Cognome: Miangue. E ormai in molti hanno imparato a conoscerlo (e in pochi a pronunciarlo: G dura e accento sulla E finale, rigorosamente alla francese!). Nome? Senna. Proprio come Ayrton, l’idolo di papà che – emigrato in Belgio – amava la Formula 1 e il brasiliano. Per questo adesso Miangue vorrebbe il 12 come numero sulla maglia, lo stesso del campione del mondo. Ma per ora si deve accontentare del 95. Non il 97, come l’anno di nascita. 19 anni, 9 ne sono bastati per esordire in Serie A contro il Palermo. Perché 9 anni fa ha iniziato a giocare a calcio: non male come ascesa.
Miangue parla cinque lingue: italiano, francese, olandese, inglese e portoghese. È figlio della globalizzazione: papà Boniface angolano emigrato in Belgio per lavoro, e qui ha sposato una belga. Mamma Anneke. Famiglia larga, larghissima: tre fratelli di sangue e due acquisiti, i figli del secondo marito della madre. Al suo fianco anche una ragazza, Michelle. Di professione? Modella. Lavoro che per il fisico avrebbe potuto fare pure lui, che sul passaporto (belga) ha un’altezza che si nota subito. Un metro e 92 cm, quasi tutti muscoli che gli sono serviti per correre (tanto) sulla fascia sinistra. A 16 ad Anversa lo notò Casiraghi, storico osservatore dell’Inter. Giocava nel Beerschot, lo voleva anche l’Arsenal. Riuscirono però a portarlo a Milano. Ma quanta fatica… perché nelle giovanili non fa benissimo. Sempre poche partite, conoscenza tattica tutta da rivedere. I più lo definiscono spaesato, Vecchi dalla panchina lo guida quasi come fosse telecomandato. Poi qualcosa è cambiato. Poi è arrivato De Boer.
Miangue aveva già fatto tutto il ritiro di Riscone (e la tournée negli States) con Mancini, l’olandese ha avuto il pregio di lanciarlo. Ci parla, lo coccola, lo istruisce. Lo fa crescere. Filosofia Ajax, importata a Milano. I giovani si seguono e si modellano, con Miangue ha fatto proprio così. Al punto quasi da affezionarcisi. L’esordio col Palermo, le chance con Juve e Bologna. Ha sempre risposto presente: senza paura, senza timidezza. Il ricordo del bambino spaesato è ormai lontano, ora Senna è quasi diventato grande. E corre veloce come Ayrton. L’idolo di papà, e un po’ anche il suo. Che sfreccia veloce tra le gerarchie dell’Inter e aspetta già la prossima chance. Risponderà presente. E potrà dirlo in cinque lingue.
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