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Piacere, Mr International: Éder, storia di un eroe per caso

Lo chiamano “Mr International”. Figlio di un passaporto pieno di timbri e una “famiglia in tutto il mondo”.  Viaggi. Un fratello, tre sorelle. Tra l’Africa, il Portogallo e Wolverhampton: “Una studia lì, l’altra ha vissuto in Inghilterra’. Giramondo, Ederzito. Per tutti Eder. Che non è il nostro, eh. Ma l’eroe del Portogallo. Quasi per caso. Un po’ come quel film con Dustin Hoffman. Quello in cui Bernie – un ladruncolo come tanti – salva una serie di persone da un aereo e neanche se ne accorge. Soltanto che poi, alla fine, la gloria se la prende un altro. Colpa di una scarpa traditrice, buttata lì in quel taxi dopo aver salvato tutti. E John Bubber, furbo, colse l’occasione.

Stavolta, però, l’eroe per caso viene dalla Guinea e ha un bel 9 sulle spalle. Storia rivisitata, nessun Andy Garcia a rubargli la scena. E la scarpa – meglio, lo scarpino – verrà conservato per sempre a casa sua. “Tu, entra e segna”. Ronaldo aveva previsto tutto. “Io Cris? Avrò giocato 50 minuti in questo Europeo…”. “Tu, tu. Sarai decisivo”. Fiducia, adieu France e Portogallo Campione d’Europa per la prima volta nella storia. Proprio grazie a lui, il 9. Il centravanti, la punta. Roba che i lusitani non l’hanno mai avuta. O quasi (Pauleta, Nuno Gomes). Stavolta, però, un 9 decisivo, come non mai. First time for Eder, Mr International. Che invece, in Nazionale, aveva segnato solo 3 volte (anche all’Italia di Conte, in un’amichevole del 2015 vinta 1-0). Mentre nel 2016 fu fischiato durante un’amichevole e criticato da mezza stampa portoghese.

Oggi Eder gioca nel Lille, ma 10 anni fa giocava in Serie B col Tourizense: “Andai lì per un provino, mi presero subito”. Merito di due spalle belle larghe. Alto alto Eder, un armadio. E ieri si è visto. Infanzia dietro ad un pallone, tutta in Portogallo:Ho sempre giocato a calcio nelle strade”. Cresce in un collegio, a 2 anni è già in Europa: “Com’è vivere in Guinea? Non me lo ricordo, ero troppo piccolo”.

Poi, qualche tempo dopo, l’approdo all’Academica di Coimbra: “Ho vissuto momenti fantastici, abbiamo vinto la Coppa”. Pochi gol però, mai più di 7 stagionali: “Lavoravo molto per la squadra, poi ho subito un paio di infortuni…”. L’exploit al Braga: “Ho giocato in Champions, grazie allo Sporting sono andato ai Mondiali”. Tre presenze in Brasile, poi 10 gol l’anno successivo. Arriva la Premier League: “Noi portoghesi sappiamo tante cose sul campionato inglese”.

Merito di CR7, tanti consigli. Allo Swansea, però, Mister International non rende. Qui piove molto, c’è tanto vento. E’ difficile abituarsi”. 15 presenze, neanche l’ombra di un gol. Eder, classe ’87,  non vuole sprecare l’ultimo treno: c’è il Genoa, è tutto fatto per il ruolo di vice-Pavoletti. Ma alla fine arriva Matavz in prestito dall’Augsburg. Sliding doors. Eder sposa il Lille, segna 6 gol, si guadagna il riscatto e parte per la Francia. Proprio lui, l’oriundo che abbracciò la causa lusitana soltanto nel 2011. Matavz, invece, non ne segna neanche uno e torna in Germania con tanti rimpianti. Ruota che gira. Poteva essere, ma non è stato. Ora Eder è l’eroe di Portogallo. Quasi per caso, come Dustin Hoffman. E stavolta guai a rubargli lo scarpino della vittoria.

Francesco Pietrella

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