Il calcio per tornare a vivere, “anche se quei giorni di terrore non potrà cancellarli mai nessuno”. L’ex sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi torna sulla panchina del Trastevere, ambizioso club romano di serie D dal quale si era dimesso ventiquattro ore dopo quel terremoto che ha cambiato per sempre la sua vita. “Ci sono scene che tormentano tutte le mie notti”, rivela a gianlucadimarzio.com, “avevo deciso di smettere, poi una partita di mio figlio Federico, che gioca nell’Amatrice, in promozione, mi ha riacceso l’entusiasmo”. Ci son voluti quattro anni per tornare alla normalità: “Il terremoto ti lascia ferite difficili da rimarginare ma il calcio può essere una buona medicina”.
Nel ‘Trastevere Stadium’ non è cambiato nulla, ci sono ancora le sue cose conservate nello spogliatoio: “Avrei potuto allenare anche in C, ho avuto diverse proposte ma ho fatto una scelta di cuore. Questa è una società piccola ma importante, fatta di persone perbene”.
Primo giorno di lavoro. Pirozzi indossa di nuovo la sua vecchia tuta, uno sguardo al campo, il tempo sembra essersi fermato: “Vediamo se ricordo ancora come si fa”, dichiara sorridendo. Arriva il presidente Pier Luigi Betturri: “Sergio ha firmato un contratto a tempo indeterminato, lotterà per la promozione in serie C“. Figuriamoci se uno come lui può avvertire la pressione: “Calma pres, andiamo per gradi”. Ecco, il ghiaccio è rotto, finalmente torna a parlare da allenatore: “Saremo ambiziosi, non diciamo altro”.
E’ il momento del mercato: “La nostra squadra sarà composta esclusivamente da calciatori laziali, è il marchio di fabbrica del Trastevere, vogliamo valorizzare i giovani del territorio”. Niente moduli prestabiliti, l’ex sindaco di Amatrice non ama parlare di schemi: “Giocheremo col 5-5-5 di Oronzo Canà… così nessuno ci romperà le scatole con i numeri. I moduli si applicano in base ai giocatori, di certo nella mia squadra non vedrete mai un palleggio esasperato, il famoso ‘tiki taka’ poteva farlo solo il Barcellona di Guardiola, tutti gli altri sono surrogati. Forzature che fanno solo danni”.
Quattro anni lontano dal calcio anche se “adesso mi sarà più semplice gestire il gruppo, mi son ritrovato a coordinare gruppi di migliaia di persone durante l’emergenza figuriamoci se mi spaventa guidarne venti”.
Il tempo, le esperienze cambiano i punti di vista: “Probabilmente vedrò tutto con occhi diversi, riferirò ai calciatori le parole che disse Alex Zanardi in visita ad Amatrice, ‘Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa’". Inizia così la seconda vita di Sergio Pirozzi. Dalla sua più grande passione.
Fabrizio Caianiello
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