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Più Conte che Simeone: i segreti di Apolloni e del suo Parma dei record

Se Apolloni chiude gli occhi e si concentra, riesce a sentire ancora le emozioni dei sedicimila del Tardini nel giorno della festa promozione del Parma. E’ il 17 aprile, data in cui i crociati risorgono dalle ceneri di un fallimento, lasciando una serie D lunga e tortuosa, un viaggio condotto in testa dall’inizio alla fine. “L’anno scorso è andata benissimo – racconta l’allenatore a Gianlucadimarzio.com – abbiamo chiuso con entusiasmo e con un record. Non abbiamo mai perso e questo testimonia con che atteggiamento la squadra abbia affrontato il campionato. E’ l’attestato migliore per dire che il gruppo è stato professionale e serio, pieno di entusiasmo e che ha lavorato bene”.

E l’anno prossimo, in Lega Pro, Apolloni vuole ripartire proprio da qui: dal gruppo e dalla filosofia vincente che ha portato questo straordinario risultato. “Chiaro, serviranno anche giocatori e idee, ma una base importante ce l’abbiamo già”. Uno su tutti può e deve essere da modello per il gruppo che verrà. “Lucarelli è l’esempio emblematico, un giocatore di Serie A che si è trovato in D e che non ha dato per scontato nulla. Con umiltà si è calato nella parte svolgendo un ruolo eccezionale. Se si pensa che sia più facile essere superiori quando scendi di categoria, vai incontro a delle difficoltà. Questo per dire che per  vincere ancora, anche in Lega Pro ci vogliono uomini, persone con valori umani importanti”.

E se poi arrivassero anche giocatori di qualità, tanto meglio. “Avere a disposizione i giocatori nuovi sarebbe un lusso straordinario. Il mercato però va fatto con pazienza. Antenucci, Evacuo, Cacia sono grandi giocatori: è chiaro che vorrei allenarli tutti, ma a questo ci pensa la società”. Anche perché Gigi Apolloni si guarda attorno e sa cosa lo aspetta: “La Cremonese, ad esempio, ha preso Tesser, un allenatore che per anni è stato in categorie superiori. Il Venezia, che ha scelto Inzaghi come allenatore e ha un direttore sportivo importante. Poi occhio a Reggiana, l’Alessandria”.

Niente miracoli, perché all’uomo che ha riportato in Parma tra i professionisti non piace sognare ad occhi aperti.  “Il calcio si gioca con testa cuore e gambe. I moduli non sono fondamentali, farò delle scelte in base ai giocatori che avrò. Ci vuole passione, dai miei ragazzi pretendo sempre concentrazione e determinazione, poi tanto impegno e corsa, intensità”.

Anche Apolloni strizza un al Cholo Simeone: non lo nomina espressamente ma quel calcio fatto di grande concentrazione e attenzione alla fase difensiva, per poi ripartire e fare male in contropiede, gli piace eccome. Più che a Simeone, però, Apolloni ama ispirarsi ad Antonio Conte, suo compagno in azzurro al Mondiale del ’94. “Ad esempio, la Nazionale si basa sulla forza della difesa. Costruire la difesa per attaccare, sfruttando le qualità dei giocatori. Antonio era un giocatore che aveva carattere e intelligenza, era straordinario sotto questo punto di vista. Ha subito infortuni difficili, ha reagito e ha giocato con carattere ad alti livelli. Quando c’era da scherzare e smorzare le tensioni era il primo. Era simpatico, scherzava con tutti, ma quando c’era da stare sul pezzo era il più pronto”.

E sul pezzo ci sarà sicuramente anche oggi, quando avrà la possibilità di battere la Spagna, che gli azzurri non riescono a sconfiggere proprio da quel mondiale americano, quando in campo c’erano loro due: Conte e Apolloni.  “Solo se si gioca da Italia possiamo vincere. Bisogna stare corti, avere attenzione e mantenere la distanza tra i reparti. Cercando di prenderli alti e aiutarsi l’un l’altro sia in fase di possesso che di non possesso, soprattutto. Raddoppiare, triplicare. La Spagna ha giocatori straordinari nel palleggio, non dobbiamo farli ragionare. Non permettiamo loro di prendere il campo, altrimenti ci fanno male”. In quell’Italia del ’94 il simbolo portava la maglia numero 10 e si chiamava Roberto Baggio. Oggi il leader azzurro ha tolto uno zero dalle spalle.  “Buffon, è l’emblema dell’Italia, ha una grande esperienza. Ha vinto un Mondiale oltre a un sacco di trofei”. E sopratutto la sua carriera è esplosa a Parma, il suo trampolino di lancio verso la serie A e la Nazionale. Un po’ come vorrebbe che fosse per sé anche Apolloni: un altro Gigi che sogna – questa volta sì – un futuro illuminato dalle luci del Tardini.

Guglielmo Trupo

Redazione

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