La prima tappa del nostro viaggio verso Russia 2018 è stata a Lugano, da Edo Carrasco, conosciuto in Italia per i due gol decisivi segnati nel 1995 in Coppa Uefa contro l’Inter, clamorosamente eliminata dagli svizzeri. Nell’intervista Carrasco ha parlato dell’emozione di quelle due reti, quella storica a San Siro con errore di Pagliuca e il suo gol olimpico a Lugano, direttamente da corner. Uno stile di gol tipicamente sudamericano, come le origini di Carrasco, i cui genitori cileni scapparono in Svizzera negli anni del regime di Pinochet.
Il padre di Carrasco, prima della fuga, venne incarcerato e torturato. In Cile ci è tornato, sfiorando addirittura la convocazione in nazionale: nel 1998 la Roja di Sa-Za, Salas e Zamorano, lo contattò per uno stage, ma il cambio di allenatore fece sfumare la chiamata. Una storia simile a quella di Ricardo Rodríguez, che poi ha scelto la nazionale Svizzera: Carrasco, che commenterà il Mondiale, vede nelle difficoltà offensive il punto debole di una squadra comunque pronta a livello tattico a giocarsela anche con il Brasile.
E sui sogni futuri, lui che ha un figlio che è un talento delle giovanili del Lugano che potrebbe anche avere la nazionalità cilena, ha le idee chiare: aiutare gli altri tramite il suo progetto benefico. Edo Carrasco, il primo dolore dell’Inter di Moratti, la prima fermata della nostra corsa verso il Luzhniki.
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