Categories: Interviste e Storie

Niente da perdere, il fattore Olimpico e quel precedente del 2002: Roma-Barça, la notte del sogno folle chiamato rimonta

Impossibile. E’ bene mettere in chiaro fin da subito le cose. Le possibilità che la Roma domani sera possa ribaltare il 4-1 del Camp Nou e vincere con tre gol di scarto sono molto vicine allo zero. Lo sa Di Francesco, lo sa Valverde. Lo sanno tutti i tifosi della Roma. Ma il calcio è strano. Può succedere tutto e il suo contrario. E quando la logica viene soppiantata dalla passione, l’amore cieco e il sentimento verso i propri colori che si vive la vera essenza di questo gioco. Sognare l’impossibile non costa nulla. La Roma giallorossa questa sera andrà a dormire così, sognando la rimonta. Ricordando la serata magica del 2002, quando la squadra Campione d’Italia guidata da Capello dominò, forse, l’ultimo Barcellona “umano”. Candela, Montella e Tommasi. Quella notte di febbraio, sotto un manto di stelle, Roma bella apparve. Proprio come le chiese la Curva Sud al fischio d’inizio, con una delle coreografie più belle e profetiche della storia.

Domani la realtà parlerà probabilmente catalano. Ma Di Francesco lo chiede dal fischio finale del Camp Nou: “Crediamo nel miracolo, rincorriamo l’impresa”. I numeri europei all’Olimpico quest’anno parlano di tre vittorie ed un pareggio, con cinque gol fatti e zero subiti. Poi c’è tutto il resto. Perchè ci dovrà essere l’ardore dentro ogni calciatore, che vive per giocare partite come queste. Perchè domani lo Stadio Olimpico trasuderà amore incondizionato, con 70.000 cuori giallorossi pronti a spingere la squadra. Perchè Roma e la Roma meritano serate come queste. Perché se sognare un po’ è pericoloso, il rimedio non è sognare di meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo. E se non dovesse accadere l’impossibile ci penseranno le sciarpe e le bandiere. Que serà serà….

Marco Juric

Aspirante scriba, si avvicina al calcio giocato grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.

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