. Pensieri comuni, soprattutto nelle menti delle concorrenti Inter e Lazio. Detto, ma non fatto. La Roma non sbaglia nemmeno questa volta. Dopo il 3-0 alla Spal arriva il 4-1 al Chievo. C’è voglia di Kiev tanto quanto di terzo posto. E come fare per non lasciare nulla di intentato? Sfruttare il campionato come prova generale di quello che dovrà essere la gara contro il Liverpool. Avversari e universi diversi, chiaramente, ma il focus della Roma è su se stessa. Lei dovrà fare la gara mercoledì, lei è l’unica artefice del proprio destino. Dentro quindi i migliori, cambio di modulo rispetto all’Inghilterra e tanta velocità in attacco. Battere il Chievo studiando il Liverpool. E’ stata questa la chiave di volta utilizzata da Di Francesco. Spazio al 4-3-3, attacco pesante con Dzeko-Schick-El Shaarawy e gioco verticale. GIocare è il miglior allenamento. E la Roma l’ha fatto bene, molto bene. Anche in 10 uomini, trascinata dal suo tridente. Mettendo in pratica tutto quello che Di Francesco vorrà vedere mercoledì. A carte scoperte, senza tatticismi, senza nascondersi. La Roma migliore è questa Jurgen. E vuole fare un altro miracolo.

Marco Juric

Aspirante scriba, si avvicina al calcio giocato grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.

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