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Gervinho: “Voglio ridare felicità ai tifosi del Parma. Il gol? Istinto”

Un gol che è ancora negli occhi degli appassionati. Il coast to coast col Parma , nell’ultimo turno di Serie A, è stata un autentico capolavoro. Gervinho lo sa, ma non si esalta. La rete contro il Cagliari lo ha fatto entrare nei cuori dei tifosi del Parma, ma lui è sereno e pensa a divertirsi, ma lavorando sodo. In un’intervista alla Gazzetta dello Sport ha parlato del suo momento di forma e della scelta di venire a Parma dopo la Cina, ma anche del passato e del rapporto speciale con Garcia.

GERVINHO, IL GOL CONTRO IL CAGLIARI, IL PARMA E L’INFANZIA IN COSTA D’AVORIO

“Non ci ho pensato tutto qui. Io gioco di velocità, fantasia e istinto, vedere la gente felice per il mio gol è il regalo più bello. Parma? Qui sono stato accolto benissimo” continua Gervinho “Ho ricevuto tantissimo affetto e mi sono emozionato quando mi hanno fatto la standing ovation prima di uscire dal campo. La gente di Parma ha sofferto tanto prima di tornare in Serie A, le gare coi dilettanti ecc. Ho scelto Parma perché mi hanno fatto sentire importante, dal ds Faggiano in primis che mi corteggiava da tempo, nemmeno fossi una bella donna…”
“Il primo pensiero dopo il gol? Mi sono tornati in mente i giorni passati a giocare scalzo in Costa d’Avorio nei campetti di Albidijan. Le scarpe ce le davano solo dopo tre anni e se superavamo certi test. Quali? Il primo erano cinquanta colpi di testa contro il muro senza far cadere il pallone, poi con la coscia e poi con il piede, destro e sinistro. E’ stata la mia scuola di formazione, quando a 16 anni mi consegnarono la maglietta con il mio nome e la scarpette mi sentivo sulle nuvole.

L’EUROPA, GARCIA, TOTTI e LA ROMA

“Arrivare a 18 anni a giocare in Europa fu bello, ma difficile. La sera andavo a letto triste e mi dicevo che dovevo resiste e che non potevo permettermi di essere triste perché il calcio mi aveva dato una possibilità che altri non avevano, poi incontrai Garcia…
Un secondo papà, tutto quello che so fare in campo è merito suo
. Vincere campionato e coppa con il Lille nel 2011 è stato un autentico divertimento. Per lui tutti eravamo importanti. Quando mi ha chiamato alla Roma non ci ho pensato un attimo e poi mi ha dato la possibilità di giocare con Totti.
Che tipo era? Un re che non si comportava da tale. Raccontava barzellette, faceva gruppo organizzando cene. Si comportava bene con tutti è stata una grande fortuna per me. Giocare con lui è stata la cosa più bella del mondo, ti mandava in porta con gli occhi. Come? Con uno sguardo capivi dove avrebbe messo il pallone bisognava solo correre. Garcia mi diceva che se Totti era lì io dovevo essere dall’altra parte e dovevo accentrarmi, tanto il pallone prima o poi mi sarebbe arrivato e aveva ragione”.

LA CINA E D’AVERSA

“In Cina ho guadagnato tanto, ma mica ho rubato i soldi, me li guadagnavo. Il calcio per me è gioia, divertimento e lavoro. Gioco per portare a casa uno stipendio per mantenere la mia famiglia. In Cina sono stato benecontinua Gervinho “ho ancora tanti amici lì. È stata
un’esperienza particolare, una
specie di scoperta.
Ho imparato a vivere secondo usi e costumi diversi: una bella esperienza.
D’Aversa? Con lui ho un bellissimo rapporto, mi dà e mi chiede consigli. Ci confrontiamo su tutto sempre. E’ un allenatore che parla molto col gruppo e fa sentire tutti importanti. A Parma sto bene, non è una piccola realtà e sogno di portare la squadra dove la sua storia merita: sul tetto d’Europa. Per ora pensiamo alla salvezza però”.

L’intervista completa sulla Gazzetta dello Sport in edicola oggi

Redazione

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