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“Questa maglia mi è rimasta attaccata al corpo”. “El Jefe” Lopez contro il suo passato

Palermo-Cagliari, novanta minuti VS sedici anni di vita: facile intuire cosa prevarrà nel cuore di Diego Lopez, El Jefe. Una frase, comparsa qualche giorno fa nel suo profilo Instagram, a spazzare ogni dubbio: “L’ultima maglia che, dopo dodici anni di battaglia, mi è rimasta attaccata al corpo #forzacasteddu“. Al Barbera la prima da avversario per l’ex capitano e bandiera dei rossoblù, che dopo 12 anni in campo e 4 nelle varie panchine del club sardo, dai Giovanissimi alla prima squadra, affronterà il club del cuore.

“Il Capo”, eroe e leader silenzioso, con il Cagliari ha affrontato 344 battaglie, è rimasto anche in serie B, a costo di perdere la Nazionale, e alla Sardegna ha voluto legarsi a vita: la sua famiglia vive tuttora nell’altra isola. Arrivò nel 1998, quasi per caso, dagli spagnoli del Racing Santander, in punta di piedi: poche presenze il primo anno e tanta tribuna, ma amore a prima vista. Nove anni per conquistare la fascia, pochi mesi per diventare uno dei leader dello spogliatoio rossoblù.

Nella sua avventura tanti compagni speciali, due in particolare, altre “leggende” del Cagliari degli anni 2000, Nelson Abeijon e Daniele Conti. “Siamo cresciuti assieme” disse Lopez ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com – “Nelson è un guerriero, mentre ricordo più bello che ho di Daniele è proprio questo: nei momenti complicati mi guardavo alle spalle e lui c’era sempre”. Perché il leader fino al 2010 è stato indiscutibilmente Diego Lopez, capitano fuori e dentro il campo. Adorato nel quartiere di Stampace, dove il 6 rossoblù è una vera e propria istituzione, Lopez ci ha messo pochissimo ad amare ed essere ricambiato dalla tifoseria rossoblù.

Con El Jefe in campo il Cagliari non era più retrocesso e nulla era impossibile. Tre i gol in serie A, tra i quali quello del 23 novembre 2008 a Napoli, gara poi finita 2 a 2, e quello del 6 gennaio 2010 ai danni della Roma, che diede inizio alla rimonta: due reti in match particolarmente sentiti dai sostenitori rossoblù. Momenti speciali come la fantastica salvezza del 2007, festeggiata per le strade della città come la vittoria di uno scudetto. Il 26 gennaio è arrivata la chiamata del Palermo, ma 90 minuti non cambieranno nulla: Lopez ha il rossoblù tatuato sulla pelle.


Francesco Caruso

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