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​Rada, gol e addio Fidelis: “Qui lascio un piccolo pezzo di vita”

Un gol per dirsi addio. È lo strano destino di Ionut Rada e la Fidelis Andria. Ragioni economiche più che tecniche hanno portato il club di patron Montemurro a inserire a gennaio il nome del centrale difensivo rumeno nell’elenco dei partenti, ma mister Aldo Papagni – costretto anche da una piccola emergenza nel reparto arretrato- lo ha schierato anche nel match di questa sera al Degli Ulivi contro il Cosenza, nonostante il calciatore avesse le valigie quasi pronte. Ionut ha risposto con una prova attenta, condita da un gran gol su punizione dai 25 metri: mancino a giro, Saracco battuto e temporaneo vantaggio prima dell’aggancio di Loviso dal dischetto. 1-1 al fischio finale, quando Rada ha salutato il pubblico di casa raccogliendo in cambio applausi. Senza nascondere un pizzico di emozione: “Vado via dopo un anno e mezzo, mi sarebbe piaciuto restare ma non era più possibile – le sue parole – lascio un gruppo compatto che non avrà problemi a salvarsi. Il mio rendimento? Credo che avrei potuto dare di più. Il gol? Salutarsi così è stato ancora più bello”. Ai compagni, negli spogliatoi, ha suonato per l’ultima volta la carica in vista della lotta-salvezza. Bell’esempio da parte di chi in carriera ha anche giocato in Champions League: “Un professionista eccezionale -dice di lui Papagni – allenarlo, anche se per un breve periodo, è stato un onore. Purtroppo a volte è necessario dirsi addio, e non sempre per questioni di natura tecnica. Merita il meglio per il suo futuro”. Già, il futuro. Dove giocherà da domani Rada? “Voglio restare in Puglia, qui si vive molto bene e la mia famiglia sta bene, ma nel calcio tutto è possibile” dice lui senza dubbi. Papagni scherza: “Dai, almeno a me puoi dire dove giocherai”. Ionut sorride. Da domani non sarà più un calciatore della Fidelis Andria, ma nel cuore gli resterà l’esperienza in biancoazzurro.

Luca Guerra

Nato un anno prima della caduta del Muro di Berlino, mi piace rompere gli schemi dell'informazione. Laureato in Scienze della Comunicazione, giornalista pubblicista, scrivo quando e in ogni modo possibile: il sedile di un treno o il banco di un fast-food sono ottime scrivanie alternative. Il giornalismo la passione di una vita, il calcio come stella polare di questa passione.

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