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Pro Vercelli, il presidente che ha detto stop: “Folle andare avanti”

“Continuare è una totale follia. Forse anche troppo diligentemente ho aspettato che qualcuno prendesse provvedimenti. Ci ho riflettuto tutto il weekend, non me la sento di aspettare decreti o consigli federali”.

E così Massimo Secondo, presidente della Pro Vercelli – glorioso club che oggi occupa il quattordicesimo posto nel girone A della Serie C – ha deciso di sospendere l’attività collettiva della squadra allenata da Alberto Gilardino. Fermare tutto: allenamenti e partite.

“Mercoledì avremmo dovuto giocare il derby contro il Novara: una partita a cui teniamo tantissimo. Non ci presenteremo. Se ci daranno partita persa a tavolino, pazienza. Avremo 3 punti in meno”.

"Tenere 30 giocatori a contatto è una follia"

Nella vita di ogni giorno, Secondo si occupa anche di residenze per anziani. Persone che rischiano più degli altri in questa drammatica emergenza coronavirus. Rischiano loro, ma nessuno è immune. Neanche i calciatori.

“La situazione va presa sul serio. Tenere insieme più di 30 persone è una follia. Durante gli allenamenti provano i calci piazzati, si tengono, si marcano a un centimetro. Se uno ce l’ha, gli altri lo prendono. Sfido un medico a dire che nelle partitelle non c’è rischio di trasmissione. Nessuno può dirlo”.

E così ha fermato tutto. Senza consultarsi con altri presidenti, che peraltro non si sono fatti sentire dopo l’annuncio della sua decisione. Uno stop che è stato soprattutto un moto di coscienza.

“Non me la sono sentita oggi di fare riprendere gli allenamenti. Il direttore sportivo e il nostro allenatore hanno capito perfettamente la scelta e l’appoggiano. Ho dei figli che hanno l’età di questi ragazzi, uno di loro gioca nel Gozzano. In coscienza non mi sono sentito di continuare con questa roba. E sia chiaro, non ho intenti polemici verso leghe o FIGC. È una mia scelta di responsabilità”.

"I calciatori potranno allenarsi 4 per volta. Distanti tra loro"

No agli assembramenti sportivi, ma il presidente ha lasciato uno spiraglio per continuare l’attività agonistica in una forma alternativa.

Ho chiesto che venissero predisposti piani di allenamento personalizzati. Lo stadio Silvio Piola verrà lasciato aperto. I giocatori che vorranno allenarsi potranno entrare in 4 per volta e allenarsi vicino alle bandierine. Poi andranno a casa a farsi la doccia. Saluteranno il custode a distanza e fra loro si saluteranno da lontano. Così come stiamo facendo adesso non si può continuare. Bisogna smettere. Poi tra un mese speriamo di riprendere. Ma adesso ci sono cose più importanti”.

"La salute non ha prezzo"

Motivazioni più rilevanti, di sicuro, anche rispetto ai mancati introiti.

“Giocare a porte chiuse o fermare il campionato da un punto di vista economico cambia poco. Noi continuiamo a pagare gli stipendi, ovviamente. Però chiaramente se lo stop è di un mese, è un conto. Se fosse più lungo, saranno problemi. Le società di calcio sono aziende come le altre. Bisogna che vengano presi provvedimenti straordinari. In ogni caso la salute non ha prezzo e in questo senso occorre ragionare”.

 

Claudio Giambene

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